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 2017  aprile 20 Giovedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - ESAUTORATO CANTONEREPUBBLICA.ITROMA - Un anno fa, dopo gli scandali di Expo e Mafia Capitale, venne approvato il nuovo codice degli appalti, una legge delega, che dava un importante ruolo di  intervento e prevenzione all’Anac di Raffaele Cantone

APPUNTI PER GAZZETTA - ESAUTORATO CANTONE

REPUBBLICA.IT
ROMA - Un anno fa, dopo gli scandali di Expo e Mafia Capitale, venne approvato il nuovo codice degli appalti, una legge delega, che dava un importante ruolo di  intervento e prevenzione all’Anac di Raffaele Cantone. Il passaggio del nuovo codice che attribuisce più poteri è il comma 2 dell’articolo 211. Che lo scorso consiglio dei ministri ha deciso di abrogare. Una scelta che ha suscitato immediate polemiche di fronte alle quali il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha precisato: "Dobbiamo verificare, perché se le norme producono questi effetti, il Consiglio dei ministri deve fare una riflessione".

Sono stati ridimensionati i poteri di intervento dell’Anticorruzione, che consentivano di intervenire in casi di macroscopica irregolarità senza aspettare un giudice. Secondo quanto riferisce l’Huffington Post, all’Anac, appresa la notizia, Raffele Cantone è rimasto esterrefatto (LEGGI L’ARTICOLO). Essendo stato scavalcato il Parlamento, il ’colpo di mano’ appare di dubbia legittimità giuridica (perché è stato scavalcato il Parlamento) e di forte impatto politico.

In commissione Lavori Pubblici del Senato, dove il codice ha preso forma, i relatori sono furibondi. Interpellati dall’HuffPost, Stefano Esposito e Raffaella Mariani, dicono: "Questa soppressione è un atto grave e i responsabili devono assumersene la responsabilità. Siamo di fronte a una violazione del rapporto tra Parlamento e governo, con l’abrogazione di uno strumento innovativo, l’articolo 2 appunto, voluto dal Parlamento. Uno strumento fortemente innovativo, col conferimento all’Anac di poteri sostanziali. Chiediamo al presidente Gentiloni e al ministro Delrio che venga posto rimedio a questo blitz che qualcuno ha compiuto".

"Chi vuole depotenziare l’Anac? Che poi significa: chi vuole proteggere la corruzione in Italia a discapito dei cittadini onesti?" chiede su Fb la deputata M5s Roberta Lombardi, "Con un colpo di spugna l’Anac ha perso i suoi poteri". "Il comma 2 è abrogato. Molte volte

i cittadini mi chiedono dove inizia la corruzione. Ecco, inizia da lì: da una semplice ed innocua frase come quella messa sopra tra virgolette" scrive la deputata che aggiunge "chi ha materialmente scritto quella riga di legge è sconosciuto al momento".

HUFFINGTON POST

Il colpo, violento, all’Anac di Raffaele Cantone è nella soppressione di un "comma", avvenuta allo scorso consiglio dei ministri, quando sul tavolo è arrivato il nuovo codice degli appalti. Qualche "manina" o "manona", con un tratto di penna, ha ridimensionato i poteri di intervento dell’Anticorruzione, che consentivano di intervenire in casi di macroscopica irregolarità senza aspettare un giudice. All’Anac, appresa la notizia, Raffele Cantone è rimasto esterrefatto. Trapela irritazione, rabbia, per quello che sembra un colpo di mano di dubbia legittimità giuridica (perché è stato scavalcato il Parlamento) e di forte impatto politico, e non solo. Andiamo con ordine. Un anno fa, dopo gli scandali di Expo e Mafia Capitale, viene approvato il nuovo codice degli appalti, una legge delega, che dà un importante ruolo all’Anac di Raffaele Cantone. Di intervento e prevenzione. Il passaggio del nuovo codice che attribuisce più poteri è il comma 2 dell’articolo 211. Eccolo:

"Qualora l’Anac, nell’esercizio delle nuove funzioni, ritenga sussistente un vizio di legittimità in uno degli atti della procedura di are invita mediante atto di raccomandazione la stazione appaltante ad agire in autotutela e rimuovere altresì gli eventuali effetti degli atti illegittimi, entro un termine non superiore a 60 giorni. Il mancato adeguamento della stazione appaltante alla raccomandazione vincolante dell’Autorità entro il termine fissato è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria entro il limite minimo di euro 250 e il limite massimo di 25.000 posta a carico del dirigente responsabile [...]"

È, evidentemente, il punto cruciale, perché consente di intervenire in tempi certi senza lasciare tutto alla magistratura ordinaria, che ha tempi fisiologicamente più lunghi. Nel corso della discussione parlamentare il Consiglio di Stato suggerisce pareri "non vincolanti" e suggerisce un paio di riformulazioni, che mantengono il principio e il ruolo centrale dell’Anac. Dunque, quando il provvedimento arriva in cdm per il "tagliando" dopo un anno, previsto dalla legge stessa, è frutto della sovranità del Parlamento che sceglie di mantenere la sua formulazione di fronte a pareri che non lo obbligano a cambiarla da parte del Consiglio di Stato. È a questo punto che scatta la "manina" o la "manona", nella distrazione evidentemente del consiglio dei ministri del governo Gentiloni. Ecco la modifica, asciutta, che con un tratto di penna toglie il potere principale all’Anticorruzione:

All’articolo 211 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni:

al comma 1, primo periodo, dopo le parole "esprime parere" sono inserite le seguenti: "previo contraddittorio"il comma 2 è abrogato

Abrogato. In commissione Lavori Pubblici del Senato, dove il codice ha preso forma, i relatori sono furibondi. Interpellati dall’HuffPost, Stefano Esposito e Raffaella Mariani, dicono: "Questa soppressione è un atto grave e i responsabili devono assumersene la responsabilità. Siamo di fronte a una violazione del rapporto tra Parlamento e governo, con l’abrogazione di uno strumento innovativo, l’articolo 2 appunto, voluto dal Parlamento. Uno strumento fortemente innovativo, col conferimento all’Anac di poteri sostanziali. Chiediamo al presidente Gentiloni e al ministro Delrio che venga posto rimedio a questo blitz che qualcuno ha compiuto".

Il qualcuno, interpellate diverse fonti del governo, non è identificabile al momento. È certo che, come si dice in questi casi, delle due l’una: o i ministri non leggono i provvedimenti che approvano oppure sono complici. E giù si sente il rumore del rullo dei tamburi pentastellati. Andrea Cioffi, capogruppo M5s in commissione lavori pubblici, ci va giù duro: "L’abrogazione di quella norma, per l’ennesima volta, dimostra come il governo non voglia effettivamente combattere la corruzione. Il ministro Delrio è totalmente responsabile dell’accaduto. Domando: si depotenzia l’Anac per tutelare chi? La burocrazia che deve gestire gli appalti? Le imprese che vi partecipano? L’effetto è chiaro: va tutto nelle mani della magistratura ordinaria che con la sua lentezza alimenta quell’inefficienza del sistema, nella quale si perpetua il contesto che favorisce pratiche di corruzione". A proposito, il provvedimento è stato già firmato dal capo dello Stato. È legge.

ILFATTO.IT

Lo hanno silenziato con un rapido tratto di penna. Anzi di gomma. È bastato cancellare un comma dal nuovo codice degli appalti per ridimensionare i poteri dell’Autorità nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone. Come racconta l’Huffington Post, infatti, il consiglio dei ministri ha approvato le disposizione integrative e correttive al nuovo codice degli appalti. Solo che dentro c’era anche una norma piccola piccola con un effetto enorme: cancellare i poteri che consentivano a Cantone di intervenire nei casi di irregolarità senza aspettare il giudice ordinario. E adesso che tutto il Paese se ne è accorto il governo prova ad andare ai ripari. “Non c’è nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell’Anac. Il presidente Paolo Gentiloni in missione a Washington, è stato in contatto con Cantone. Sul punto sarà posto rimedio già in sede di conversione del Dec e in maniera inequivocabile”, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi alle agenzie di stampa. Come dire: i poteri di Cantone sono stati aboliti per sbaglio. E pazienza se qualcuno deve averlo materialmente scritto quel comma che elimina le prerogative riconosciute all’Anticorruzione un anno fa.

Dopo gli scandali di Mafia Capitale e di Expo, viene approvata in pompa magna la legge delega con il nuovo codice degli appalti. Al comma 2 dell’articolo 211 ecco i nuovi poteri di Cantone: “Qualora l’Anac, nell’esercizio delle nuove funzioni, ritenga sussistente un vizio di legittimità in uno degli atti della procedura di are invita mediante atto di raccomandazione la stazione appaltante ad agire in autotutela e rimuovere altresì gli eventuali effetti degli atti illegittimi, entro un termine non superiore a 60 giorni. Il mancato adeguamento della stazione appaltante alla raccomandazione vincolante dell’Autorità entro il termine fissato è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria”.

È la norma fondamentale che consente a Cantone d’intervenire immediatamente senza attendere la magistratura, che per le indagini su eventuali irregolaritàcasi di corruzione ma non solo – ha bisogno ovviamente di tempi più dilatati. In Parlamento, il consiglio di Stato suggerisce alcuni pareri e riformulazioni, strettamente non vincolanti, che in ogni caso non modificano in alcun modo il ruolo dell’Anac. Dodici mesi dopo il suo varo, dunque, il provvedimento torna sul tavolo del consiglio dei ministri per una sorta di “tagliando” dopo un anno dall’entrata in vigore. In teoria bisognava migliorarlo dopo averlo “provato” per dodici mesi.

E in effetti nel comunicato stampa del cdm di giovedì 13 aprile 2017 non si fa alcun riferimento alla modifica dei poteri dell’Anac.  “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo correttivo del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. L’intervento apporta modifiche e integrazioni al Codice, volte a perfezionarne l’impianto normativo confermandone i pilastri fondamentali, in modo da perseguire efficacemente l’obiettivo dello sviluppo del settore”, si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi.

E invece, mentre i ministri erano probabilmente distratti, qualcuno ha sfoderato la penna e la gomma eliminando la principale prerogativa dell’Anticorruzione. “All’articolo 211 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1, primo periodo, dopo le parole ‘esprime parere’ sono inserite le seguenti: ‘previo contraddittorio’. Il comma 2 è abrogato”. Bastano cinque parole – il comma 2 è abrogato –  e Cantone non potrà più intervenire prima dei giudici. Una modifica gigantesca dagli effetti pratici ma anche politici che di fatto è orfana: mistero, infatti, su chi abbia voluto abrogare quel comma.

Il primo esponente dell’esecutivo a intervenire sulla questione, è il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Verificheremo  se in effetti la norma produce quelle conseguenze e sulla base di questo credo si debba fare una riflessione”, ha detto il guardasigilli, mentre altri esponenti del Pd attaccano frontalmente la scelta del governo.

“Questa soppressione è un atto grave e i responsabili devono assumersene la responsabilità. Siamo di fronte a una violazione del rapporto tra Parlamento e governo, con l’abrogazione di uno strumento innovativo, l’articolo 2 appunto, voluto dal Parlamento. Uno strumento fortemente innovativo, col conferimento all’Anac di poteri sostanziali. Chiediamo al presidente Gentiloni e al ministro Delrio che venga posto rimedio a questo blitz che qualcuno ha compiuto”, dicono sempre all’Huffington Post, Stefano Esposito e Raffaella Mariani, relatori del codice in commissione Lavori Pubblici del Senato.

“Con un colpo di spugna l’Anac ha perso i suoi poteri. La legge è passata per il Consiglio dei Ministri che o non ha capito nulla e quindi firma segna leggere le carte oppure è complice, e infine la legge è stata firmata dal Presidente della Repubblica”, scrive invece su facebook la deputata del M5s Roberta Lombardi.  “Chi ha materialmente scritto quella riga di legge è sconosciuto al momento – continua la pentastellata – ma rimane la domanda: chi vuole depotenziare l’Anac? Che poi significa: chi vuole proteggere la corruzione in Italia a discapito dei cittadini onesti? Nel frattempo crollano ponti e cavalcavia. E tra le macerie quelle più evidenti sono quelle della dignità della politica”.