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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

Perché potrebbero essere scagionati

1 Cosa significa che la Cassazione ha accolto il ricorso dei legali di Olindo e Rosa?
Negli ultimi anni è emerso che gli inquirenti avevano raccolto sulla scena del crimine alcuni reperti. Raccolti, ma mai analizzati. La difesa dei coniugi, intenzionata a chiedere la revisione del processo, da tempo chiede che siano esaminati con la formula dell’incidente probatorio. Ma per quasi due anni i Tribunali di Como e Brescia si sono rimpallati la responsabilità su chi avesse la competenza territoriale per autorizzarli. La Cassazione ha deciso che dovrà occuparsene Brescia.
 
2 Quali sono i “nuovi” reperti che non sono mai stati analizzati?
Anzitutto quattro capelli ritrovati sulla felpa del piccolo Youssef: uno castano chiaro, uno nero di 1,5 centimetri e altri due sulla parte posteriore del maglione. Ancora, i margini subungueali e dei polpastrelli il cui materiale prelevato è conservato in dieci provette sigillate. Fatto di cui nulla si è saputo al processo. Nell’istanza gli avvocati della coppia, Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D’Ascola, hanno chiesto nuove analisi anche sui margini subungueali e dei polpastrelli di Raffaella Castagna. Paola Galli. Valeria Cherubini, tuttora conservati, dei giacconi di Raffaella Castagna e Valeria Cherubini, mai analizzati, e del giaccone di Paola Galli, su cui fu svolta solo un’analisi parziale. La difesa ha chiesto anche nuove analisi su un accendino rinvenuto sulla scena del crimine (l’appartamento fu dato alle fiamme) e su una macchia di sangue denominata F43, rinvenuta sul balconcino di casa Castagna, il cui esito genetico all’epoca fu definito «non interpretabile». All’ufficio corpi di reato del Tribunale di Como sono presenti reperti che potrebbero essere esaminati con le tecniche moderne: un mazzo di chiavi, vestiti, mozziconi di sigaretta, la memoria del cellulare di Raffaella Castagna (all’epoca furono rinvenuti due telefonini). La difesa potrebbe chiedere di allargare le richieste a questi oggetti.


 
3 Quando verranno analizzati, che cosa potrebbero “raccontare”?
Sulla scena del crimine furono rinvenute tracce di vittime, soccorritori, carabinieri, perfino di sconosciuti. Ma nessuna traccia di Olindo e Rosa, tanto che il Ris fu chiamato a deporre dalla difesa. Com’è possibile che, se sono loro gli assassini di una mattanza del genere, non ci siano tracce? I capelli sulla felpa di Youssef, i margini subungueali e dei polpastrelli, i giacconi, il mazzo di chiavi e l’accendino, ma pure l’analisi di tracce all’epoca definite «non interpretabili» potrebbero portare a individuare uno o più dna. Se non appartenesse alla coppia, né alle vittime, né ai soccorritori, né ai carabinieri, potrebbe raccontare che le cose, quel giorno, andarono diversamente. L’analisi della memoria del telefonino di Raffaella potrebbe fornire invece qualcosa in più sulle chiamate e gli ultimi sms, dato che non fu terminata l’analisi dei tabulati telefonici dopo la confessione di Olindo e Rosa.


 
4 E possibile che venga chiesto e ottenuto un nuovo processo?
Con nuove prove è possibile chiedere la revisione del processo. Competente sul caso è il Tribunale di Brescia.


 
5 Nel frattempo, che cosa chiede il ricorso alla Corte europea e a che punto è?
Il ricorso fu presentato qualche mese dopo la condanna definitiva del 3 maggio 2011, per violazione dell’articolo 6 del Trattato per i diritti dell’Uomo, sull’equo processo. La difesa lamentò il taglio a processo di 70 testimoni, il modo in cui avvennero le confessioni e in cui il testimone sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, giunse ad accusare Olindo. E, ancora, le motivazioni delle condanne dei tre gradi di giudizio, che avevano fatto dire alla Cassazione che sul caso si addensavano «numerosi dubbi e aporie». Se Strasburgo condannasse l’Italia, il caso potrebbe essere riaperto per effetto della sentenza 113/2011 che la Corte Costituzionale emise un mese prima della condanna dei coniugi. I tempi per una decisione dovrebbero ormai essere maturi.


 
6 In base a quali prove o indizi a suo tempo Olindo e Rosa furono condannati?
Essenzialmente tre prove. Le confessioni ritrattate: in primo grado vennero considerate «dettagliatissime» e dunque giustificavano la condanna. In secondo grado, venne fuori che non erano affatto dettagliatissime, ma i giudici ritennero che Olindo e Rosa avessero mescolato fatti veri e falsi per tenersi aperta la porta della ritrattazione, avvenuta molti mesi dopo. La seconda prova fu la testimonianza di Mario Frigerio, il quale sostenne per 15 giorni che ad aggredirlo era stato un uomo olivastro sconosciuto ed esperto di arti marziali, più alto di lui di dieci centimetri, invitando a cercarlo tra gli extracomunitari che frequentavano casa di Raffaella Castagna. Ma il 26 dicembre 2006 ai magistrati riferì che ad aggredirlo era stato il noto vicino di casa, bianco e più basso di lui di un centimetro. Sei giorni prima era stato il comandante dei Carabinieri di Erba a fargli per primo, e più volte, il nome di Olindo. E Frigerio disse in aula che da quel momento lui si liberò e ammise. In realtà, come documentò (solo) Oggi, in due intercettazioni ambientali successive a quell’incontro, Frigerio disse al suo avvocato di non ricordare nemmeno l’attaccatura dei capelli dell’aggressore e ai figli di non aver nulla da dire di nuovo ai magistrati.
Quelle intercettazioni furono respinte in appello. La terza prova è una macchia di sangue sul battitacco della Seat di Olindo su cui, stando ai verbali, salirono gli stessi carabinieri entrati poco prima nel palazzo della strage. In aula tuttavia i carabinieri smentirono i propri verbali, sostenendo che a salire sull’auto fu solo un ulteriore militare che a verbale non c’è e che era l’unico a non essere stato sul luogo della strage. Nessuna foto scientifica attesta la presenza della macchia sull’auto: c’è una foto normale con disegnato un cerchietto e si dice che la macchia sia stata trovata lì dentro.


 
7 Perché la difesa di Olindo e Rosa contesta le tre “prove”?
Le confessioni furono rilasciate guardando le foto della strage. A Rosa, che non sa leggere, furono ripetute tutte le dichiarazioni del marito, che lei confermò. Nonostante questo, su Olindo i legali contarono 243 incongruenze, su Rosa il numero di errori è di gran lunga superiore. Sul perché una persona decida di confessare il falso esiste una casistica enorme: per Olindo e Rosa ci sono pure le intercettazioni ambientali, in cui Olindo, «per far finire questa storia», voleva sconfessare per paura di perdere sua moglie. D’altra parte un magistrato glielo aveva detto l’ultima volta che aveva negato di essere il colpevole: «Basta, ora sua moglie viene trasferita di carcere, va da un’altra parte e lei non la vede più». La difesa provò a contestare in aula a Como la genuinità del ricordo di Frigerio (il nome glielo aveva fatto per primo il comandante dei carabinieri, il quale in aula io negò nonostante le intercettazioni), ma venne attaccata, anche dai giornali e dalle tv. Sulla macchia di sangue, in teoria, dovrebbe far fede un verbale di un pubblico ufficiale.


 
8 Un nuovo processo potrebbe rimettere in discussione anche queste tre “prove”?
Dipende da cosa scopriranno le indagini difensive. O dalla decisione di Strasburgo, che sarà basata proprio sul giudizio scaturito da queste tre prove.


 
9 C’erano piste alternative?
Esistevano per i Carabinieri una pista famigliare e una inerente la vendetta trasversale. Ma abbiamo documentato nello speciale su Oggi.it che le indagini puntarono subito su Olindo e Rosa.


 
10 Esistono prove o testimonianze non prese in considerazione nei precedenti processi?
Un tunisino, Ben Brahim Chencoum, si recò dai Carabinieri il 16 e il 25 dicembre 2006, asserendo di aver visto tutt’altro dall’esterno della corte di via Diaz. In quel momento non c’erano indagati (Olindo sarà indagato il 26) ma i Carabinieri di Erba inspiegabilmente non diedero seguito alle sue dichiarazioni fino a dopo che Olindo e Rosa confessarono. Al processo nessuno fu in grado di rintracciarlo. Anni dopo si è scoperto che in quel momento era in prigione. Su Oggi documentammo le numerose contraddizioni del verbale di repertamento della macchia sull’auto, confrontandolo con le foto originali dei Carabinieri e l’audizione in aula del brigadiere che svolse il repertamento.
Sempre Oggi svelò le intercettazioni che sarebbero poi state respinte in appello e che erano scomparse alcune intercettazioni di Frigerio (mancano audio e traccia sul brogliaccio): una riguardava l’incontro tra i carabinieri e il testimone la mattina di Natale. Le altre sono quelle che vanno da quando il medico doveva saggiare la bontà dei suoi ricordi fino al 3 gennaio. Nessuno di questi elementi è entrato a processo.