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 2017  aprile 23 Domenica calendario

«Road to Tokyo», la ginnastica azzurra fa leva anche su tv e serie web

L’Italia della ginnastica artistica atterra timidamente nelle finali dell’Europeo di Cluj-Napoca, che si chiude oggi in Romania con Lara Mori al corpo libero a caccia del podio. Out Sofia Busato per infortunio, e sul suo volteggio si puntava, l’Italia gioisce per il 6° posto di Martina Maggio nell’all-aroud, e nessuno si aspettava molto di più.
Le Nazionali
Chiusi i Giochi di Rio, le due Nazionali azzurre, quella maschile e quella femminile, hanno iniziato un percorso di ricostruzione e l’Europeo, che negli anni dispari prevede l’assegnazione solo di titoli individuali, è servito a fare esperienza internazionale. Questo portano a casa gli azzurri dalla città a 440 chilometri da Bucarest, nella patria di una delle più luminose stelle della ginnastica, quella Nadia Comaneci che coi suoi 10 a Montreal 1976 traghettò la disciplina in una nuova era. «È una fase di lavoro intenso che porterà frutti negli anni», esordisce Enrico Casella, 60 anni, tecnico della Nazionale femminile. Lui, ingegnere nucleare ed ex rugbista, lavora a Brescia, nella sede della Brixia, fondata nel 1984 e anche quartier generale azzurro: «Le atlete con più esperienza sono out per motivi fisici o per recupero mentale, così lavoriamo su Tokyo. Sono cambiati i criteri di qualificazione per il 2020, dove ogni squadra porterà quattro ragazze in gara su tutti gli attrezzi, ciò significa costruire ginnaste generaliste e con alte prestazioni». Alle quattro generaliste, si potranno affiancare una o due esterne e specialiste: una di queste potrebbe essere l’eterna Vanessa Ferrari, che, in fase di recupero dall’intervento al tendine, è ancora forte alla trave e al corpo libero, e che in questi mesi fa da tutor alle azzurre del domani. Così il progetto “Road to Tokyo” prende forma nella quotidianità, nella pazienza di questo omone che lavora sodo e gira l’Italia laddove gli viene segnato un nome da portare alla ribalta: «Il sudore, la fatica premiano sempre: in palestra ci sono alcune atlete del 2003 – Giorgia Villa, Elisa Iorio e le gemelle Asia e Alice D’Amato – che hanno fatto cose egregie nelle prime prove internazionali dell’anno e su cui puntiamo in vista del Mondiale 2019, qualificante per Tokyo».
Fase di ristrutturazione profonda anche per l’artistica maschile, neppure presente all’Olimpiade di Rio. Il nuovo direttore tecnico, Giuseppe Cocciaro, parte da alcuni ragazzi già di buon livello: Marco Lodadio, Stefano Patron e Lorenzo Galli. «Il mio compito – spiega il neo allenatore – è valorizzare gli juniores per dare un futuro alla Nazionale e girare nelle accademie sparse in tutto il Paese per scovare nuovi talenti».
La Federazione
Da parte sua l’organismo che sovrintende a tutto il settore cerca di mettere tecnici e atleti nelle condizioni migliori per allenarsi e crescere: «Sono già stati stanziati i fondi – dice il neo presidente Gherardo Tecchi – per rinnovare pedane al corpo libero e per dotare alcune palestre dell’attrezzatura completa, che vale 100mila euro». La Federazione ha rinnovato i vertici a dicembre: «Sono un imprenditore – continua Tecchi – e questa è la mentalità che voglio portare: inizieremo a rimodulare la formazione dei tecnici perché eventuali piccoli errori poi incidono a lungo e in modo significativo su preparazione e risultati», potendo contare su un bilancio da 9,6 milioni di euro, in crescita rispetto ai 9,1 milioni del 2013 (+5,3%). Nell’ultimo quadriennio sono lievitati anche il contributo del Coni (da 5,3 a 6 milioni, +13%) e le risorse destinate all’attività sportiva (da 6 a quasi 7 milioni, +16%) a testimonianza di un buon fermento. Le voci che hanno segnato il passo sono quella degli sponsor (il dato 2016 a 181mila euro risente del fatto che la quota di Freddy è stata contabilizzata tutta nel 2015) e la quota delle tessere: 3 milioni nel 2013, 2,8 milioni nel 2016 (-8,6%). Conferma il presidente: «Nel 2013 contavamo oltre 136mila atleti che son scesi a 117mila nel 2015 ma speriamo, grazie al traino dei Giochi 2016, di risalire e il trend del 2017, che procede a una media di 600 tesserati a settimana, ci fa ben sperare».
A caccia di nuove risorse
Il nodo del Paese e di tutti i suoi gangli, sport di eccellenza compreso, è quello delle risorse, da trovare seguendo nuove strade. Dopo le cinque, fortunate stagioni della serie “Ginnaste-Vite parallele” su Mtv, la Federazione, anche su input del dt Casella, ha inventato la web serie “Fate”, dieci video sulle atlete che sognano Tokyo, sui loro allenamenti, sulla tecnica. I riscontri sono stati ottimi, con 50mila visualizzazioni a puntata sul sito federale. Ciò significa che c’è “fame” di ginnastica e di storie di sport e, con la tv che quasi non esiste più nella testa dei ragazzi (l’82% dei tesserati Fgi ha meno di 18 anni), la comunicazione viaggia altrove, grazie al sito – quello della Federazione – che si orienta verso proposte web quasi televisive. E uno degli ultimi esperimenti porta in quella direzione: il Trofeo Città di Jesolo di inizio mese è stato trasmesso sul sito della Fgi e 500 utenti hanno pagato per vedere le gare. Per ora, sono piccoli numeri ma dimostrano che lo spazio c’è: l’idea di far diventare il sito Fgi una specie di Netflix per soddisfare il mondo della ginnastica è ben più di un esperimento. E anche i bilanci potrebbero sorridere.