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 2017  aprile 22 Sabato calendario

Doppio successo del volley italiano: 800mila spettatori e finali Champions

Una passione onerosa, soprattutto quando si parla di Europa, ripagata però da una risposta di pubblico che conferma il momento positivo della pallavolo italiana. Sull’onda emozionale dell’argento olimpico di Rio, l’Italia ha concentrato i propri sforzi sul volley come da tempo non si vedeva, ospitando in concomitanza le Final Four di Champions League femminile e maschile.
Champions femminile
Si parte oggi con le donne, al PalaVerde di Villorba, dove l’Imoco Conegliano esordisce nell’élite europea: la Dinamo Mosca e le turche VakifiBank ed Eczacibasi (entrambe di Istanbul) sono gli ostacoli da superare per la vittoria di una Champions League il cui valore rimane ancora legato al prestigio che a immediati ritorni economici.
Da questo punto di vista, in quanto società organizzatrice del torneo finale, Conegliano si è posta l’obiettivo di rientrare delle spese sostenute che partono da una base di 150mila euro come fee per aggiudicarsi le Final Four (cifra aumentata in sede di trattativa con la CEV) e che proseguono con tutto il lavoro di produzione televisiva. Anche se la Lega Volley Femminile e Sportitalia (tv delle finali) hanno sgravato gran parte dei costi relativi alla trasmissione dell’evento. La previsione sugli incassi tra pubblico e sponsor, però, è tale da rendere complicato il pareggio tra entrate e uscite. Si arriva a poco più di 200mila euro in caso di tutto esaurito per le quattro partite di questo weekend, a cui poi aggiungere i soldi del premio per il piazzamento finale: 50mila euro per la vincitrice, 30mila euro per la finalista perdente, 20mila euro per la terza e 10mila euro per la quarta classificata.
Champions maschile
Stesse cifre previste per il torneo maschile che si terrà la prossima settimana al PalaLottomatica di Roma, organizzato dalla SirSafety Perugia (che ha versato un fee base di 250mila euro). Perugia contenderà il titolo ai connazionali della Lube Civitanova, ai russi dello Zenti Kazan (grandi favoriti) e ai tedeschi del Berlin Recycling Volleys. Sul fronte premi, le differenze tra le due categorie sono minime: la Champions League femminile prevede un riconoscimento economico fisso per le partecipanti alla fase a gironi (5mila euro), ai playoffs 12 (6mila euro) e ai playoffs 6 (8mila euro), mentre il torneo maschile inserisce anche dei premi per la vittoria di ogni singola partita oltre al premio qualificazione. Una cifra potenzialmente maggiore, dovuta a una ripartizione diversa dei ricavi tv: The Sportsman Media Holding paga alla CEV un totale di 1,5 milioni per i due tornei, circa 900mila per quello maschile. Solo una quota minima con i premi viene destinata alle squadre. Per il resto, i club devono sobbarcarsi l’onere della produzione tv (circa 20mila euro a partita), rendendo di fatto nullo il guadagno della partecipazione alla massima competizione europea.
Il pubblico in Italia
Questioni economiche che non scoraggiano i club italiani, ripagati da un aumento dei ricavi nei palazzetti. Il pubblico rimane, insieme alle sponsorizzazioni, il principale volano per il movimento. La regular season 2016/17 ha visto 777.272 presenti sugli spalti nei due campionati di massima serie: 473.040 nella A1 maschile, con una media di 2599 spettatori a partita, e 304.232 in quella femminile, per una media di 2.305 spettatori. In entrambi i casi i numeri sono in ascesa: tutti i club maschili hanno registrato un aumento di presenze, fatta salva la leggera flessione di Latina (-5%), che si consola però con un +38% negli incassi. Una voce che vede l’Azimut Modena dominare con i suoi 561.285 euro di introiti, grazie ai 4.199 spettatori di media a partita. Nel femminile, invece, la media spettatori è aumentata del 9,7%, con Conegliano prima in graduatoria avendo registrato una media di 4.543 presenti sugli spalti. I ricavi tv, invece, sono monopolizzati dalle leghe. Nel caso della pallavolo maschile, alla lega arriva circa un milione dalla Rai (più altri 700mila euro dall’estero). Cifra che si riduce a poco meno di mezzo milione al netto dei costi di produzione, ma questa somma non viene ridistribuita ai club.