La Gazzetta dello Sport, 24 aprile 2017
Milan e Inter in fuga dall’Europa
Se giocassero a ciapanò, sarebbero degli autentici fuoriclasse. Lasciano sul tavolo punti e vittorie con impressionante facilità, tanto che gli avversari sembrano perfino in imbarazzo quando si presentano in area di rigore e colpiscono a botta sicura: mai avrebbero pensato che fare gol all’Inter e al Milan fosse così semplice, addirittura elementare. Il fatto è, diciamo la verità anche se può far male, che dell’Inter e del Milan, oggi, ci sono soltanto i colori, le maglie e i tifosi. Dei giocatori, nessuna traccia (salvo qualche eccezione). Gli allenatori (chi più chi meno) sempre in discussione. I programmi tanto faraonici nei discorsi (compreremo questo e quello…) quanto nebulosi nella realizzazione. Risultato: rossoneri al sesto posto, nerazzurri al settimo, e tante lacrime. Possibile che Milano, calcisticamente parlando, sia caduta tanto in basso?
SITUAZIONI Detto che la sesta poltroncina, al netto di clamorose sorprese (la Lazio dovrebbe arrivare settima e vincere la Coppa Italia), vale un posticino in Europa League, bisognerebbe anche conquistare qualche punto e vincere qualche partita per raggiungere l’obiettivo. A meno che non ci vogliano andare, l’Inter e il Milan: il pensiero è malizioso, ma se si gioca così è difficile arrivare al traguardo. Fare i preliminari di Europa League significa accorciare le vacanze dei giocatori e cancellare (o ridurre) le tournée asiatiche: sta’ a vedere che... Ma no, dài... Il derby di una decina di giorni fa ha certificato la pochezza tecnica dell’una e dell’altra, ha evidenziato che l’Inter interpreta il calcio come uno sport di 45 minuti (nella ripresa smette di giocare) e ha mostrato che il Milan, a parte qualche scatto d’orgoglio e qualche zampata all’ultimo secondo, poco altro può regalare. I rossoneri, contro il Pescara in trasferta e l’Empoli in casa, hanno raccolto la miseria di un punto. I nerazzurri, nelle ultime cinque partite, hanno messo insieme due pareggini e si sono beccati tre sberle, conditi da tredici gol subiti, alla faccia di quei poveri sventurati che ancora ricordano il bel catenaccio che fu (da Helenio Herrera a Mourinho, passando per Trapattoni).
RAGIONAMENTI Restano cinque giornate per rinnovare il passaporto e far tornare San Siro un palcoscenico europeo (anche se di un’Europa minore), ma non ci s’illuda che un’eventuale qualificazione nelle coppe salvi la stagione e cancelli le brutture cui gli spettatori hanno assistito. Se il secondo tempo dell’Inter a Firenze è stato il punto più basso toccato dai nerazzurri (parole di Stefano Pioli), il primo tempo del Milan contro l’Empoli non è stato da meno: inguardabile. In questi casi il gioco che si innesca è la caccia al colpevole, ma siccome le responsabilità del disastro sono collettive qui servirebbe un’intera muta di spinger-spaniel per «raccogliere» gli indiziati. All’Inter, da parecchie settimane, si ragiona sul nome del prossimo allenatore. Lo fanno i tifosi nei bar, ma anche i dirigenti nelle segrete stanze. La cosa curiosa è che, dopo il 7-1 sull’Atalanta, cinque partite fa, Pioli è un genio, mentre adesso è la causa di tutti i mali: forse, prima di esprimere giudizi (in negativo come in positivo), sarebbe necessario prendersi un po’ di tempo e valutare con attenzione. Altrimenti si finisce per incorrere nei soliti errori.
IDEE La situazione del Milan è differente. Dopo la cessione del club ai cinesi, durato più della costruzione della Sagrada Familia (che difatti non è ancora stata completata…), la gente si aggrappa ai soldi e agli investimenti per sperare, come se per fare una grande squadra bastasse il denaro. Qualcuno si è accorto che, davanti a Milan e Inter, ci sono Lazio e Atalanta, che hanno sicuramente meno possibilità economiche? Nel calcio, come nella vita, prima di tutto vincono le idee. Se poi ad esse si aggiunge qualche euro sicuramente la situazione migliora, d’accordo, però senza le idee e soltanto con i soldi non si va da nessuna parte. Il prossimo turno propone Inter-Napoli e Crotone-Milan: occasioni per dimostrare che, anche in mezzo al cielo nuvoloso, può esserci un raggio di sole. E poi, da qui alla fine, i nerazzurri dovranno affrontare ancora Genoa, Sassuolo, Lazio e Udinese, mentre ai rossoneri toccheranno Roma, Atalanta, Bologna e Cagliari. Se la parola «orgoglio» abita ancora dalle parti di Milano, è il momento di gridarlo forte.