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 2017  aprile 21 Venerdì calendario

«I raid coi gas sono stati tanti, ma il mondo è insorto una volta sola»

Broncopolmonite dovuta a gas, fumo, vapori e sostanze chimiche”. Inizia così il referto medico di Obay, 5 anni, ricoverato nell’ospedale Mustafa Kemal di Hatay, città turca di confine a pochi chilometri dalla Siria. Il documento di cui il programma Nemo – nessuno escluso (Rai2) è entrato in possesso è firmato da due pediatre, Fatmagül Basarslan e Ela Irem Rudvan. Nella parte sul decorso clinico si legge: “6 aprile, ricovero per esposizione a gas di cloro”. Idem per il 7, l’8 e il 9 aprile, finché Obay viene dimesso perché fuori pericolo. Oggi il bimbo è ancora ad Hatay, con i suoi zii. Lo incontriamo lì, al confine: lui è siriano, viene da Khan Shaykhun, cittadina in provincia di Idlib, dove un attacco chimico il 4 aprile ha ucciso oltre 70 persone, tra cui venti bambini.
Obay è sdraiato sul letto, la gamba sinistra è sfigurata da una bruciatura, marchio di un bombardamento subito un anno fa: “Ho paura di tornare in Siria. In Siria gli aerei ci colpiscono, ci fanno male”. Dell’attacco del 4 aprile ricorda tutto: “Ero nel salone, stavo dormendo. Ha iniziato a farmi male la testa. Anche i miei fratelli avevano mal di testa”. Obay è arrivato in Turchia perché negli ospedali di Idlib non c’era posto. Lì lo hanno raggiunto gli zii.
Quando è stato ricoverato d’urgenza il bimbo aveva respiro affannoso, rantolo ai bronchi, polmonite. “I gas asfissianti, come il cloro – spiega il centro antiveleni del Policlinico Umberto I, al quale abbiamo inviato la cartella clinica di Obay – si caratterizzano per la difficoltà a respirare che provocano nel paziente. Nel referto si parla di broncopolmonite, ma il bambino non ha febbre e le sue analisi di laboratorio non mostrano infezioni batteriche. L’unica spiegazione possibile, quindi, è quella data dai medici turchi, e cioè che abbia respirato un agente chimico di quel genere”.
Eppure davanti alle immagini delle vittime di Khan Shaykhun, il direttore dell’Opcw, Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, ha affermato che le bombe sganciate sui civili erano a base di Sarin. Un gas nervino, letale, che uccide velocemente. Abbiamo chiesto un parere ad Eliot Higgins, esperto inglese di arsenali chimici che ha condotto numerose indagini sull’uso di gas nella guerra civile siriana: “Il bambino è stato colpito poco prima. Perché in realtà quel bombardamento al Sarin di cui tutti abbiamo visto le immagini non è l’unico attacco chimico lanciato sulla provincia di Idlib. Già la notte prima e in tutta la settimana precedente, proprio in quel luogo, sono state sganciate bombe chimiche a base di cloro. Il mondo non ne parla e ci siamo tutti sorpresi come se quella del 4 aprile fosse la prima volta. E invece da quando il presidente siriano Bashar al Assad ha riconquistato Aleppo, è iniziata una violenta offensiva nell’area di Idlib. Anche con armi al cloro”. Anche il team di Medici Senza Frontiere, che è riuscito a visitare i feriti di Khan Shaykhun, ha denunciato l’uso di “almeno due sostanze chimiche diverse”. I dottori raccontano di aver “riscontrato che le vittime avevano un odore di candeggina, che suggerisce una loro esposizione al cloro”.
Abdul Hamied è un altro sopravvissuto al bombardamento del 4 aprile. Lo incontriamo ad Hatay, dove vive in un albergo sotto la protezione del governo turco. “Il primo raid è avvenuto a circa 500 metri da noi. Il secondo, a circa 200 metri da casa dei miei genitori. L’ultimo a venti metri da casa mia, dopo l’esplosione sono corso in strada. Sentivo urlare, usciva schiuma dalla bocca delle persone, sembrava che si stessero strozzando”. Poi continua: “A casa dei miei genitori, mio fratello Yasser era steso a terra con sopra il mio fratello maggiore, Abdel Karim. Erano entrambi morti”. Il 4 aprile Abdul ha perso tutto: “Anche mia moglie e le mie due gemelline di 10 mesi erano morte soffocate”.