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 2017  aprile 24 Lunedì calendario

Kim minaccia: affonderemo la portaerei Usa

WASHINGTON Sempre alla ricerca di attenzione il regime nord coreano muove, lancia moniti e cattura un cittadino americano. Atti ostili quanto pericolosi accompagnati dalla ripresa di lavori nel sito nucleare di Punggye-ri, dove si teme possa avvenire un nuovo test, magari entro poche ore. In un modo o nell’altro la dittatura mantiene la sfida.
Il giornale del partito ieri ha dedicato grande spazio a due temi. Il primo. La visita del leader Kim Jong-un ad un allevamento di maiali, ispezione accompagnata da una serie di foto. Il secondo. Un editoriale con il quale minaccia di distruggere la portaerei americana Carl Vinson: «L’unità è come un gigantesco animale... le nostre forze rivoluzionarie sono pronte ad annientarla con un solo colpo». Parole che fanno da colonna sonora alle iniziative della monarchia rossa e seguono minacce sempre su questo tono, anche se a volte si tratta di messaggi in risposta ad avvertimenti degli avversari.
Ben più grave e provocatorio l’arresto di un cittadino statunitense d’origine coreana. Tony Kim, 50 anni, professore impegnato in programmi d’assistenza, è stato bloccato dai servizi di sicurezza all’aeroporto mentre stava per lasciare il Paese. Si tratta del terzo ostaggio nelle mani delle autorità asiatiche. Gli altri due sono: Otto Warmbier, studente ventenne, condannato a 15 anni di lavori forzati l’accusa di avere provato a rubare un cartello di propaganda; Kim Dong Chul, 62 anni, finito ai lavori forzati con l’accusa di sovversione. Si tratta di pedine che la satrapia «raccoglie» per organizzare scambi e ricatti. Nulla di nuovo. C’è una tradizione storica. Sono centinaia le persone rapite all’estero dagli 007 del Nord nel corso degli anni, sotto padre e nonno dell’attuale presidente.
La provocazione avviene nella fase estremamente delicata dove la diplomazia si incrocia con iniziative militari. I cinesi, in apparenza, cercano uno spiraglio e ieri Pechino ha rilanciato l’idea di una denuclearizzazione della penisola, progetto a lungo termine che però include alcune elementi attuali che sono al centro di discussione, compreso un congelamento del piano. Su questo, però, pesa la volontà di Kim per il quale le armi non convenzionali non sono solo uno strumento bellico ma anche uno scudo per la sopravvivenza del suo potere davanti a minacce esterne. Sui media ufficiali è ricorrente il riferimento alla brutta fine fatta da Saddam e Gheddafi.
Gli Usa intanto seguono a distanza. La Vinson, accompagnata da una robusta scorta, sarebbe impegnata in esercitazioni con la Marina giapponese al largo delle Filippine. O almeno questa è la versione ufficiale. Entro la fine del mese, ha promesso il vice presidente Mike Pence, dovrebbe essere finalmente vicino al settore coreano. Davvero una lunga marcia di avvicinamento dopo l’intempestivo annuncio di inizio mese su un suo invio verso la penisola. Il Pentagono peraltro ha un dispositivo robusto nello scacchiere e lo ha rinforzato accentuando la sorveglianza con aerei e satelliti. In guardia, pur tra le smentite, le unità cinesi. Fonti citate dalla Cnn sostengono che Pechino avrebbe messo in stato d’allarme alcune basi dell’aviazione. Avvistate colonne di mezzi anche al confine tra Russia e Nord Corea. Tutti restano in attesa e pronti.