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 2017  aprile 24 Lunedì calendario

Una vita in difesa degli animali attraversata da tragedie familiari

Kuki Gallmann è una guerriera. E ora sono in molti al mondo a pregare perché quel suo carattere da combattente contro pericoli e dolori la salvi da questa ultima prova di vita. Kuki Gallmann è italiana, figlia dello scrittore, medico, esploratore e archeologo Cino Boccazzi, ma dal 1970 vive in Kenya nel ranch che aveva acquistato con il marito Paolo Gallmann, un agronomo di origine svizzera con il mal d’Africa che facilmente trasmise alla moglie.
La tenuta dove ora vive Kuki con la figlia Sveva, 37 anni, è nella regione Laikipia, una zona che si estende dal monte Kenya alla grande Rift Valley, lì il ranch che gestiscono le Gallmann si estende per 400 chilometri quadrati con 250 dipendenti. Kuki arrivò in quel paradiso di animali e natura con Paolo Gallmann e con il figlio del primo matrimonio, Emanuele di 7 anni, di cui la scrittrice ha ricordato la morte appena una settimana fa, il 12 aprile del 1983 ucciso dal morso di un serpente. Ma il primo grande dolore Kuki l’aveva già affrontato tre anni prima con la morte del marito in un incidente stradale su quel lungo e pericoloso serpente grigio che è la strada che collega Nairobi a Mombasa.
Le ferite della vita
Le tragedie della sua vita la scrittrice le racconta nel suo primo best seller «Sognavo l’Africa» (dal quale fu tratto in film con Kim Basinger) dove ricorda un suo terribile incidente in Italia e l’incontro con Paolo, il grande amore morto mentre è incinta della seconda figlia, Sveva. Si ritroverà a gestire da sola e con una figlia piccola i primi 90 mila acri di terra africana e con quell’altro dolore immenso della morte di Emanuele. In ricordo del marito e del figlio, fonda la Gallmann Memorial Foundation, un’organizzazione che ha come obiettivo la conservazione della natura africana. E scriverà altri libri come «Notti africane» sulla sua vita contro speculatori e bracconieri. L’attacco di ieri alla signora degli elefanti però non è il primo, circa un mese fa vicino al ranch qualcuno aveva esploso colpi di Ak-47, per spaventarle e qualche settimana prima avevano bruciato uno degli edifici del ranch: il clima intorno al ranch aveva fatto decidere il governo keniano per l’invio di 15 soldati a difesa delle due donne e dei dipendenti. Ma le armi circolano troppo facilmente tra i confini africani: ai bracconieri arrivano da Somalia e Sudan, come è capitato spesso in Kenya.
Tra i tanti che sostengono Kuki e Sveva Gallmann c’è il Wwf e proprio Isabella Pratesi, figlia di Fulco, direttrice della Conservazione Wwf Italia ieri diceva: «Ce l’aspettavamo prima o poi. Kuki aveva ricevuto tante minacce perché lei è sempre stata in prima linea contro i crimini di natura, ed era sola. Ha sempre avuto una grande tenacia e speriamo che proprio questa tenacia la salvi». Alla figlia Sveva, Kuki aveva dato altri tre nomi: Kainda, Kawera, Makena, sono i nomi dati dalle tribù intorno al ranch, perché Kuki e Sveva l’Africa ce l’anno nell’anima.