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 2017  aprile 24 Lunedì calendario

L’inutile exploit di Mélenchon. «Ora non vi dico chi votare»

PARIGI E adesso? Sul marciapiede davanti al Belushi, le due ragazze si passano una sigaretta. Dentro è troppo pieno, troppo caldo. Si chiamano Barbara e Jeanne, universitarie alla Sorbona, dove fanno parte di un collettivo di ultra-sinistra. «Di ispirazione maoista» dicono. «Se non era per lui non avremmo votato, scrivilo per favore». D’accordo, fatto. Adesso la risposta, per favore. Scoppiano entrambe a ridere. «Ma secondo te tra di noi c’è qualcuno che potrebbe davvero votare per Le Pen?». 
All’interno del locale dedicato al grande comico americano scomparso troppo presto, Jean Luc Mélenchon ha appena detto che i prossimi giorni «saranno quelli dell’esame di coscienza». Non è andato oltre, unico tra i candidati principali a lasciare in sospeso il suo appoggio a Emanuel Macron tra due settimane. «Non ho ricevuto alcun mandato dai 450 mila militanti della mia France Insoumise per pronunciarmi sul secondo turno. Faremo una consultazione e poi ci esprimeremo». 
La diversità ad ogni costo viene declinata dando appuntamento al Belushi, dietro alla gare du Nord, posto decisamente non convenzionale per farne la sede del proprio comitato elettorale, ma soprattutto opponendo alla logica un atteggiamento coriaceo, per nulla accomodante. «Questa sera esultano soltanto gli oligarchi e i signori dei media», tuona dal piccolo palco sul quale ogni sera si esibiscono band che imitano i Blues Brothers. «Ma noi abbiamo creato una forza entusiasta e cosciente. Ognuno di voi sa qual è il suo compito e il suo dovere, anche se il risultato purtroppo non è quello sperato». 
La delusione per l’esito del voto sembra una posa, come forse anche il mancato endorsement al candidato meno di destra. «Al secondo turno non ci abbiamo mai davvero creduto» dicono le due ragazze. Al Belushi infatti l’atmosfera è di festa, peccato che il festeggiato abbia il muso lungo. Un sondaggio del Journal du dimanche sulle inclinazioni di voto al secondo turno assegna ai suoi sostenitori un 52 per cento di preferenza per Macron, il 12% per Le Pen, mentre il rimanente 38% resterà a casa. France Insoumise ha una scelta importante da fare. E il suo fondatore non sarà l’ago della bilan cia.