Panorama, 16 febbraio 2017
Cuore di maiale
Non è pericoloso. Non stiamo creando mostri. E non lo stiamo facendo per divertimento. Lo facciamo per far sì che in futuro ci sia una maggiore disponibilità di organi per chi è in attesa di trapianto». Le parole dello scienziato Hiromitsu Nakauchi di Stanford si riferiscono a un filone di ricerca destinato a rivoluzionare il mondo dei trapianti e a sollevare, quando il momento verrà, inevitabili controversie: far crescere cellule staminali umane in animali (per esempio maiali, ma anche mucche) e utilizzare questi ultimi come fabbriche di organi pronti all’uso, da trapiantare in chi ne ha bisogno.
Due esperimenti di questo tipo sono appena stati realizzati: uno, quello guidato da Nakauchi, è stato condotto su ratti e topi (lo ha pubblicato Nature); l’altro, più avanzato, è stato effettuato da biologi del Salk Institute of biological studies in California su embrioni di maiale che ospitavano cellule staminali umane (su Cell). L’obiettivo finale, in entrambi i casi, è ottenere organi di ricambio cresciuti in un ambiente «naturale» (l’utero di un mammifero) ma originati dalle stesse cellule del paziente in attesa di trapianto, così da superare il rischio di rigetto.
Quello che il team di scienziati nippo-americani ha fatto è stato inserire in una femmina di ratto, privata dei geni per fabbricare il proprio pancreas, cellule staminali di topo (ratti e topi sono specie diverse dal punto di vista biologico); durante la gestazione, le cellule staminali si sono trasformate in isole del pancreas, e sono state prelevate e impiantate in topi diabetici (dove hanno curato la malattia). «Il risultato dell’esperimento è molto promettente, possiamo pensare a un futuro trapianto nell’uomo di organi cresciuti in animali» ha detto Nakauchi.
Ancora più di frontiera ciò che ha realizzato in California Juan Carlos Belmonte, dopo quattro anni di studi e 1.500 embrioni animali: ha preso cellule staminali umane e le ha iniettate in un embrione di maiale, che è poi cresciuto nell’utero di una scrofa. Dopo quattro settimane, le cellule umane avevano formato i precursori del pancreas, cellule potenzialmente pronte a far crescere quest’organo fino al suo sviluppo completo.
La prospettiva è ottenere in tal modo anche altri tipi di tessuti, compresi cuore, reni, fegato. «L’animale che risulta da questo mix è una chimera, una combinazione di due specie diverse»-spiega Belmonte. «A questo punto, dopo la nascita dell’animale, potremo prelevare l’organo richiesto, che sarà umano perché originato da cellule umane, e darlo a chi è in attesa di trapianto».
Se i primi esperimenti hanno avuto successo, la strada non è però priva di ostacoli. Tecnici (il metodo va perfezionato) ed etici. «Dovremo confrontarci non solo con altri scienziati e con politici» scrive Belmonte su Scientific American «ma anche con l’opinione pubblica e affrontare nuovi dilemmi etici e sociali». La ricerca di Belmonte è stata finanziata da fondi privati: negli Usa esiste, dal 2015, una moratoria che impedisce l’uso di fondi federali per studi su chimere uomo-animale. Lo scorso agosto i National Institute of Heath hanno proposto di revocare il bando, ma la questione dovrà essere esaminata da una commissione di esperti. E con la nuova amministrazione Trump, riflette il New York Times, è tutta da vedere se esperimenti con cellule umane in creature chimeriche saranno ancora possibili.