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 2017  marzo 01 Mercoledì calendario

Michael Sandel. Il professore star

Il successo non è mai scontato nelle università americane, dove una lezione senza pubblico può affossare una carriera. In quel mondo altamente competitivo Michael Sandel, 64 anni, è un mostro sacro.suoi corsi di filosofìa morale sono tra i più popolari ad Harvard: quello sulla giustizia è stato seguito da 15 000 persone in trent’anni. I saggi di Sandel sulla democrazia e sul mercato, tratti da quelle lezioni, sono stati tradotti in circa trenta lingue (in Italia Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Quello che i soldi non possono comprare e Giustizia. Il nostro bene comune). Per entrare nell’universo dei fan di Michael Sandel, Giustizia è la migliore via di accesso. Harvard diffonde gratuitamente le lezioni (www.justiceharvard.org/justicecourse) – disponibili anche in podcast e su YouTube – nelle quali Sandel affronta le questioni etiche sollevate dalla filosofia morale in materia di giustizia. Ma Aristotele, Kant, John Stuart Mill e John Locke sono trattati in maniera succinta.professore preferisce affrontare casi concreti, dai più triviali ai più tragici. Il golfista Casey Martin, disabile, aveva il diritto di usare una golfcart per spostarsi sui green del PGA Tour del 2001, a svantaggio dei suoi avversari? Squalificato per questo, Martin ha accusato la PGA (Professional Golfers Association) di discriminazione e il caso è arrivato fino alla Corte suprema degli Stati Uniti. Mangiare un uomo con il suo consenso fa di voi un assassino, come ha stabilito la giustizia tedesca giudicando Armin Meiwes, “il cannibale di Rotenburg”? I corsi di Michael Sandel seguono lo standard delle conferenze TEDx: parole calibrate, semplici, intelligibili. Il professore si rivolge al pubblico al momento giusto e sa coinvolgere gli studenti. Una sua lezione è come il gioco del go: le regole sono elementari, ma la partita è complessa.I dilemmi morali si sviluppano in lunghi dibattiti: lui avvia la discussione, poi lascia che siano gli studenti ad argomentare, alternandosi al microfono. Sandel, fautore di un capitalismo regolamentato, gode di un ascendente che si spinge ben oltre i confini del mondo occidentale. In Asia, da quando alcuni studenti cinesi hanno sottotitolato i video delle sue lezioni online, la sua popolarità ha raggiunto livelli stratosferici. Nel 2011 China Newsweek lo ha eletto straniero più influente dell’anno, davanti a Barack Obama! E il Japan Times ha scritto che pochi filosofi sono paragonabili alle rockstar o ai volti noti della televisione, ma Michael Sandel è esattamente questo. La rete televisiva giapponese NHK ha mandato in onda una serie di sue lezioni scatenando nel Paese una passione virale per la filosofia. I biglietti per una sua conferenza a Tokyo, distribuiti gratuitamente a sorte, sono stati rivenduti dai bagarini a più di 500 euro l’uno. Un esempio dei dilemmi posti da Michael Sandel, che infatti quella volta ha aperto la lezione sull’etica dei mercati chiedendosi: «È giusto fare bagarinaggio?».
 
Da un’economia di mercato a una società di mercato
Per il New York Times il successo di Sandel in Asia riflette tre diversi trend: la diffusione dei corsi online; una didattica incentrata più sul dialogo che sulle lezioni frontali; la volontà di cercare il senso profondo delle cose, in un sistema universitario in cui prevalgono saperi economici e scienze dure. Michael Sandel è cresciuto nel Midwest, poi a Los Angeles. Figlio della classe media, per raccontare il passaggio della società americana «da un’economia di mercato a una società di mercato», in cui tutto si può comprare, ricorre all’esperienza personale. Un tempo allo stadio di baseball dei Minnesota Twins, a Minneapolis, dove Michael Sandel andava da bambino, le differenze di prezzo tra i biglietti dei diversi settori erano minime e l’esperienza era più o meno uguale per tutti. «Dirigenti e impiegati facevano la fila per mangiare gli stessi hot dog (…). Quando pioveva, ci si inzuppava tutti. Adesso è diverso. Negli stadi ci sono le zone Vip, con vetrate che isolano i privilegiati dal resto del mondo. Le classi sociali non si mescolano più (...]. Quando piove c’è chi non si bagna». Le persone importanti e quelle più modeste «vivono vite separate». Sandel parla di una “vipizzazione“della vita americana, che non giova né ai ricchi né agli altri. «Non è un bene per la democrazia. (…) La democrazia non significa uguaglianza perfetta, ma richiede che i cittadini condividano una vita comune, che le persone di estrazione sociale diversa e con percorsi di vita differenti si incontrino l’una con l’altra nel corso della vita». Nel libro Quello che i soldi non possono comprare, Sandel affronta alcuni casi limite del capitalismo, come i mercenari nei conflitti e la privatizzazione della sicurezza in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, «dove il numero di guardie private è più del doppio di quello degli agenti delle forze dell’ordine». Critica poi un programma rivolto ai bambini delle scuole elementari di Chicago, che ricevono una piccola somma per ogni libro letto: vengono incitati alla lettura, dice, ma si indebolisce la loro voglia di apprendere. Ancora più inquietante, a suo avviso, il business che è nato sulla scalinata del Congresso a Washington, dove i lobbisti pagano i senzatetto per fare la fila al loro posto prima delle audizioni. «Tutti dovrebbero avere uguale accesso alle istituzioni. Questa situazione contamina il nostro ideale democratico. Non abbiamo ancora avuto un vero dibattito sulla questione fondamentale: fin dove si può lasciar fare al mercato? Fino a che punto il mercato è al servizio del bene comune e quando inizia a eroderlo?». Resta da sperare che Sandel non sia una voce nel deserto, nonostante le folle che si radunano per ascoltarlo.