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 2017  aprile 19 Mercoledì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - REPORT E LE VACCINAZIONIREPUBBLICA.ITIL CASO REPORTROMA - "Se sospendono Report gli italiani sospendano il pagamento del canone"

APPUNTI PER GAZZETTA - REPORT E LE VACCINAZIONI

REPUBBLICA.IT
IL CASO REPORT
ROMA - "Se sospendono Report gli italiani sospendano il pagamento del canone". Lo scrive il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico sul blog di Beppe Grillo, dopo le polemiche seguite a un servizio sui vaccini andato in onda lunedì sera.

Ma Report non sarà chiuso, rassicura la presidente Rai, Monica Maggioni, nella sua audizione in commissione di Vigilanza: "Ho sentito le ricostruzioni più fantasiose. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report. Tanto per sgombrare il campo alle fantasie. Il problema - rimarca Maggioni - non è chiudere o meno un programma, è giusto chiedersi piuttosto se sia stato fatto quanto serviva per garantire un buon prodotto informativo". Nello specifico caso del servizio di Report, si chiede Maggioni, "è stato dato il giusto peso a tutte le voci? La comunità scientifica è stata sentita fino in fondo? Solo così si aiutano i giornalisti a fare meglio il servizio pubblico. Perché bisogna rendersi conto che il servizio pubblico ha un effetto dirompente".

Alle parole distensive di Maggioni, Fico risponde con sufficienza: "Ha detto che Report non si tocca. Va bene così ma mi sembra il minimo sindacale. Su temi come i vaccini bisogna essere attenti al massimo. Lo deve fare Report e lo devono fare le altre trasmissioni. Mi fa piacere che c’è un dibattito sull’informazione che deve essere di alta qualità. Se Report deve essere attento, lo devono fare tutti gli altri, così si rispettano i cittadini che pagano il canone".

Lo stesso Fico poi risponde a Enrico Mentana che su Facebook invoca coerenza: "Quelli del Pd e dintorni che urlavano ’giù le mani da Orfeo’ (il direttore del Tg1, ndr) lo dicano anche per Report. E quelli del M5s che urlano ’giù le mani da Report’ lo dicano anche per Orfeo". Perché, scrive ancora il direttore del Tg La7, "la libertà, il rispetto, l’equilibrio non si esercitano solo per tutelare chi ci piace di più". "Lo dico a Mentana - la replica del presidente della commissione di Vigilanza Rai -: se Report è scomodo e qualcuno vuole chiuderlo, noi lo difendiamo. Il Tg1 ha dati inaccettabili, come quelli sul referendum costituzionale, che evidenziano uno schiacciamento totale sul governo. Orfeo deve rispettare le leggi sulla par condicio e l’equilibrio delle parti. Se si rispettano le leggi non c’è problema, se non si rispettano si critica".

Prima che Maggioni spostasse il dibattito dal destino di Report al dovere di un "controllo qualità" del servizio pubblico, lo stesso Fico aveva esortato "tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità. Un giornalismo che indaga tutte le situazioni opache che hanno portato al salvataggio dell’Unità, così come agli affari di Roberto Benigni. Proprio Benigni qualche anno fa firmava un appello in favore di Report, adesso querela la stessa trasmissione perché ha fatto un’inchiesta su di lui. Questa è l’ipocrisia della sinistra salottiera che pensa solo ai propri interessi".
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Oltre a incitare "gli italiani" a farsi sentire su Twitter usando l’hashtag #SeSospendonoReport, il presidente della commissione di vigilanza Rai ha invitato a un vero e proprio occhio per occhio: "Se sospendono Report, gli italiani sospendano il pagamento del canone". Con un avvertimento: "Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile".

Contro Fico immediata la presa di posizione dei membri dem della commissione di Vigilanza Rai, dal senatore Claudio Martini alla deputata Lorenza Bonaccorsi al senatore e vicepresidente dell’organismo Francesco Verducci, che attacca l’esponente del M5s per "dichiarazioni incompatibili col suo ruolo di presidente della Vigilanza" che è ruolo di "garanzia". "Fico - attacca Verducci - dovrebbe indignarsi per un servizio pubblico che non fa informazione corretta sui vaccini, inammissibile anche se si chiama Report. Fico invece fa finta di nulla ed è intollerabile che il presidente della Vigilanza inciti all’evasione del canone montando ad arte e a scopi propagandistici una polemica non a tutela ma contro il servizio pubblico".

L’accusa a Fico di "propaganda" genera la reazione dei deputati e senatori del M5s in commissione Affari Sociali e Igiene e Sanità, che in una nota rispondono accusando a loro volta Renzi di demagogia: "Riteniamo le vaccinazioni un fondamentale strumento di tutela della salute. Abbiamo un approccio civile, che intende responsabilizzare e coinvolgere maggiormente il sistema sanitario pubblico: cittadini vaccinati sì, ma in modo consapevole. Su un tema estremamente serio come quello dei vaccini non scenderemo sul campo di Renzi, che fa una demagogia politica avvilente e usa la scienza come una clava".

E Matteo Renzi risponde, durante le registrazioni della sua partecipazione a Matrix, su Canale 5: "E’ un atteggiamento strano, quello dei Cinque Stelle sui vaccini. Bisogna smettere questa indecorosa campagna perché sulla salute dei nostri figli non si scherza". Quanto a Report, Renzi respinge l’accusa di essere lui il mandante di una trasmissione che dà fastidio al Pd (il servizio sulle "opache" operazioni per il salvataggio dell’Unità, ndr): "Chiudere Report? Ma figuriamoci! Io non sto chiedendo di chiudere Report, sto chiedendo di vaccinare i figli. Questa è quella che si chiama arma di distrazione di massa. Stanno cercando di spostare l’argomento. Fanno la polemica per svicolare l’argomento, c’è qualcuno nel M5s che dice che i vaccini fanno male". Piuttosto, contrattacca Renzi, sia Grillo a dire "con chiarezza che tutte le sue dichiarazione su vaccini, mammografia, medici sono false, abbia il coraggio di chiedere scusa. E’ una personalità pubblica, ha responsabilità, dica che ha detto una stupidata e si chiude".

Intanto, continuano le critiche al taglio dato al servizio di Report sul vaccino per il papilloma virus, costruito con testimonianze e contributi ritenuti parziali, disinformativi e privi di contraddittorio. Secondo Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, anni e anni di lavoro per diffondere la cultura dei vaccini sono stati vanificati "in mezz’ora di pessimo giornalismo", sentenzia a Effetto Giorno, su Radio 24. Mentre proseguono le manifestazioni di indignazione da parte della comunità degli esperti. Oggi tocca al "Board del Calendario della Vita", che raggruppa nella protesta la Federazione italiana medici pediatri-Fimp, la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica-Siti, la Società italiana di pediatria-Sip, la Federazione italiana medici medicina generale-Fimmg e il Sindacato italiano specialisti medicina legale e le assicurazioni-Sismla.

"I 23 minuti di trasmissione sul vaccino Hpv sono stati terrorizzanti per qualunque genitore in procinto di sottoporre i propri figli a una misura di prevenzione fondamentale per la loro salute futura - denunciano gli esperti -. Il servizio ha promosso la disinformazione e la sfiducia in tutte le istituzioni preposte alla salute collettiva, non soltanto italiane (Ministero della Salute, Aifa, Regioni) ma anche europee, facendo figurare l’Agenzia europea per i medicinali-Ema come un insieme di persone di dubbia trasparenza che ricevono finanziamenti dall’industria farmaceutica, la quale non avrebbe altro scopo se non fare profitto anche se questo comporta danni per i cittadini".

Per il Board, "nel servizio erano presenti numerose palesi inesattezze, a partire dalla dichiarazione che il maschio è ’portatore sano del virus’, ignorando la patologia condilomatosa e tumorale che il virus del papilloma causa anche nel maschio. Ma proprio sul tema principale del servizio si è tralasciata l’informazione sul fatto che ciascun cittadino, con estrema facilità, può segnalare direttamente e autonomamente un evento avverso ai farmaci alle autorità di farmacovigilanza. Più volte nel servizio si è fatto cenno a una presunta resistenza dei medici a segnalare gli eventi avversi lamentati dopo la vaccinazione".

Lo stesso Board incontrerà presto il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, per indicare quali vaccini inserire nella lista degli obbligatori nell’ambito di una legge allo studio che renda obbligatorie le vaccinazioni per le iscrizioni a scuola. "La cui urgenza - spiega Gelli - è dimostrata anche degli accadimenti di questi ultimi giorni, che hanno visto prima un incontro organizzato alla Camera su presunte ’altre verità’ riguardo i vaccini, e poi la messa in onda di una più che discutibile inchiesta da parte di Report sui vaccini contro l’Hpv. Dobbiamo fermare questi irresponsabili ’megafoni’ di menzogne pronti a barattare la sicurezza e la salute delle persone per un po’ di visibilità". All’interno della nuova legge, aggiunge Gelli, "verrano previste anche penalizzazioni, fino alla radiazione, per tutti quei medici che, ancora oggi, continuano a diffondere pericolose notizie fuorvianti in merito ai vaccini arrivando addirittura a sconsigliarne l’utilizzo".

Sconfortato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi. “E’ sconcertante che il servizio pubblico faccia cattiva informazione e danneggi anche la salute dei cittadini in questo modo. Tranne il professor Garattini, che poneva problemi di finanziamento degli studi, la Rai ha sentito personaggi poco autorevoli e senza credibilità scientifica. Sarebbe terribile che – dopo aver visto la trasmissione – i genitori decidessero di non vaccinare le proprie figlie e ora anche i propri figli: perché il vaccino ha dimostrato efficacia e sicurezza su milioni e milioni di persone. E perché non farlo esporrebbe invece a rischi sicuri, visto che il virus contagia praticamente tutte le donne. Esponendo a rischio concreto di ammalarsi di tumore. Io ho vaccinato entrambe le mie figlie e non ho dubbi, è il primo vaccino prodotto dall’uomo contro il cancro. E il quello in arrivo, il nonavalente, proteggerà addirittura contro il 95 per cento di ceppi oncogeni. Uno dei maggiori successi della medicina e con effetti collaterali minimi, febbre e dolore in sede di inoculo. Lì dove ci sono stati effetti più importanti la vaccinazione è stata sospesa per approfondire la cosa. Ed è quindi davvero inaccettabile che una trasmissione televisiva, ripeto sul servizio pubblico, rimetta tutto in discussione>.

SEBASTIANO MESSINA
QUANDO guardi un’inchiesta di Report, e ti accorgi che anziché smascherare il grande imbroglio di chi vuol impedire agli italiani di vaccinarsi - come ti aspetteresti dopo aver guardato il programma di Milena Gabanelli per vent’anni - si sta sostenendo proprio la tesi opposta, e cioè che il vaccino porta malattie, imbrogli, sprechi e corruzione, capisci che è ora di fare qualcosa. Bisogna salvare Report , ma salvarlo da se stesso.

Bisogna assolutamente salvarlo, costi quel che costi, perché la storia del giornalismo d’inchiesta e di denuncia è troppo nobile e preziosa, e perché Report è una bandiera da tenere alta, impedendo che quel giornalismo e quella bandiera possano confondersi con certe bufale avvelenate sul web. E quindi verrebbe voglia di gridare, nonostante tutto, "dieci, cento, mille Report " contro l’invasione delle false verità, come i rivoluzionari del Sessantotto scandivano contro la violenza dell’imperialismo "dieci, cento, mille Vietnam", salvo poi scoprire che anche in quel Vietnam rivoluzionario la difesa dalla violenza finì col diventare l’abuso della violenza.

E anche se Sigfrido Ranucci non somiglia neanche al generale Giap forse sarebbe ora che riunisse il suo stato maggiore e rivedesse con cura l’ultima puntata. Non solo e non tanto la scena in cui l’inviato di Report tende un agguato in un corridoio a Roberto Benigni, mescolando il miliardo e 200 milioni di contributi al cinema (pubblici) con i cinque milioni di perdite (private) del premio Oscar per la sua scommessa sugli Umbria Studios, un frullato di cifre e di nomi che sembrava fatto apposta per indicare un nuovo bersaglio eccellente alla rabbia anti-Casta.

No, il servizio traditore è quello sul vaccino contro il papilloma virus (Hpv). È una faccenda seria, perché riguarda la causa di oltre il 95 per cento dei casi di cancro al collo dell’utero, che solo in Italia sono 6500 l’anno. Ebbene, Report ha deciso di indagare sulle conseguenze indesiderate del vaccino, con un’inchiesta così spiazzante da spingere il conduttore a difendersi dalla bufera di critiche del giorno dopo sostenendo che Report non voleva "mettere in dubbio l’utilità dei vaccini, né ha fatto alcuna campagna contro".

E qui ha sbagliato. Avrebbe dovuto sostenere l’esatto contrario, se avesse creduto nell’inchiesta che ha mandato in onda. Perché se uno ascolta un servizio di 23 minuti dedicato non alle vite salvate dal vaccino ma alle ragazze che dicono "mi hanno riempita di cortisone, di morfina in vena", se uno apprende da un medico di Modena che "il 60 per cento delle ragazze vaccinate presenta reazioni avverse", allora qualche dubbio gli viene.

E quando la giornalista gli mostra un uomo accusato di aver preso una mazzetta per aiutare i produttori del vaccino, quando una dottoressa con il camice bianco racconta che nelle fiale ha trovato "alluminio, polveri di silicio, di rame, di stagno, di piombo, di ferro-cromo, di acciaio e di calcio-zinco", quando lo stesso conduttore conclude l’inchiesta mettendo in dubbio le cifre delle vite salvate, il telespettatore è ormai convinto che questo vaccino corrotto, inquinato e poco trasparente è meglio evitarlo.

Ma naturalmente non è così, e il successore di Milena Gabanelli non poteva sostenere una simile tesi. Così ha detto l’esatto contrario, dimostrando di essere il primo a non credere all’inchiesta che aveva appena mandato in onda.

Adesso l’importante è salvare Report da se stesso, restituendogli il rigore che ne ha fatto la storia e allontanandolo velocemente dal sinistro latrato degli spacciatori di bufale.

REPORT E ROBERTO BENIGNI
Si apre un nuovo fronte contro «Report», con la querela di Roberto Benigni e della moglie Nicoletta Braschi contro il programma, che lunedì ha proposto un’inchiesta sui finanziamenti allo spettacolo. In una nota, l’avvocato Michele Gentiloni Silveri comunica di «aver ricevuto mandato di sporgere querela presso la Procura della Repubblica di Roma nei confronti dei dottori Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, nonché di chiunque altro abbia con loro concorso o cooperato, in relazione alle notizie false e gravemente diffamatorie diffuse nel corso della puntata del 17 aprile 2017 della trasmissione “Report”».

Che cosa si contesta

Nell’inchiesta, «Report» ha raccontato la vicenda degli studi di Papigno, in Umbria, dove Benigni ha girato «La vita è bella» e «Pinocchio». Un polo cinematografico che - secondo il programma di Rai3 - avrebbe goduto di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici. «Quello che contestiamo - spiegano i legali del Premio Oscar - è che l’operazione imprenditoriale si sia basata su fondi pubblici e che Benigni sia poi “scappato” per non sopportarne i costi. In realtà non è vero che l’operazione ha goduto di finanziamenti pubblici, perché la ristrutturazione è stata fatta a spese di Benigni. E non è vero che il nostro cliente è scappato di fronte al mancato rilancio di Papigno, quando poi gli studi sono stati rilevati da Cinecittà Studios, società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle. La ristrutturazione è costata 7,4 milioni a carico di Benigni; Cinecittà Studios ha “comprato” 5 milioni di credito; Benigni deve ancora riscuotere 1,1 milioni. Dunque ci ha rimesso. Lo stesso Benigni ha detto ai microfoni di “Report” “non si sa quanti soldi ci ho perso”».

Ranucci: «Denaro servito per contesto dell’operazione Papigno»

«Non abbiamo mai detto che Benigni ha usufruito di finanziamenti pubblici per ristrutturare gli studi di Papigno. I 10 milioni di fondi pubblici, citati dal sindaco di Terni, sono serviti per bonificare e sistemare il contesto intorno all’operazione». A precisarlo è Sigfrido Ranucci, curatore di «Report», interpellato dopo l’annuncio di querela da parte dei legali del premio Oscar. Il programma, continua Ranucci, «ha dato conto del fatto che Cinecittà Studios ha di fatto “rilevato” i 5 milioni investiti da Benigni nella società, pur pagandone solo 3,9, come ha precisato una nota del legale di Benigni che abbiamo letto. Abbiamo poi sostenuto che quel debito rischiamo di pagarlo noi, se dovesse andare in porto la trattativa per riportare Cinecittà sotto l’egida dello Stato».

M5S: «Benigni ha gettato la maschera»«La Casta, politica e non, vorrebbe chiudere “Report”. Da settimane la trasmissione d’inchiesta della Rai è sotto attacco dei tanti che difendono la libertà di stampa solo quando non tocca i loro interessi e di coloro che vorrebbero un’informazione succube del governo e della maggioranza». Lo affermano i parlamentari M5S della Commissione di Vigilanza Rai. «L’ultimo a minacciare “Report “- proseguono - è Roberto Benigni, che prima ha diffidato “Report” dalla messa in onda del servizio, poi li ha querelati. Così facendo Benigni, il finto difensore della nostra Costituzione, ha gettato la maschera e ha dimostrato cosa gli sta a cuore davvero. Non la Costituzione, già abbondantemente tradita in occasione del referendum del 4 dicembre, né la libertà di stampa a favore della quale solo pochi anni fa firmava appelli, evidentemente sono valori da difendere solo quando non lo toccano da vicino. La nostra solidarietà va ai giornalisti Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, che hanno sempre svolto egregiamente il loro lavoro» concludono.

REPORT E L’UNITA’

L’INFERMIERA CHE BUTTAVA I VACCINI
TREVISO - Fingeva di vaccinare i bambini, poi, dopo aver registrato la prestazione, buttava via le fiale. Per questo un’infermiera è al centro di un procedimento disciplinare dell’Asl 2 (ex Ulss9) di Treviso. I molti bambini portati nell’ambulatorio della Madonnina, non piangevano mai durante le sue iniezioni e questo aveva insospetito i colleghi.

Il caso era stato segnalato nel giugno 2016 a Nas e procura. Ma il gip, su richiesta del pm, ai primi di marzo di quest’anno, l’aveva archiviato. Le conclusioni del Pubblico Ministero erano specificate "in assenza di ulteriori elementi a carico". L’Asl ha avviato una campagna di richiamo che riguarderebbe 500 pazienti.

La Procura della Repubblica di Treviso, come confermato dal Procuratore Michele Dalla Costa, sta ora valutando l’opportunità di riaprire o meno l’indagine a carico dell’assistente sanitaria, che nel frattempo - spiega l’Asl 2 - "è stata trasferita ad altro incarico, al manifestarsi dei sospetti delle colleghe".

L’infermiera, spiega l’azienda sanitaria, aveva eseguito vaccinazioni soltanto per tre mesi. L’Asl ritiene che si sia configurata "una grave violazione dei doveri professionali e degli obblighi assistenziali". Per questo ha contattato tutti i pazienti potenzialmente interessati,PUBBLICITÀinRead invented by Teads circa 500, tra adulti e bambini, per dare loro la possibilità di completare correttamente la vaccinazione.

Le giornate vaccinali straordinarie e mirate per varie patologie sono state fissate nei giorni 24 e 28 aprile, e 2 e 6 maggio al dipartimento di prevenzione di Treviso.