la Repubblica, 21 aprile 2017
«Espiantate quegli ulivi». Dal Tar sì al gasdotto ma arriva un nuovo stop
LECCE Possono ricominciare i lavori di espianto degli ulivi dal cantiere del gasdotto Tap a Melendugno: lo ha deciso il Tar del Lazio, respingendo il ricorso della Regione Puglia contro gli atti ministeriali autorizzativi. Il via libera è una vittoria strategicamente importante ma concretamente effimera per la società Tap, che da maggio dovrà sospendere gli interventi, a causa degli impegni «a non interferire con la stagione turistica» ratificati nel decreto di Valutazione di impatto ambientale. La Regione Puglia comprende la stagione turistica tra maggio e ottobre e ciò significa che, dopo l’espianto degli alberi, non si muoverà pietra nel cantiere per la costruzione della parte finale del gasdotto che parte dall’Azerbaijan e approderà in Salento.
Nei prossimi nove giorni, però, qualcosa accadrà. Perché Trans Adriatic Pipeline è intenzionata a completare l’espianto dei 211 alberi dal cantiere (ne mancano 12 da togliere e 31 da spostare) e a iniziare la costruzione della strada di accesso all’area del pozzo di spinta. La multinazionale vuole incassare un risultato, per dimostrare al Consorzio azero Shah Deniz che in Italia qualcosa si muove e che saranno rispettati gli impegni a completare l’opera entro il 2019 per iniziare le forniture di gas nel 2020. Che l’infrastruttura sia strategica per l’Italia, lo ha ribadito il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: «Un migliore efficientamento energetico fa bene al Paese. Quello che stiamo facendo in Puglia non ha problemi ambientali ma un ritorno positivo».
A interferire sul rispetto del cronoprogramma c’è, tuttavia, la contrarietà di un’ampia fetta della popolazione salentina, che si è unita alla protesta degli attivisti del Comitato No Tap e del Comune di Melendugno. E la rinnovata volontà del governatore Michele Emiliano a proseguire la battaglia: «Riteniamo ingiusto che Tap debba approdare in una delle spiagge più belle d’Europa e sotto un giardino di ulivi», ha detto, ricordando che la Regione ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione con il Governo.
In Salento, il fronte anti-gasdotto suona la carica, come aveva fatto a metà marzo, innalzando le barricate davanti al cantiere, per impedire ai mezzi Tap di portare via gli ulivi espiantati. In tre giorni – 21, 28 e 29 marzo – le forze dell’ordine hanno forzato i blocchi dei manifestanti, ai quali hanno dato man forte pure No Tav e antagonisti. Il 1 aprile, però, sono stati i militari a doversi fermare di fronte ai bambini e alle famiglie che hanno impedito il passaggio dei tir.
E mentre la gente portava avanti la resistenza di piazza, la Regione Puglia ha chiesto al Tar Lazio di sospendere i lavori, paventando «la mancata ottemperanza alla prescrizione Via A44» relativa alle modalità di espianto degli ulivi. I giudici amministrativi hanno sospeso i lavori in via d’urgenza il 6 aprile ma, dopo aver esaminato la questione nel merito, hanno ritenuto infondate le tesi della Regione e sposato quelle del ministero dell’Ambiente. «Il gasdotto Tap è opera strategica – è scritto nella sentenza – per cui il ministero è titolare della facoltà di controllo in ordine alle prescrizioni contenute nella Via».