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 2017  aprile 21 Venerdì calendario

Costi e benefici delle proposte. Dal precariato alle 35 ore: cosa si salva e cosa no del piano del M5S

La staffetta generazionale è di facile applicazione? Cosa si propone per contrastare la precarietà del lavoro giovanile?
La staffetta generazionale l’aveva proposta il ministro Marianna Madia per il pubblico impiego, all’inizio del governo Renzi. Non si è fatta perché secondo il Tesoro costava troppo. Di sicuro costa molto di più se si applica al settore privato: l’azienda ci guadagna risparmiando la differenza di stipendio tra il vecchio e il giovane, ma l’Inps deve metterci una intera pensione anticipata in più, e chi la paga?
Strano però che un partito votato da molti giovani non preveda null’altro di specifico per il lavoro dei giovani. Che si deve fare per i precari? Obbligare a pagarli meglio, scoraggiare questa forma di impiego, incentivare a trasformarla in stabile, proteggerli con un efficace trattamento di disoccupazione, o lasciare tutto come sta?
La riduzione dell’orario di lavoro è un obiettivo possibile? In Francia ha funzionato? Quanto costa allo Stato?
La riduzione dell’orario di lavoro può essere una misura di equità: ma per «lavorare meno, lavorare tutti» senza costi aggiuntivi occorre anche guadagnare meno affinché guadagnino tutti. O meglio, i 5 stelle affermano che ridurre l’orario darebbe un potente stimolo alla produttività. Ma non spiegano come; e di questo effetto non si vede traccia negli ormai 16 anni di applicazione delle 35 ore in Francia. La legge francese stabilisce che oltre le 35 ore si paga lo straordinario. Le imprese sono state aiutate a sopportarne il costo da sussidi pubblici, circa 12 miliardi di euro all’anno. L’orario effettivo, secondo l’Ocse è di 38,8 ore in Francia, appena 36 minuti in più delle 39,4 da noi. L’andamento della produttività francese non si è discostato da quello tedesco.
È giusto impedire ai sindacalisti di far parte dei cda? Il modello tedesco dei consigli di sorveglianza funziona?
Consentire rappresentanza sindacale anche alle organizzazioni non firmatarie di accordi con la proprietà si presenta come una misura libertaria. Una più accentuata concorrenza tra sigle sindacali senza il contrappeso di una assunzione di responsabilità può però portare a scioperi più frequenti specie nei servizi pubblici. Lo «stop ai sindacalisti carrieristi nei consigli di amministrazione» lo propugnò già Bruno Trentin, leader della Cgil dal 1988 al 1994. Data l’esperienza italiana, è una misura di pulizia. Ma mal si concilia con l’altra richiesta di avere nelle aziende «consigli di sorveglianza con rappresentanti dei lavoratori, come in Germania». E anche in Germania ci sono stati episodi di corruzione.