la Repubblica, 21 aprile 2017
L’amaca
Inseguire una persona per la strada con la telecamera in mano non è “chiedere un’intervista”. È imporla. E magari giocarsela da “informazione imbavagliata” se il braccato tenta la fuga o risponde picche, come ha fatto Beppe Grillo a Genova con il cronista di un’emittente locale. La disparità di potere e di reddito che quasi sempre divide la preda dal cacciatore (a vantaggio della preda, che in genere è un politico o una star, e nel caso di Grillo entrambe le cose) non può e non deve fare testo. La facoltà di non rispondere è concessa da parecchie giurisdizioni, dunque può ben esserlo nel campo dell’informazione, il cui ruolo inquirente non è altrettanto codificato.
Spero non si adombrino valorosi cacciatori di notizie, quasi sempre animati dalle migliori intenzioni e spesso malpagati, se dico di riconoscere alla preda il diritto di fuga, e di parteggiare per istinto, prima ancora che per ragionamento, per la sua libertà di sottrarsi, di non esserci, di riservare ad altri luoghi e altri momenti il suo dovere di replica. Quando Grillo dice al cronista che lo bracca “parlo con te solo se prima mi fai parlare con tua mamma” dice la cosa più umana e condivisibile che gli sia sfuggita di bocca negli ultimi anni.