ItaliaOggi, 20 aprile 2017
Riyad si converte all’energia verde
L’Arabia Saudita, primo produttore mondiale di petrolio, apre all’ecologia con l’intento di diversificare il proprio settore energetico. E ha fissato per sé un obiettivo rivoluzionario: produrre il 10% del proprio fabbisogno di elettricità dalle fonti rinnovabili entro il 2023; ma anche sviluppare, fabbricare e esportare tecnologie avanzate per la produzione di energia dal sole, dalla luce e dal vento.
Il ministro saudita dell’energia, Khaled Al-Faleh, ha annunciato 30 progetti per una capacità complessiva di 10 mila megawatts (Mw).
Un primo passo di tutto rispetto per il regno dove l’elettricità è ancora fornita dalle centrali a petrolio e a gas. Una trasformazione profonda che richiederà un investimento stimato intorno ai 50 miliardi di dollari (47 miliardi di euro).
Il ministro saudita ha lanciato il primo bando di gara per la realizzazione della prima centrale solare di 300 Mw e di un parco eolico di 400 Mw. La gara è aperta alle imprese straniere che potranno gestire e utilizzare i nuovi impianti, secondo quanto ha riportato Le Monde.
In Arabia Saudita la riforma del settore energetico è la madre di tutte le battaglie, quella che permetterà di dire se la strategia Vision 2030 lanciata nel 2016 dal potente vice principe ereditario Mohammed Ben Salman, è sulla buona strada. Essa passa da un’altra rivoluzione: l’ingresso in borsa della compagnia nazionale Saudi Aramco che metterà sul mercato il 5% del proprio capitale, la più grande operazione mai realizzata (100 miliardi di dollari pari a 93,3 mld di ). Inoltre, il ministro dell’energia, braccio destro del vice principe ereditario, ha confermato che persiste l’interesse del suo paese per il nucleare, un mercato (2.800 Mw alla partenza) già affollato da francesi (Edf-Areva), russi (Rosatom) e coreani (Kepco).