la Repubblica, 23 aprile 2017
L’amaca
Macron dice di puntare “sugli ottimisti”, ed è un azzardo che quasi commuove: quello degli ottimisti è il più disperso, il più minoritario dei popoli, e puntare su di loro rischia di valere, in termini elettorali, quanto cercare l’appoggio dei giocatori di cricket o dei baritoni. Gli ottimisti sono falcidiati dalla crisi economica, dalla crisi sociale, dalla crisi climatica, dalla crisi… (riempite i puntini), dal terrorismo e da tutte le tristi cose che ripetiamo a noi stessi quasi ogni giorno.
Le ripetiamo, le tristi cose, un poco perché ahimé sono vere, un poco perché abbiamo perduto la capacità di sognare il cambiamento, e di sognarlo a costo di raccontarci qualche frottola, le meravigliose frottole (tipo: il socialismo) che la politica fu capace di raccontare per secoli, tenendoci molta compagnia e a volte riuscendo addirittura a migliorare le cose. Ora la frottola nella quale credere è che ci siano, per esempio in Francia, tanti ottimisti quanti ne bastano per vincere le elezioni. Gente disposta a non avere paura quando prende il metrò, a credere che l’economia possa raddrizzarsi e le ingiustizie scemare, addirittura a confidare nell’Europa. Secondo i sondaggi si tratta di una dozzina di francesi al massimo. Fortuna che i sondaggi a volte sbagliano.