Il Messaggero, 24 aprile 2017
Donald verso i primi 100 giorni di mandato. «È il presidente meno popolare della storia»
NEW YORK La luna di miele di Donald Trump non è mai cominciata. Un sondaggio del Washington Post rivela che ad una settimana dalla celebrazione dei 100 giorni del nuovo mandato, il presidente americano non ha guadagnato un solo consenso su un elettorato profondamente diviso.
L’indice di gradimento tra un campione di elettori molto simile a quello che è andato alle urne a novembre è al 42%, con il 53% di opinioni sfavorevoli. Non c’è un altro leader nazionale nella storia dei sondaggi, il cui conteggio è iniziato al tempo di Dwigth Eisenhover, che sia arrivato alla prima primavera con un punteggio così basso.
LO ZOCCOLO DURO
Nell’opinione della maggioranza degli americani, Donald Trump è il peggiore presidente della storia statunitense. Altrettanto incrollabile però è il suo successo tra chi l’ha votato. C’è uno zoccolo duro di elettori, che gli analisti valutano al 34%, i quali sembrano essere inossidabili alle tante polemiche che hanno accompagnato finora la presidenza Trump. Interrogati su come il leader del paese ha risposto alle loro attese e se ha realizzato quanto aveva promesso, i fedelissimi rispondono compatti (92%) che la loro fiducia è intatta, e che sono perfettamente soddisfatti dell’andamento della nuova amministrazione.
Il vaglio impietoso della matematica dice che Trump a più di tre mesi dall’insediamento non è riuscito a riscuotere una sola vittoria al congresso, a dispetto della maggioranza che i repubblicani vantano nei due rami del legislativo. Il piano della controriforma sanitaria è stato ritirato in assenza di fronte alla fronda interna che prometteva di affossarlo; quello della ristrutturazione del sistema fiscale è ancora lontano all’orizzonte.
Trump a sorpresa ne aveva promesso la presentazione per mercoledì prossimo; ieri il direttore dell’ufficio bilancio Mulvaney ha specificato che dopodomani sarà annunciata la filosofia ispiratrice, ma per il dettaglio delle aliquote bisognerà a spettare almeno fino a giugno. L’unica affermazione che la squadra di governo ha incassato è il voto di conferma al senato del giudice di corte suprema Neil Gorsuch, e anche questa è stata ottenuta al caro prezzo di dover abbassare il quorum (da 60 consensi a 50), per poter sconfiggere l’ostruzionismo democratico.
I DECRETI
Trump ha cercato di opporre all’inedia parlamentare un’attività frenetica della Casa Bianca nel compilare i decreti presidenziali che poi lui firma con grande ritualità mediatica. È così che ha aggirato il dibattito politico per delegittimare l’ente per la protezione ambientale e annullare il trattato Trans Pacifico di libero scambio. Ma anche su questo terreno di incontrastato potere amministrativo, ha incrociato le obiezioni dei tribunali che hanno invalidato i suoi due ordini per il blocco temporaneo dell’immigrazione dai paesi a sospetto di terrorismo. L’immagine che l’amministrazione proietta è quella di una squadra profondamente divisa da feudi personali, assediata in difesa contro le fughe di notizie, imbarazzata dalle frequenti gaffe di molti funzionari. In questo quadro poco rassicurante, Trump era riuscito nelle ultime due settimane a far impennare i sondaggi con le bombe lanciate sulla base aerea siriana, e poi con i muscoli mostrati nella crisi nord coreana. Ma l’eco delle bombe si è spento in fretta, e si è portato via i pochi punti di rating che avevano prodotto.