la Repubblica, 22 aprile 2017
Veleni sul caso Anac, finisce sotto accusa l’operato di Boschi
OTTAWA La toppa alla fine Palazzo Chigi l’ha messa. «Ma questa storia è stata gestita come peggio non si poteva, non dovevamo uscirne così», il premier Paolo Gentiloni in privato fa ancora fatica a sbollire l’irritazione – per usare un eufemismo – provocata dal caso Cantone. Che ha finito per perseguitarlo nella tre giorni americana conclusa ieri a Ottawa al fianco del primo ministro Justin Trudeau, rovinandogli soprattutto la giornata clou di giovedì del faccia a faccia con Trump.
Caso forse chiuso per il governo col ripristino dei pieni poteri di vigilanza al capo dell’Anac, ma che rischia di logorare i delicati rapporti tra il premier e la “sua” sottosegretaria Maria Elena Boschi. Perché è su di lei che ricadono i poteri di coordinamento dei testi e la responsabilità sugli uffici legislativi. È lei che come sempre ha gestito il pre-Consiglio del 13 aprile in cui si è consumato il caso. Risponde a lei adesso l’Ufficio legislativo guidato da Roberto Cerreto. Dato che tanta parte hanno avuto proprio i “tecnici” nella pratica trasformatasi in incidente. Quando Gentiloni, esplosa la grana, ha preteso chiarimenti, la risposta a quanto pare non ha contribuito a calmarlo. La Boschi – che nella vicenda avrebbe goduto della sponda politica della ministra ai Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro ha spiegato al presidente del Consiglio che per stralciare la norma avrebbe fatto leva sul parere del Consiglio di Stato. Ma se anche fosse stata questa la ratio, ha ragionato Gentiloni coi suoi dall’altra parte dell’Oceano, perché “Maria Elena” non l’ha comunicato alla Presidenza? Tanto più che la vicenda aveva un evidente rilievo politico. Confermato dal terremoto che ne è seguito. E ancora, dettaglio non secondario che il premier vorrebbe chiarito: nella relazione che accompagna il codice sugli appalti, i poteri di Cantone non risultano affatto intaccati. Salvo poi arrivare all’articolo 2 del testo e ritrovarli ridimensionati. Come se qualcuno avesse voluto evitare di accendere un riflettore sulla norma abrogata.
Il fatto è che l’incidente è solo il più grave ma non il primo di questo filone molto interno a Palazzo Chigi. Già un paio di mesi fa due autorevoli ministri si sono presentati nello studio di Gentiloni per protestare proprio contro la “collega” Boschi, che in più di una circostanza sarebbe intervenuta su provvedimenti di loro competenza senza alcuna comunicazione ai diretti interessati. Come se sugli atti necessitasse il “visto” della sottosegretaria.
«Con Raffaele è tutto chiarito», ripete Gentiloni ai ministri che hanno chiesto lumi. E il ripristino del comma lo confermerà. Ma l’incidente resta. Matteo Renzi e il fedelissimo ministro allo Sport Luca Lotti l’hanno presa malissimo a loro volta. I renziani alla Esposito non a caso hanno tuonato («Una vergogna»).
Gentiloni punta a derubricare il tutto a incidente tecnico. Non ci sarà una istruttoria interna. Ma i rapporti e forse gli equilibri dentro Palazzo Chigi da oggi non saranno più gli stessi.