la Repubblica, 21 aprile 2017
Italia e Stati Uniti, l’alleanza in difficoltà
WASHINGTON La cordialità ufficiale non inganni, Italia e Stati Uniti non sono mai stati così distanti come ora. Spesa militare nella Nato, migrazioni, ambiente, commercio, Russia, Iran: l’elenco delle divergenze e del contenzioso è lungo (quello delle convergenze è scontato). Tanto più che Gentiloni prepara il G7 che presiederà a Taormina, quindi rappresenta anche la posizione europea sui dossier multilaterali.
DIFESA
Non è stato Donald Trump a “imporci” l’obiettivo di destinare il 2% del nostro Pil per le spese militari: quello fu concordato da tutti i paesi Nato molto prima che lui diventasse presidente. Gli americani premono su di noi da anni: facciamo troppo poco per la sicurezza comune. L’Italia risponde con un’argomentazione fragile, sostenendo che i nostri impegni di “peacekeeping” o per i profughi nel Mediterraneo valgono più di quanto ci costano. È come dire che la nostra spesa militare è più efficiente di quella francese o inglese: il Pentagono è scettico. Con Trump la pressione è aumentata, anche se di recente ha smesso di definire “obsoleta” la Nato.
MIGRAZIONI
L’Italia è in prima linea e vuole più solidarietà da Europa e Stati Uniti per i profughi. Trump si è mosso nella direzione opposta, per ridurre il numero di rifugiati siriani (già modesto) che gli Usa accoglievano sotto Obama. I suoi decreti sigilla-frontiere – per quanto bloccati dai tribunali americani – segnalano una visione incompatibile con l’approccio italiano.
CLIMA
L’intera Unione europea resta fedele agli accordi di Parigi per ridurre le emissioni carboniche. Trump li ha ripudiati di fatto con gli ordini esecutivi che rilanciano petrolio e carbone, autorizzano oleodotti e trivellazioni, cancellano le restrizioni all’inquinamento delle centrali o delle auto imposte da Obama. È il primo Earth Day che trova Usa e Ue così distanti sull’ambiente.
COMMERCIO ESTERO
L’industria italiana è “orfana” di quel Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) che per il nostro settore agroalimentare doveva fornire tutele contro la concorrenza sleale del “finto italiano made in Usa”. Trump non si sogna di rilanciare quel trattato ormai finito sul binario morto. C’è invece la possibilità che Washington metta dazi su Vespa Piaggio e acqua San Pellegrino per ritorsione sull’embargo contro la carne agli ormoni.
RUSSIA
Qui paradossalmente era il “primo Trump” quello che piaceva agli europei. Italia e Germania in testa, hanno interessi economici potenti che spingono verso una normalizzazione delle relazioni con Mosca (anche se resta l’ostacolo dell’Ucraina). Il Trump filo-putiniano lasciava presagire un atteggiamento revisionista sulle sanzioni. I più ottimisti erano arrivati a prevedere la rinascita del G8, col ritorno della Russia. Invece ora è tornato il gelo tra il presidente americano e Putin.
IRAN
Di colpo è tornato in gioco l’accordo nucleare. Trump ha avviato il “riesame” di quella storica intesa voluta dal suo predecessore.
Per l’Europa è inaccettabile che il dossier iraniano venga gestito dalla nuova Amministrazione come se fosse una partita bilaterale: sono sette le potenze firmatarie, tra cui Germania Francia Inghilterra. Preoccupa la possibilità che Washington in futuro possa ripristinare sanzioni contro Teheran. Anche questa è una partita dove l’Italia ha interessi economici importanti.
MEDIO ORIENTE, LIBIA
Sul resto dello scacchiere mediorientale e nordafricano, l’Italia deve concentrare un’attenzione particolare alla Libia: un’emergenza alla quale Trump non ha mai dedicato attenzione, e su cui anzi ora esclude che gli Usa possano avere un ruolo. Viceversa la nuova Amministrazione ha fatto rullare tamburi di guerra sulla Siria. Senza che si capisca bene quanto è disposta a investire militarmente in quell’area (Trump fu durissimo in campagna elettorale nel condannare l’invasione dell’Iraq, Bush 2003). Per gli europei è indigesto anche l’appoggio incondizionato al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Ventilando la possibilità di rinunciare al principio dei “due Stati” per risolvere la questione israelo-palestinese, Trump ha allargato la distanza che lo separa dalla maggior parte dei paesi europei. Più in generale l’imprevedibilità di Trump, l’accumularsi di svolte repentine in politica estera, creano un’incertezza permanente per l’Italia e l’Europa.
BREXIT
Anche qui siamo nel campo dell’innovazione costante. Trump esordì come il primo presidente americano apertamente ostile al progetto europeo. Appoggiò Brexit e arrivò a dire che altri paesi europei avrebbero seguito l’esempio britannico. Di recente ha smussato le asperità ed è tornato a posizioni più classiche. Finché dura. Perché comunque lui ha iniziato a costruire un rapporto privilegiato con Theresa May, ribadito in questi giorni dopo l’annuncio delle elezioni anticipate. Un’eventuale vittoria di Marine Le Pen potrebbe “ispirare” a Trump nuove avances verso i populismi anti-europei. Le sue predilezioni verso i leader autoritari sono state confermate dalla telefonata di calorose congratulazioni a Erdogan dopo il referendum.