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 2017  aprile 01 Sabato calendario

L’accademia col genio compreso

Londra, esterno giorno, piena primavera: alla Central Saint Martins, la miglior accademia di arti varie al mondo, c’è grande fermento. Tra qualche ora inizia il Degree Show, una specie di saggio di fine anno che diventa l’evento da non perdere, nel calendario culturale britannico (quest’anno dal 24 al 28 maggio). Quattro giorni di follia artistica, nervi tesi e collaborazioni tra cervelli, in cui gli studenti hanno l’occasione di presentare – e vendere – le proprie opere. Rihanna e Lady Gaga vengono a fare razzia delle collezioni dei futuri stilisti. Un semplice scambio di biglietti da visita, o una stretta di mano, possono trasformare uno studente nel prossimo autore del desiderio.

Clayton Pettet – un ventenne dalla testa rasata, con pantaloni neri a sigaretta e anfibi – è all’ultimo anno di studi. Ha realizzato una gigantesca videoinstallazione che mostra un ragazzo dalla pelle verdastra e i capelli verdi fluo sdraiato su un letto. Il suo lavoro vale 700 mila euro; Il direttore dell’accademia gli ha permesso di stabilire liberamente il prezzo. Siamo in un mondoa parte. Come tutti gli studenti dei nove corsi della CSM (moda, teatro, musica, pittura, persino lavoro a maglia...), Clayton è un fascio di nervi. In questa torre di Babele artistica, che dal 2015 ha sede in un edificio di King’s Cross (costo dei lavori di ristrutturazione: 240 milioni di euro), sono attesi 40mila visitatori. Ai quattro angoli di questa Hogwarts della creatività i ragazzi stanno ultimando le loro produzioni: alcuni hanno lunghi abiti di lana e sopracciglia rosa, ma ci sono anche giovani qualunque con scarpe Reqins nere e ragazze dal look futuristico-minimalista. La normalità, se così si può dire, in versione Central Saint Martins.
Tra le persone in attesa degli ospiti gira Aisha Caan, ex docente della scuola, che non manca mai un Degree Show. Ricchissima, ormai svolge il ruolo di mecenate ed è molto coinvolta nella vita dell’istituzione (c’è anche un premio che porta il suo nome); si prende cura dei suoi protetti, li incoraggia. Come altri milionari dall’occhio lungo, Aisha monitora con attenzione i suoi virgulti. Sa che il 40 per cento delle opere presentate nei prossimi quattro giorni acquisteranno rapidamente valore, e se ne compiace: «La maggior parte degli studenti che vedrò oggi diventerà famosa. La CSM è un vivaio incredibilmente fertile per gli amanti dell’arte».
A pochi passi di distanza, Willie Walters, bionda e filiforme, passeggia per i corridoi e distilla gli ultimi consigli. Questo Degree Show ha un sapore speciale per lei: domani andrà in pensione. Durante i 18 anni in cui ha guidato il corso di Moda ha visto crescere dei fenomeni, tra cui Stella McCartney e Alexander McQueen.
Alla CSM ognuno deve trovare la sua strada: Damon Albarn voleva studiare pittura e ha scoperto la musica. Anche se gli insegnanti si sbagliano di rado nella selezione degli studenti, è sempre difficile capire chi sarà il prossimo a fare il botto. «Quando Stella McCartney è arrivata alla Saint Martins», ricorda Willie Walters, «era una studentessa defilata, quasi invisibile, ma con una volontà di ferro. Aveva un’ottima manualità e dal primo semestre le era già chiaro ciò che voleva realizzare: una moda commerciale, per tutti, da grandi numeri».
Oggi non è presente, ma John Galliano – studente della scuola per tre anni prima di diventarne l’ambasciatore – di solito è un ospite fisso ed è anche protagonista di un aneddoto leggendario: qualche anno fa, mentre troneggiava nel parterre alla sfilata del Master di moda maschile (solo 30 eletti, su mille richieste), è rimasto così stupito dalla competenza tecnica di uno degli studenti da acquistarne al volo metà della collezione. Kim Jones, il fortunato, ha visto la propria carriera partire a razzo: dopo essersi formato da Hugo Boss e Mulberry, è stato da poco nominato direttore artistico uomo di Louis Vuitton.
Tutti i docenti dei corsi frequentati da Galliano nei primi Anni 80 lo ricordano totalmente concentrato sulla moda: trasportava ossessivamente carriole piene di schizzi e di tessuti e aveva una creatività eccezionale. Appena diplomato, possedeva già tutte le conoscenze necessarie per lanciare il suo brand. Un alieno. Non si trova ogni anno un Galliano, ma la multinazionale francese LVMH, sempre alla ricerca di nuovi talenti, ha voluto lasciare la propria impronta nell’accademia, tanto da dare il proprio nome a una delle sale della scuola. Ogni anno, dal 2011, questo gigante del lusso offre una borsa di studio ai primi tre studenti del corso di moda maschile e femminile. Un premio che non solo copre le tasse scolastiche dei fortunati (anche se il costo non è eccessivo), ma apre loro le porte dei marchi del gruppo.
E così, per esempio, che Riccardo Tisci è entrato a far parte di Givenchy, da dove è uscito solo 12 anni dopo.
Ogni anno decine di migliaia di giovani artisti fanno domanda per accedere a uno dei corsi della CSM. La procedura prevede dei colloqui e la presentazione di un portfolio, ma alcuni sono disposti a tutto pur di raggiungere i loro fini. Nei primi anni 2000, Mathangi Arulpragasam, in arte M.I.A., irrequieta artista dello Sri Lanka, sognava di essere accettata al corso di videoarte, uno dei più richiesti: in quel periodo avevano fatto domanda 16.000 aspiranti ai soli venti posti disponibili-. Studentessa degli Stati Uniti, M.I.A. non possedeva i requisiti necessari e oltretutto aveva inoltrato la domanda oltre il termine ultimo previsto. Ha cominciato a telefonare ogni giorno, all’ora di pranzo, al decano, Jeremy Till, e a supplicarlo di accettarla: «Se non verrò presa, diventerò una prostituta». Il ricatto ha funzionato: Till, alla fine, ha deciso di ammetterla, riconoscendo che aveva maggior inventiva rispetto agli altri candidati che avevano seguito l’iter tradizionale di ammissione.
All’improvviso la sirena dell’allarme antincendio paralizza l’aria. Lo show viene fermato proprio nel momento in cui l’edificio è pieno di invitati. Nel backstage è il panico: le modelle vogliono uscire a tutti i costi, gli studenti corrono, il servizio di sicurezza si affanna per evacuare la scuola. Ma gli insegnanti rifiutano di fermarsi, non se ne parla di annullare il Degree Show: le conseguenze sarebbero troppo importanti. Gli studenti devono trovare uno stage e lavorare sui loro progetti per ottenere visibilità. L’obiettivo della Central Saint Martins è che a cinque anni dal diploma tutti gli studenti – provenienti da una cinquantina di nazioni – siano in grado di dar vita a un proprio brand. «Ma questa è solo la punta dell’iceberg: noi formiamo anche le sartine, le mani d’oro dell’alta moda», racconta Jeremy Till.
Dopo mezz’ora di accesa discussione tra docenti e security, e senza che le fiamme siano divampate, si scopre cosa ha fatto scattare l’allarme antincendio: un abito ha maniche particolarmente voluminose, e il modello che lo indossa ha inavvertitamente premuto il pulsante rosso sulla parete. Il nervosismo di fine anno contrasta con l’abituale informalità dei rapporti tra studenti e insegnanti. Nella mensa, che offre menu senza glutine con sottofondo di musica folk, il professor Alex Schady discute con le allieve Zarina e Gabrielle. Le due amiche hanno lanciato l’anno scorso un sito di critica teatrale delirante The White Pube (Il pube candido). Hanno avuto successo, le loro opinioni sono seguite e cominciano ad avere un impatto anche al di fuori della scuola. «Volevano creare qualcosa di diverso», spiega l’insegnante. «Io le ho solo incoraggiate a non porsi limiti. Il loro sito è unico e le critiche sono pertinenti, per questo comincia a imporsi».
All’ultimo piano è l’ora dell’aperitivo. Tra donatori e filantropi, incontriamo i rappresentanti del gruppo L’Oréal, dell’agenzia pubblicitaria americana MullenLowe e una consigliera di Tony Blair. Gli studenti non sono invitati, ma l’argomento principale di conversazione è il loro talento. «Qui l’insegnamento è interattivo e tutte le discipline possono creare dei ponti», spiega Jean-Charles de Castelbajac, docente alla fine degli Anni 90.
Mentre altri Paesi vogliono catalogare e inquadrare gli studenti il più in fretta possibile, la scuola di Granary Square li incoraggia a seguire le discipline a loro meno note, spingendoli quasi a essere bocciati per ricominciare. E i risultati arrivano: in settembre, dei 78 brand presenti alla Settimana della moda di Londra, quaranta erano diretti da ex allievi dell’accademia. Nell’ultima classifica del sito Business of Fashion, che valuta 54 istituzioni di 17 Paesi, la Saint Martins ha spodestato dal primo posto il Royal Art College nella categoria delle lauree magistrali.
Jean-Charles de Castelbajac pensa che il successo della scuola risieda «in una politica del fallimento, della rottura». Un paradosso vincente, spiegato da numerosi esempi: Tom Hardy, studente di teatro nel triennio 19982001, nel periodo in cui era più violento, beone e tossico è stato preso nella serie tv Fratelli al fronte. Era un tipo impossibile, ma era molto richiesto prima ancora di finire gli studi. Nel 2013, per il 50esimo anniversario del corso teatrale, l’attore ha reso omaggio alla CSM che non lo ha mai abbandonato, nonostante tutto.
Un altro esempio: prima dell’installazione del giovane nudo con i capelli verdi, Clayton Pettet aveva già alzato l’asticella della sfrontatezza. «Durante il primo anno», racconta, «ho voluto realizzare una performance intitolata La scuola si è presa la mia verginità. Gli insegnanti sapevano cosa c’era in ballo – Pettet pensava di perdere la verginità anale di fronte al pubblico – ma hanno comunque incoraggiato l’esperimento. Anche se alla fine non ha realizzato la sua promessa di rottura, Clayton è stato preso in mezzo dagli hater, quelli che distribuiscono odio e distruzione nei commenti su internet. Una delle insegnanti, di Clayton, Sarah Cole, si è fatta avanti dicendogli: «Ricordati chi sei. Mantieni il controllo e tutto andrà bene». Insegnare il fallimento è forse il vero lusso di una scuola d’arte.