la Repubblica, 22 aprile 2017
Atlante torna alle origini. Investe sulle sofferenze e muove anche su Siena
MILANO Il fondo Atlante torna al lavoro su Mps, e pone le basi per togliere dai bilanci di una decina di banche italiane malmesse, circa 45 miliardi di euro di crediti inesigibili a fronte di loro cartolarizzazioni di sofferenze. Uan cifra che ammomta a oltre un quinto del poco invidiato record europeo sugli Npl, con un “effetto leva” del 22-23% sugli ultimi 2,2 miliardi di euro rimasti ad Atlante II.
Con i 4,9 miliardi ricevuti nel corso di un anno – due terzi finiti a tamponare i crac patrimoniali imminenti di Vicenza e Veneto Banca – i proclami di diventare «il Tarp italiano» (spesi un anno fa nei calci d’avvio al Tesoro quando si accomunava il fondo a quello che ha salvato gli Usa dal crac Lehman), si sono rivelati una chimera. Tuttavia il bilancio potrebbe essere meno amaro, se come sembra Atlante avrà dato un contributo decisivo allo Stato per risolvere i dossier Siena e banche venete, e ai fondi consortili per uscire dalla costosa impasse della vendita delle quattro banche ponte e delle tre oggi in crisi (le Casse di Cesena, Rimini e San Miniato) per indirizzarle verso Cariparma. Tutto questo investendo un paio di miliardi in tranche junior (le ultime al rimborso con il monte crediti recuperato) e mezzanine (rischio intermedio e cedola annua) degli istituti.
«Aumentare la leva», è il mantra che Alessandro Penati ripete alla sua squadra da febbraio, da quando si sono capite due cose: che di soldi dai quotisti non ne sarebbero arrivati altri, e che la ricapitalizzazione delle due banche venete l’avrebbe fatta lo Stato perchè così gradivano le istituzioni sovranazionali. A quel punto Quaestio ha buttato il cuore di Atlante II sulle sofferenze, pescando dall’ingegneria finanziaria tutti i modi legittimi e accettati dalle autorità per ampliare la portata dei 2,2 milardi rimasti. Per “aumentare la leva” si è puntato in quasi tutte le operazioni sull’emissione di tranche mezzanine nell’impacchettamento di sofferenze: quelle dove si può moltiplicare fino a 20 volte il valore nominale acquistato, mentre le obbligazioni junior non vanno oltre le 10 volte. Altro meccanismo sono il finanziamento a termine di alcuni veicoli di cartolarizzazione (se ne parla per gli Npl delle tre banche ponte comprate da Ubi, dove il fondo investe oltre mezzo miliardo, per comprare anche incagli e tutto il mezzanino), la ricerca di partner, come si prova sul dossier Cariferrara. L’altra “trovata” allo studio è la scissione parziale delle sofferenze, che riassegna ai soci la tranche junior di una fetta dei crediti malati e potrebbe consentire di passare indenni tra l’incudine della Bce e il martello dell’antitrust europeo sulle partite Montepaschi (27 miliardi di sofferenze) e Veneto & Vicenza (9 miliardi complessivi). Qui lo schema di lavoro è simile, e viene messo a punto insieme al Tesoro che a cavallo dell’estate risanerà le tre banche – ma le due venete saranno fuse – con una decina di miliardi di capitale: scissione parziale di una parte delle sofferenze – potrebbe essere vicino a un quarto del totale – da assegnare ai soci; creazione delle società veicolo che acquistino la parte restante dei crediti in mora, con Atlante in maggioranza al 51% della tranche rischiosa. Questo perché assegnare la maggioranza delle note junior ai privati è condizione di base per avere la garanzia statale sulle tranche senior meno rischiose (lo impone il decreto che ha recepito le norme sulla ricapitalizzazione precauzionale di Stato). In una ridda di riunioni tra Roma, Bruxelles e Francoforte (giovedì l’ultima alla Bce) i dirigenti del Tesoro, i consulenti, i vertici di Atlante e i banchieri di turno testano la tenuta delle nuove regole comunitarie sui salvataggi bancari e le loro eccezioni. Ma proprio sulle due banche venete, dove la società veicolo per comprare le sofferenze è già stata costituita, c’è stata un’accelerazione e e si spera di poter chiudere il dossier tra poco più di un mese.
Proprio ieri Quaestio, che gestisce Atlante, ha rafforzato l’assetto. Il banchiere Massimo Tosato ha acquistato il 10% di Quaestio Holding (che controlla la Sgr), e diventa ad della Sgr a capo degli investimenti, di fianco all’altro ad Paolo Petrignani che resta capo dei fondi Atlante e della governance. Penati diventa presidente di Quaestio Holding. Tosato ha comprato da Fondazione Cariplo, rimasta col 27,6% della holding, mentre da ieri i manager col 32% la scavalcano.