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 2017  aprile 21 Venerdì calendario

Napoli, se la scaramanzia regna sovrana. La squadra in bianco cancella l’azzurro

La scaramanzia prima di tutto, anche della storia della città e della tradizione del club. Nel Napoli di De Laurentiis va così. Nel gennaio 2015 il presidente promise a Nello Daniele, il fratello di Pino Daniele che era da poco scomparso, e ai 60.000 del San Paolo che aspettavano la sfida con la Juve che «Napul’è» sarebbe stata da quel giorno l’inno del Napoli. Gli azzurri furono accompagnati per alcune gare da quelle note al loro ingresso in campo ma i risultati interni della squadra di Benitez da quel momento furono deludenti e così «Napul’è» prima è stata anticipata nella scaletta del prepartita e da tempo ormai è scomparsa dalla playlist diffusa allo stadio.
BIANCA O NERA Quest’anno stessa sorte è toccata alla maglia azzurra. Il simbolo del Napoli, evidentemente, ha fruttato pochi punti (24 in 13 partite) e per questo motivo è stato accantonato. L’ultima volta che è stata impiegata in campionato risale proprio alla sfida di andata con il Sassuolo (1-1). Da allora la maglia azzurra è stata messa al bando per questioni scaramantiche. Il Napoli ha iniziato ad indossare la maglia bianca con banda azzurra (16 vittorie, 3 pareggi e una sola sconfitta contro l’Atalanta) e più di recente la maglia nera (con la quale si è vinto contro Lazio ed Udinese). Gli (ex) azzurri hanno giocato in nero pure al Bernabeu, nel tempio del calcio mondiale, e poco importa se per i tifosi è stato un colpo al cuore. L’azzurro si è rivisto solo sporadicamente nelle coppe. Adesso i napoletani ne reclamano il ritorno, come già fecero – con tanto di striscione allo stadio – nel 2014 quando in società si convinsero che era la maglia gialla a portare fortuna. Eppure questo Napoli sembra più forte di ogni scaramanzia.