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 2017  aprile 21 Venerdì calendario

Salvini stoppa la compagna di Tosi

Alle regionali del 2015 Flavio Tosi (insieme all’Udc) guadagnò il 27,9%, quasi lo stesso risultato di Luca Zaia (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) che ottenne il 28,2% e del Pd che registrò il 28,1%. Alle comunali del 2013 fu rieletto sindaco al primo turno col 57,3% (assieme alla Lega).
Insomma un uomo (quasi) solo al comando, un’anomalia della città scaligera, che sembra stravedere per lui.
Tanta forza sta però terremotando il centrodestra. Infatti non essendo più ricandidabile ha fatto scendere in campo la compagna e, dice lui, futura moglie, Patrizia Bisinella, 47 anni e senatrice di Fare, il gruppo di Tosi. Una mossa che non è affatto piaciuta a Matteo Salvini, che le ha contrapposto un proprio candidato, Federico Sboarina, avvocato 46enne. Dice Salvini: «Non siamo in monarchia. Coloro che candidano i figli, la moglie o la fidanzata non fanno una cosa intelligente».
Gli fa eco il governatore leghista della Lombardia, Roberto Maroni: «Più che politica sembra una cosa da Novella 2000. Non bisogna confondere la politica con i legami familiari, mi spiace di questa involuzione di Tosi, che stimo. Prima ha lasciato la Lega, poi si è messo dalla parte di Renzi e del il sì al referendum costituzionale, ora la compagna candidata. Queste scelte lo metteranno fuori dalla politica».
Lo stato maggiore della Lega fa quadrato contro Tosi, che contrattacca: «Salvini ha vinto il congresso, sostenuto da Maroni (e anche da me), promettendo fedeltà alla linea tradizionale del movimento. Poi ha detto addio, senza un avallo congressuale, al federalismo per abbracciare un’impostazione nazionalista e lepenista. Inoltre puntare tutto sui migranti è pericoloso, se cessano gli sbarchi finisce la campagna elettorale...». Neppure la Bisinella porge l’altra guancia: «Perché Salvini vi sembra normale? E poi, alle solite, per Verona la Liga Veneta sceglie un candidato, il felpetta ne impone da Milano un altro. I veronesi sceglieranno il sindaco in base a capacità e competenza; in Europa i familiari del Capo (poi tradito) si assumono: vero Salvini»?
Poi accusa di ipocrisia il duo Salvini-Maroni sul tema più caldo, quello dell’immigrazione: «Fu l’allora governo di centrodestra a guida Berlusconi, con la Lega Nord, a sottoscrivere il Regolamento Dublino II, in base al quale l’Italia, così come gli altri firmatari, si è impegnata a prendere in carico i profughi che sbarcano sulle nostre coste. E fu Maroni a dire che ogni Regione avrebbe dovuto fare la propria parte nell’accoglienza dei profughi, per far fronte alla crisi libica, con Zaia che si dichiarò disponibile ad accogliere la propria parte di immigrati».
Tra i litiganti sta Forza Italia, profondamente divisa, che aspetta il verbo da Silvio Berlusconi, il quale non si decide, impaurito di salire sul carro sbagliato. Il deputato azzurro Alberto Giorgetti parla di scelta «calata dall’alto» e un gruppo di sindaci e dirigenti locali ha scritto direttamente all’ex Cavaliere: «Nella nostra città sta avvenendo un fatto gravissimo. A fronte di un dialogo costruttivo che era nato tra esponenti di Forza Italia di oggi e di ieri al fine di convergere su un progetto politico inclusivo che si richiamasse ai principi liberali ed europeisti di un centrodestra moderato, assistiamo al diktat tutto romano che imporrebbe a Fi di sostenere un candidato fintamente civico e realmente legatissimo alla Lega Nord. A Verona sta nascendo un laboratorio politico importante, in accordo con il mondo vicino a Tosi, che potrebbe senza dubbio alcuno portare alla vittoria del vero centrodestra moderato».
A complicare il quadro del centrodestra vi è la decisione di un gruppetto di ex tosiani di dar vita a una lista civica, Verona Domani, in appoggio al candidato della Lega. Tra loro Matteo Gasparato, presidente del consorzio pubblico per lo sviluppo economico Zai, il consigliere regionale Stefano Casali e il consigliere comunale (eletto con Tosi) Rosario Russo, al quale il sindaco aveva affidato la delega ai rapporti con il vicario episcopale per la cultura e ai rapporti culturali con le associazioni religiose.
Fra tanta zizzania, a godere potrebbe essere il Pd che sogna di riconquistare la città dopo dieci anni di governo da parte del leghista dal volto umano. Le primarie hanno indicato la candidata Orietta Salemi, 56 anni, consigliera regionale. Compito arduo ma non impossibile poiché a destra saranno in lizza, drenando qualche voto, anche William Dapiran (Msi-Destra Nazionale), Roberto Bussinello (CasaPound) e Filippo Grigolini (Popolo della Famiglia). Mentre il M5s candida Alessandro Gennari (85 voti nelle primarie in rete), consigliere di quartiere ed ex giocatore di rugby. Ma alle regionali il raccolto fu scarso, il 13,5%.
Tutto ruota quindi attorno alla capacità di Tosi di riaggregare quel consenso che ne ha fatto un candidato vincente. Egli, tra l’altro, il 6 maggio a Milano, alla fondazione Einaudi, presenterà (ci sarà Guy Verhofstadt, presidente dell’Alde al parlamento europeo, quello che ha chiuso la porta a Beppe Grillo) l’alleanza con quel che resta di Scelta civica e con i centristi a briglia sciolta (Angelino Alfano e Pierferdinando Casini guardano al Ppe), una mossa in vista delle politiche ma con l’occhio rivolto anche al Comune di Verona.