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 2017  aprile 22 Sabato calendario

Cari maschi, le donne fanno sesso come noi

Nella popolare “Enciclopedia della donna” uscita a fascicoli nei primi anni Sessanta (quando le edicole erano, insieme alla televisione, il motore della cultura di massa) c’era proprio tutto. Come si cucina, come ci si veste, come ci comporta in società, come si educano i figli, come si curano i gerani al davanzale e come si sopporta “con il sorriso sulle labbra” un marito scorbutico o loffio o entrambe le cose. Mancava, a quel grande trattato sulle femmine e per le femmine, solo una voce. E non una voce qualunque. La sineddoche per eccellenza, la parte per il tutto: la fica. Bisillabo che pronunciato dai maschi risulta essere, nella quasi totalità dei casi, il più strumentale e volgare (perché strumentale) degli epiteti, o dei molto presunti “complimenti”, la riduzione della persona femmina al suo utilizzo sessuale. Ma detta da una femmina, che la tratta (perché sta trattando se stessa) come natura incarnata, come felicità di sé, unico fascicolo omesso, e non per caso, di una sterminata opera che pretendeva di essere enciclopedicamente femminile: allora “fica” diventa tutt’altra cosa. Diventa ciò che è: organo sessuale atto non solamente alla riproduzione ma anche al piacere, alla conoscenza e alla libertà – tremenda e magnifica parola.
È questo l’incipit di Enciclopedia della donna. Aggiornamento, romanzo quasi breve di Valeria Parrella (Einaudi). Romanzo concettuale (ha la forza polemica di un pamphlet) ma romanzo, insomma letteratura: cosa importante da dire, e da ripetere, per non incorrere nella confusione tra linguaggi strutturalmente diversi quali la saggistica e la narrativa. Anche se spesso porzioni significative delle due sfere d’espressione coincidono, un narratore e un intellettuale non sono la stessa cosa.
Romanzo, dunque. La protagonista è Amanda, che è attorno ai cinquanta e dunque è nata e cresciuta nel cuore del più memorabile evo di libertà lungo i secoli, almeno in Occidente: la seconda metà del Novecento. Sua madre prendeva la pillola anticoncezionale (ancora proibita, come tante altre cose), suo padre difendeva le donne che lavorano, e «tutto il resto dell’umanità doveva star andando per forza nello stesso senso della rivoluzione dei miei genitori: tutti senza mutande, senza pregiudizi, senza tabù, agli uomini e alle donne piace fare la stessa cosa, fare l’amore, toccarsi, baciarsi, venire».
È la nonna di Amanda a regalare alla madre la famigerata Enciclopedia, prontuario asessuato per mogli e fanciulle; la trasmissione madre-figlia, si sa, è la più micidiale garanzia delle tradizioni, comprese le più fruste, le più castranti. La madre di Amanda, che è una ragazza emancipata, non tiene in grande conto quel malloppo di virtù remissive; la bambina, invece, si perde nelle pagine illustrate, si siede a cavalcioni dei volumi rilegati arrivando a coglierne l’eros nascosto. E diventata grande decide (omaggio a madre e nonna!) di stilare di suo pugno il fondamentale fascicolo di aggiornamento, forte di esperienze sessuali plurime e rivendicate: e raccontate proprio come se fosse un maschio.
La conclamata uguaglianza trova, in queste pagine, una forma narrativa che è al tempo stesso sfrontata e “normale”. E questa normalità del sesso è forse l’aspetto più “scandaloso” del libro di Parrella, perché la sua Amanda non ha trasalimenti né pentimenti né rovelli speciali da raccontarci, non la densità psicologica dei Monologhi della vagina, non la voluttà stremata di molta letteratura erotica “al femminile”, non la carnalità esibita e ossessiva del porno. È come se per lei la rivoluzione intuita da bambina e poi da adolescente avesse semplicemente vinto e fosse divenuta prassi, e in quanto prassi linguaggio corrente, e gli slogan di uguaglianza, gli “io sono mia”, avessero perduto ogni nota di sfida, perché bastava, in fondo, prendersela, quella libertà, e farlo, il sesso, nella stessa maniera incontrastata, pulita con la quale si mangia, si beve e si vive.
Non è andata esattamente così, lo sappiamo, e i contraccolpi della liberazione femminile sono così profondi, e feroci, da essere la prima causa della tremenda guerra delle società patriarcali contro le donne “scostumate”, o smutandate, come direbbe Amanda. Da noi il femminicidio (neologismo un poco notarile, eppure spietatamente preciso), altrove nel mondo la sanguinaria revanche (soprattutto islamista) contro l’autonomia femminile in ogni sua forma, dal diritto di studiare a quello di scegliersi uno sposo, o magari nessuno sposo. La “fica” è evasa dalla sua galera, e carcerieri di ogni risma, in tutto il mondo, la stanno cercando per punirla, e riportarla in cella.
Ma questo lo sa il lettore e non vuole saperlo Amanda, che tesse il suo racconto in modo che nessun varco sia concesso al vento nero dei tempi, ben più cupo e punitivo di quello, carico di promesse, in cui quella bambina cavalcava l’Enciclopedia della donna per domarla, e guidarla negli infiniti pascoli del libero amore.
Quello che importa, ad Amanda, è dire che femmine e maschi sono veramente uguali; vogliosi; curiosi; infedeli; e dirlo attraverso una teoria nemmeno troppo lunga di incontri sessuali, di amanti notevoli e trascurabili. Quello che importa ad Amanda è completare veramente l’Enciclopedia della donna, perché è solo l’ultima pennellata, apparentemente la più “bassa”, quella che davvero illumina il volto. Senza l’eros la vita non ha sguardo.
La scrittura di Parrella non è compiaciuta o peggio ammiccante. È, come detto, leggera e sicura, come il passo degli amanti che vanno a incontrarsi, anche perché scevra da some “morali” e consapevole di esserlo. Magari la conta delle imprese rischia, nel trascorrere delle pagine, qualche monotonia da collezionista, e addirittura il narcisismo del maschio. Ma è la prova definitiva, quest’ultima, che le donne sono identiche agli uomini.