Libero, 21 aprile 2017
«In mare a otto mesi. Ora nuoto 18 km al dì». Intervista a Gabriele Detti
C’è un nuovo imperatore dello stile libero italiano e non solo. Ha il volto guascone e timido insieme di Gabriele Detti. Il livornese, allenato a Ostia dallo zio Stefano Morini, bronzo olimpico a Rio 2016 nei 400 e nei 1500 e campione europeo, agli Assoluti di Riccione ha messo assegno un triplete mica da ridere: i suoi 400 stile chiusi in 3’43”36 sono il secondo miglior tempo stagionale al mondo e nuovo record italiano (spodestato, dopo 17 anni Rosolino); sui 200 stile ha trionfato col miglior tempo mondiale stagionale (1’46”38), a nove centesimi dal record di Emiliano Brembilla; ma soprattutto ha battuto nella gara più tosta, gli 800 stile, l’amico e rivale Gregorio Paltrinieri, campione europeo e olimpico in carica con un 7’41”64 che è la miglior prestazione mondiale dell’anno finora. E visto che si vola dritti verso i Mondiali di luglio a Budapest, il ciuffo biondo con accento toscano avrebbe di che gongolare: «Invece no, lavoro e basta. Il mio stimolo è andar forte, perché se vado forte mi diverto e faccio divertire».
La prima molla non è la voglia di vincere?
«No, perché non sempre si vince. Prima c’è la passione, da quando la prima volta, a 8 mesi, il mi’ babbo, mi buttò a mare. Mai più uscito. Anzi no, un’estate mi hanno fatto fare un corso di tennis, ma mi stava sulle balle il maestro».
Famiglia di nuotatori?
«A parte lo zio no; però mamma correva, papà vogava. Ci sarebbe un cugino che fa pallanuoto, ma è un’altra cosa».
Pro e contro di aver lo zio per allenatore?
«Parenti lo siamo a Natale, in acqua sei atleta e ascolti. Confidenza un pelo, libertà poche».
Morini è stato anche uno degli allenatori “licenziati” da Federica Pellegrini. Come si costruisce la giusta alchimia atleta-coach?
«Bisogna credere nel progetto. Io mi sono spostato da casa a 17 anni per andare a nuotare ad Ostia. Vabbeh, aiutava sapere che era il mi’ zio, però se non condividi le idee...».
Con Paltrinieri avete sdoganato la figura del nuotatore anche un po’ «cazzaro», non solo vasche e disciplina.
«Ha’ voglia, sennò impazzisci. Di simile io e Greg abbiamo la voglia di fare anche 9 km di allenamento a seduta, 16/18 al giorno. Caratterialmente siamo molto diversi. Io sembro più timido ma è lui il più riservato».
Vi sfidate e punzecchiate?
«Solo fuori dalla piscina, quando non si parla di nuoto, sennò viene a noia».
Una passione extra?
«Mi piace molto il mare, da livornese, ma solo inteso come... spiaggia: ho il terrore di nuotare dove è profonda. Poi sono tifoso di tutto: sono interista, seguo il basket, l’atletica».
E se non fosse uno sportivo?
«Mi mancherebbe l’adrenalina, la voglia di fare, l’agonismo, il volersi migliorare...Tutto!».
Di avversari da battere ne restano pochi...
«Il più duro è sempre... me stesso. Nei 1500 è rimasto Greg. Negli 800 Sun Yang, il cinese: se ha anche qualche aiutino non lo so...».
La bandiera che scende per voi all’Olimpiade?
«A Rio era per Greg, ma ce la siamo vissuta alla grande. Che brividi. Anche se un tizio ci ha massacrato perché la tenevamo al contrario».
Nuota tutte le distanze, ma quella preferita qual è?
«I 400, la più difficile: sprint e lunga nello stesso tempo. Fatta quella, fatte tutte».
Musica preferita?
«Rock: dai Red Hot Chili Peppers in giù».
Quindi è quello che dà la carica in camera di chiamata dentro ai cuffioni?
«No, no. Odio isolarmi, mi piace far caciara. L’unica volta che ho tenuto la musica è stato prima della finale dei 400 a Rio: (abbassa la voce, ndr) mi stavo ca’ando addosso...».