la Repubblica, 23 aprile 2017
La Woodstock sudista conquista Pontida. «Meglio noi di Salvini»
PONTIDA «Vuole un dolce tipico terrone?». L’antagonista Antonio, da Pozzuoli, porge il vassoio con i babà. «Dodici ore di pullman, ma si sono mantenuti. Assaggi!». Giuliana, che è di Ambivere e da un sentiero laterale è appena scesa sull’ “altro” pratone assieme a quattro amiche, accetta, ringrazia, e addenta. «Voi avete una città bellissima!», sorride a bordo palco mentre i 99 Posse e Tonino Carotone scaldano l’ugola. Antonio: «Benvenute a casa vostra». A 200 metri dal luogo dove va in scena questo gioioso festival dei “terroni a Pontida” – giornata comunque storica che celebra nella tana del lupo l’orgoglio meridionale e antirazzista in risposta alle incursioni napoletane di Matteo Salvini – l’antica scritta leghista “Padroni a casa nostra” è scomparsa. Cancellata preventivamente dagli stessi militanti del Carroccio per evitare l’onta dello sfregio formato spray. Si temevano incidenti, provocazioni; Pontida si era blindata con ordinanza coprifuoco del sindaco Luigi Carozzi che nemmeno l’ “arrivo dei lanzichenecchi” (De Magistris dixit, che ha twittato “Terroni di tutto il mondo uniamoci”); tutto chiuso, dai negozi al cimitero che è lì, al confine con la spianata d’erba di proprietà delle Ferrovie dello Stato, lo spazio concesso infine, dopo i tentativi di sminare l’invasione meridionalista, agli organizzatori del concertone. E invece persino le bombolette coloranti sono rimaste a riposo. Zero problemi di ordine pubblico: solo musica, ironia, sfottò. Tremila persone secondo i promotori del centro sociale napoletano Insurgencia (1.500 per la questura). Melodie e balli sotto il sole padano per oltre sei ore, dalle 14 alle 20.30. «Era da 15 anni che sognavo questa giornata si compiace Egidio Giordano, leader di Insurgencia -. Se Salvini viene a Napoli genera rabbia tra la gente. Se invece veniamo qui noi le persone partecipano alla nostra festa». In effetti, al netto dell’ordinanza del sindaco e delle «pressioni della Lega per cercare di fermarci», il prima e il durante sembrano due fasi distanti anni luce. Il clima è davvero di festa: nessuna testa calda a guastare. «Si aspettavano un nostro passo falso. Invece – grandeggia Teo, centro sociale Pacì Paciana di Bergamo – col sorriso abbiamo liberato Pontida dalla schiavitù della Lega». Magliette in vendita sotto i gazebo: «Terroni del nord», “Festival antirazzista Pontida 2017”. Gettonatissima la t-shirt verde e bianca con scritto “Pontida antirazzista”. La indossano gli immigrati africani e i ragazzi dei movimenti: sono arrivati da Napoli (trasferta in autobus per 200), Milano, Torino, Parma, Padova, Vicenza, Trento, Treviso, Venezia, Ancona. E Bergamo. Tra salamelle che friggono e i babà a domicilio si aggira Eleonora De Majo, la consigliera comunale napoletana di Dema, quella della lite via fb con Salvini. «Ringraziamo i cittadini del nord – meridionali e non che sono venuti qui a festeggiare con noi».
Tonino – come Carotone – è originario di Battipaglia ma abita da anni a Pontida. Lo fanno salire sul palco. «Come poteva pensare Salvini di venire a Napoli dai “colerosi” e “terremotati” e prendere applausi?». Un anziano espone il tricolore sul balcone, esce fuori e ringrazia. «Noi vogliamo unire, non dividere». Sul palco a un migrante africano scappa un grillesco “vaffa...” destinato al segretario federale del Carroccio. Pontida nuova era. Adesso che la Lega è diventata un partito nazionalista i terùn hanno rovesciano il mondo, e si sono presi Pontida.