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 2017  aprile 24 Lunedì calendario

In Francia, Macron e la Le Pen vanno al ballottaggio

Pare che stavolta i sondaggisti ci abbiano azzeccato. Salvo sorprese del cuor della notte, i finalisti delle elezioni presidenziali francesi sono Emmanuel Macron, a cui le proiezioni assegnano il 23,7% delle preferenze, e Marine Le Pen, seconda per ora col 21,9%. Lo spoglio reale dà al momento in testa la Le Pen, ma si tratta dei piccoli centri, che hanno chiuso le urne alle 19.00 di ieri sera. I sondaggisti o proiezionisti giurano che a spoglio completato la situazione sarà quella di cui sopra, con Macron e Le Pen destinati al ballottaggio.  

Forse è interessante la classifica completa.
Limitiamoci ai primi cinque (avvertiamo che si tratta sempre di proiezioni, estrapolate alle 22, credibili ma ancora da non giurarci). Macron 23,7%; Le Pen 21,7%; Fillon 20,00%; Mélenchon 19,5%; Hamon 6,4%. Il risultato del quinto classificato, Benoît Hamon, ci interessa perché possiamo abbastanza agevolmente supporre che i suoi elettori, senza Hamon a tentarli, avrebbero votato volentieri per Mélenchon, candidato dell’estrema sinistra. La gara è così serrata che con un 3-4% di voti in più Mélenchon si sarebbe potuto piazzare addiritura primo e adesso annunceremmo, per la finale del 7 maggio, la strana accoppiata Macron-Mélenchon, un sinistro centrista contro un sinistro estremo. E niente Le Pen. Come sappiamo da un pezzo, nessuna forza politica sa farsi del male da sola come la sinistra genericamente intesa.  

Le Pen può vincere?
Si direbbe di no. Lo stesso Hamon, appena conosciute le proiezioni, ha dichiarato: «Al ballottaggio dovete votare Macron anche se non è di sinistra». Idem Fillon: «L’astensione non mi appartiene, soprattutto quando un partito estremista si avvicina al potere. La vittoria di Le Pen porterebbe il nostro paese al fallimento. Voterò per Macron e vi invito a fare lo stesso». Non ci sono al momento prese di posizione di Mélenchon, che stanotte invitava a non dar troppo retta alle proiezioni e ad aspettare i risultati reali. Ma mi pare difficile che possa dare per il ballottaggio un’indicazione di voto diversa da quella dell’appoggio a Macron.  

Quindi il destino della Le Pen è segnato.
Mah. Marine (in campagna elettorale s’è fatta chiamare semplicemente «Marine», tentando di far dimenticare il cognome Le Pen, ancora troppo legato al padre fascistissimo Jean-Marie) ha votato nel suo feudo di Hénin-Beaumont, Francia nordorientale, zona di miniere. Ha avuto la fortuna che il suo avversario più pericoloso, cioè François Fillon, un destro col doppiopetto, già primo ministro di Sarkozy, venisse azzoppato dalla scoperta che quando era a capo del governo aveva distribuito prebende e soldi per almeno un milione di euro alla moglie Penelope e a due figlie. Grazie allo scandalo Marine è rimasta in corsa, in un’elezione non così trionfale per lei alla fine. Ci giunge comunque notizia di grandi festeggiamenti nel suo quartier generale, giustificati anche dalla congiuntura mondiale che assiste al trionfo americano di Trump e all’uscita del Regno Unito dalla Ue. Il vento di destra, anti-globalizzazione e anti-austerità che soffia sul mondo sembra ideale per Marine. Eppure tutti ricordano il 2002, quando i socialisti vennero fatti fuori al primo turno (si trattava allora di Lionel Jospin) e al secondo turno votarono per Chirac anche i comunisti con tre narici pur di non far vincere il padre di Marine, Jean-Marie, finito sorprendentemente al ballottaggio. C’è una certa probabilità, come si evince anche dalle prime dichiarazioni, che lo scenario si ripeta anche adesso: pur di non far vincere Marine voteranno tutti per Macron.  

In questo caso?
Ho l’impressione che, in questo caso, Marine sarà costretta a cedere il passo alla nipote Marionne, la più giovane deputata della storia di Francia, 28 anni, vicepresidente del partito, bionda e fintamente eterea, a quanto s’è capito invece una durissima.  

Diciamo qualcosa su Macron, che a questo punto mi pare il più probabile prossimo presidente della Repubblica.
Ha 39 anni ed è sposato con una Brigitte di 64 anni, con tre figli. Nessuno osa approfondire questa unione stravagante e in politica mai vista. Ma Platone, che teorizzava per ogni uomo una moglie-madre, la difenderebbe a spada tratta. In ogni caso, il nostro viene dall’Ena, la celebra scuola che in Francia prepara gli alti burocrati e i servitori dello Stato. È stato al fianco di Hollande, ministro, e prima alto funzionario della Banca Rothschild. Cioè, in definitiva, proviene proprio da quel mondo che i populisti imperanti esecrano. Strana conclusione - o avvio di conclusione -, alla fine, per una competizione elettorale che avrebbe dovuto demolire il concetto stesso di Europa, delle banche e dei finanzieri, che conosciamo.