la Repubblica, 22 aprile 2017
L’amaca
LA vita e la morte di Xavier Jugelé, il poliziotto parigino, attivista gay, ammazzato l’altra sera da un sicario dell’Isis, sembrano fatte apposta per smentire l’idea (piuttosto corrente) di un Occidente imbelle perché debosciato e orfano della Tradizione, della Fede, della Famiglia, e per questo destinato a soccombere al jihadismo.
Xavier era omosessuale ed era in divisa, portava le armi nel nome della Repubblica, per la Repubblica è morto riverso nel suo sangue. L’associazione tra omosessualità e debolezza morale, tra libertà dei costumi e arrendevolezza, non è solamente tendenziosa: è anti-occidentale. Può tornare buona per un imam gravemente provinciale; non per un europeo di decente cultura. Ripassino Omero e Virgilio, come a scuola, quelli che temono la “svirilizzazione” dell’Occidente, quelli che lo dipingono decadente, effeminato, ripiegato sui propri vizi, incapace di combattere e di cadere per una buona causa. Achille e Patroclo, Eurialo e Niso (coppie celebri) erano guerrieri; la cultura e l’arte classica nel corpo maschile incarnarono l’estetica del valore. In un ipotetico corteo post-bellico, quando l’Isis, speriamo presto, sarà sconfitto, tra i combattenti per la libertà una Brigata Gay avrebbe un posto significativo.