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 2017  aprile 22 Sabato calendario

Quei trader malati di gioco disposti a tutto pur di vincere

Una strage per guadagnare soldi in Borsa. Il mondo si stupisce. Gli esperti meno. Episodi come quello di Dortmund, per fortuna, sono un’eccezione anche per la casistica medica. La patologia dell’attentatore tedesco ha però un nome – “trading online compulsivo” – e un decorso simile a una dipendenza al gioco. Dove quando si è toccato il fondo si è disposti a tutto pur di riportare la vita alla normalità. Il mercato azionario – dice il luogo comune – è una roulette. «E in effetti ha tratti simili all’azzardo – spiega Maurizio Avanzi, presidente dell’Alea, associazione che studia i comportamenti a rischio di questo tipo -: basta un computer e si può puntare sui mercati 24 ore su 24, guadagnando tanto con pochi soldi». La platea dei potenziali “drogati di Borsa” («fenomeno poco conosciuto e studiato», ammette Avanzi) è in teoria altissima. Il trading online è esploso a fine ‘900 con la bolla della new- economy. E in qualche caso ha trasformato i salotti di casa in casinò dove «gli investitori diventano scommettitori», dice Davide Biocchi, trader con Directa Sim e uno dei nomi più noti del settore. Gli ingredienti ci sono tutti: gli alti e bassi dei mercati innescano il circolo angoscia-eccitazione tipico delle dipendenze. E lo scatenano nella testa di persone «convinte come in una partita a poker di avere la situazione sotto controllo e l’abilità per vincere», spiega Avanzi. Naturalmente non è così. Il 50% degli scambi azionari al mondo è fatto dai computer con algoritmi in grado di veicolare migliaia di operazioni al secondo. Una macchina perfetta «fatta per separare i soldi dai cretini», come diceva John Kenneth Galbraith della Borsa. Altro che “lupi di Wall Street”. «Il 90% dei dilettanti che fanno trading al computer sono in passivo», calcola lo psicologo tedesco Norman Welz. E visto che il nostro cervello percepisce una perdita con sensibilità 2,5 volte superiore al guadagno, alla prima débacle rischia di innestarsi il meccanismo dell’autodistruzione. Un trader su 10 – dicono gli esperti – è afflitto da forme lievi di gioco compulsivo. Poi ci sono i casi gravi come il caso di Dortmund. «Su 4-500 ludopatici che ho aiutato, almeno 4 o 5 erano dipendenti dalla Borsa», dice Avanzi. Persone attaccate allo schermo del pc giorno e notte «che muovono migliaia di euro al giorno», aggiunge Biocchi. Gente che – nei casi estremi è pronta a tutto, persino l’attentato, per far tornare i conti. I precedenti, del resto, sono illustri: alla vigilia dell’11 settembre 2001, mani misteriose hanno puntato miliardi di dollari sul ribasso di Wall Street. A loro però, nessuno è mai riuscito a dare un nome e un cognome.