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 2017  aprile 23 Domenica calendario

Le giravolte spericolate sulla bravura di Allegri

Massimiliano Allegri è nel miele fino al collo. Superato il Barça come sappiamo era inevitabile. Per bilanciare il dolce, dovrebbe rileggersi i giornali di un po’ di tempo fa o riascoltare trasmissioni televisive. Prima, Allegri era semplicemente un continuatore del lavoro di Conte. Nessuna variante, nessuna invenzione. Gli scudetti arrivavano, ma dov’era il gioco? Scarsa personalità del tecnico: se teneva in panchina Dybala o Higuain era segno che non li sapeva gestire. E se aveva una variante (4-2-3-1, tanto per dire), non dava garanzie. Sì, te la puoi permettere con l’Empoli, ma voglio vedere in Champions con gli squadroni. A quanto pare funziona anche con gli squadroni. Merito di Allegri è di aver trasformato in definitiva una formula che sembrava provvisoria, grazie anche a giocatori che ne assecondano le richieste. La Juve di oggi un po’ ricorda l’Inter di Mourinho, con Milito che faceva il mediano ed Eto’o il terzino. Finché a Mandzukic e Cuadrado fa bene fare il tuttocampista più dell’attaccante, nessun problema. L’abilità di un tecnico si misura anche dalla capacità di proporre, o imporre a un calciatore anche compiti che non gli piacciono o non sente suoi. Credo che Mandzukic preferirebbe giocare più minuti vicino all’area avversaria che alla propria, ma come Garibaldi risponde “Obbedisco”: in fondo, meglio così in campo che cosà in panchina. Allegri non ha inventato il 4-2-3-1 ma è sorprendente che l’abbia scelto come più adatto ai giocatori che aveva. Diamogli il merito, fermo restando che per conto mio una squadra di Allegri (quello di Cagliari, ad esempio) dovrebbe essere impostata sul 4-3-3. Anche Antonio Conte, tra le soddisfazioni torinesi e quelle londinesi, potrebbe rileggere o risentire servizi in chiave azzurra. Il succo: il Ct ha fatto tutto il possibile, bisogna capirlo, c’è poca scelta, ci sono troppi stranieri e pochi italiani giocano nel nostro campionato. Il seguito del succo: Conte lascia la Nazionale, arriva Ventura e i giovani italiani spuntano abbondanti come i funghi dopo la pioggia.
Abbondanti anche le piste da seguire a Dortmund dopo l’attentato (bombe, un calciatore ferito) e il conseguente rinvio della partita col Monaco. Prima pista, ovvia: l’Isis, che ha dimostrato di non amare il calcio, né gli stadi, né l’Europa in particolare. Seconda pista: i tifosi del Borussia. Pista che si biforca: sospettati quelli dell’ultradestra, da cui il club aveva preso nettamente le distanze, sia quelli dell’ultrasinistra, per cui il club non aveva preso abbastanza nettamente le distanze da quelli dell’ultradestra. Gli investigatori arrivano a una conclusione, ed è una vicenda che non sarebbe venuta in mente neppure a Woody Allen. A ideare il piano e mettere le bombe un 28enne russo, con doppio passaporto. Il suo scopo: guadagnare circa 4 milioni di euro facendo crollare, grazie all’eliminazione fisica di alcuni calciatori, il titolo del Borussia. Un po’ pesantuccia, come speculazione di Borsa. Pesantuccia, ma in fondo se l’è andata a cercare, anche la condanna inflitta a Moncef Khemakhem, presidente della Cs Sfaxien, serie A tunisina, club con una buona tradizione, otto titoli nazionali e quattro panafricani. Il 1° marzo durante la gara vinta 3-2 con l’Etoile du Sahel, per protestare contro un rigore a sfavore era andato a pizzicare sulle natiche uno dei guardalinee. E alla fine aveva mordicchiato l’orecchio sinistro dell’arbitro e poi pizzicato una guancia. Per lui una multa di circa 12mila euro. Poi, per “comportamento pericoloso e antisportivo, offesa al pudore, violazione della decenza e gesti osceni verso l’assistente arbitrale”, è stato squalificato a vita. Fonte: Gazzetta.
Su SW una scoperta: Candreva ha due tatuaggi sulle gambe, sotto il ginocchio, in genere coperti dai calzettoni. Sulla destra c’è scritto “Panta”, sulla sinistra “Rei”. Eraclito sa che tutto scorre, anche questo, ma sentitamente ringrazia. Sempre su SW un’interessante intervista a Dario Hubner, conosciuto come “Tatanka” perché il suo modo di giocare, potente e sgraziato, ricordava il bisonte. Oltre che per i gol, e ne ha segnati tanti, in A ma anche nelle serie minori (58 in 64 partite con la maglia della Orsa Corte Franca) è famoso per il numero di sigarette che fumava e per una quotidiana presenza di uno o due bicchierini di grappa nel suo menù, non propriamente da atleta. Spiegazione dell’interessato: «Da ragazzo bevevo gli amari, poi il medico sociale della Pievigina mi ha detto che erano veleno. Allora mi sono dato all’acquavite barricata». Scelta ineccepibile, tranne che per un allenatore. Forse solo Scopigno l’avrebbe approvata. Hubner, attaccante da combattimento, rievoca con simpatia gli scontri con Montero. «Quello con cui ci siamo menati di più, erano botte per 90 minuti, ma nessuno osava lamentarsi: gomitate, calcioni, spinte. A fine partita ci abbracciavamo e ci scambiavamo le casacche». Non so se Hubner abbia usato la parola casacche, mi sembra improbabile. Ha smesso di giocare a 43 anni, nel 2010. Risulta residente a Passarera, frazione di Caperignanica, vicino a Crema. Resta un grande.