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 2017  aprile 24 Lunedì calendario

La casa di Nadal è il Principato. Vittoria e record

La tavola della legge ha un solo comandamento: sul rosso, non c’è altra divinità all’infuori di Rafa. Dieci perle, dieci segni impressi sulla storia, dieci passi nella leggenda. Dieci volte principe a Montecarlo, quando centinaia di giocatori di talento hanno concluso carriera e fatiche senza neanche il premio di un torneo vinto. Quella di Nadal, da qualunque parte la si osservi, è un’enormità tecnica destinata a rimanere nei libri per sempre, e non soltanto perché è arrivato pure a 50 successi sulla terra, staccando definitivamente Vilas: ripetersi di nuovo, a 12 anni di distanza dal primo trionfo, non porta impresse soltanto le stimmate della classe, ma rivela anche una continuità di rendimento al top, un’applicazione, una determinazione che solo lo spirito di un guerriero indomabile possono prolungare oltre il tempo e verso l’infinito.
CUORE Lo diceva la stagione, quei primi tre mesi che hanno restituito al tennis, dopo le paure dell’infortunio al polso, molto del vecchio diavolo mancino, stoppato nelle risorgenti ambizioni solo da un Federer mai visto: la primavera europea si sarebbe rivelata, come sempre, il suo giardino di casa. E dopo i balbettii dell’esordio contro Edmund, lo scotto da pagare per l’adattamento al cambio di superficie dal cemento, Nadal ha ritrovato subito se stesso e la qualità di gioco del dominatore: servizio (nessuna palla break concessa in finale e nove punti persi in due set), dritto penetrante come una sciabola, rovescio sempre centrato. Nella quarta finale tutta spagnola della storia del torneo, non poteva essere Ramos, la rivelazione della settimana, a impedirne l’apoteosi, con i suoi colpi mancini in fotocopia ma con meno punch, meno spinta, meno aggressività, meno gambe e senza un piano B per contrastare il muro imperiale che c’era dall’altra parte. Rafa non alzava una coppa da dodici mesi esatti, 24 aprile 2016 a Barcellona, e così per il 14° anno di fila (dal 2004) può festeggiare un trofeo. Anche se questo ha sempre un posto speciale nel cuore, come gli ricordano mandando sul megaschermo le immagini delle nove precedenti premiazioni: «Nel 2003 qui ottenni le vittorie che allora consideravo più importanti per la mia carriera appena iniziata, quelle nelle qualificazioni che mi avevano portato nel tabellone principale. Poi due anni dopo ho battuto Coria in finale, una partita drammatica e incredibile, eppure allora mai avrei pensato di essere qui a emozionarmi per la decima volta, in un altro momento unico».
PARIGI O CARA I numeri del più forte giocatore di sempre sulla terra si gonfiano di gloria: 70° successo, il 29° in un Masters 1000, a uno dal record di Djokovic, 58a finale sulla superficie prediletta. E può fare dieci pure a Barcellona e poi al Roland Garros, o arrivare a otto a Roma, imprese da brividi: «Per me è importante sapere che posso essere competitivo in ogni occasione in cui scendo in campo. Fin qui in stagione avevo perso tre finali, ma mi sono sempre sentito felice tutte le volte che sono uscito dagli spogliatoi. Se arrivi in fondo spesso, prima o poi avrai la tua chance e a Montecarlo è arrivato il mio turno. Non ci sono segreti, solo la salute: perché se stai bene, puoi allenarti per migliorare e per me, a un certo punto, non si è trattato di voler lavorare o meno, ma di poterlo fare». Con Roger a riposare, Murray e Djokovic ammaccati e la sua forza sul rosso, verrebbe solo da dire avanti il prossimo: «Certo che voglio vincere a Parigi, ma è ancora così lontana nel tempo: se farò bene i tornei prima della Francia, mi metterò sulla buona strada». Intanto, a Barcellona, da oggi giocherà sul Centrale appena intitolato dagli organizzatori a un certo Rafael Nadal. Un dono all’immortalità. 

RISULTATI Montecarlo Master 1000 (4.273.225 euro), finale: Nadal (Spa) b. Ramos (Spa) 6-1 6-3. Doppio: Bopanna/Cuevas (Ind/Uru) b. F. e M. Lopez (Spa) 6-3 3-6 10-4.