la Repubblica, 14 aprile 2017
«La mia bambina non sfida il toro ma celebra le donne». Intervista a Kristen Visbal
NEW YORK Kristen Visbal, scultrice del Delaware, è l’autrice di Fearless Girl, la statua della bambina con la coda in aria installata il 7 marzo nel quartiere finanziario di New York.
La statua le è stata commissionata da una banca d’affari per celebrare l’anniversario della nascita del primo indice al femminile di Wall Street, ma nel giro di poche settimane è diventata un simbolo della forza delle donne.
Le immagini della ragazzina con le mani sui fianchi che confronta il Charging bull, il toro di Arturo Di Modica, hanno fatto il giro del mondo. Attirando sull’artista fama ma anche il rancore di Di Modica, che preannuncia azioni legali se la scultura non sarà rimossa.
Signora Visbal, Di Modica dice che la statua della bambina modifica il significato del suo toro, dandogli un’accentuazione negativa, e che per questo deve essere rimossa. Cosa pensa lei?
«La posizione in cui è stata messa non disturba l’altra scultura: sono a poco più di 15 metri di distanza e possono essere guardate l’una in relazione all’altra o separate. Il toro è un’opera bellissima ma è stato lì per quasi 30 anni da solo: ora i tempi sono cambiati. Al mondo della finanza vogliamo dire che ci siamo anche noi donne”.
Quindi è vero, come dice Di Modica, che la ragazzina sfida il toro…
«Ma quale sfida! Basta guardare i suoi occhi per capire che non sono aggressivi. Di Modica ha voluto fare un inno alla forza dell’America. E noi all’America mandiamo con l’arte un messaggio che è in decine di studi: con le donne l’America è più forte».
Ha provato a parlare con lui?
«L’ho invitato due volte a guardare le statue con me, non mi ha mai risposto. Ci sono modi differenti di interpretare l’arte ma non si può dire che il senso dell’opera di Di Modica cambia perché un’altra opera d’arte chiede di far parte del mondo che lui rappresenta. C’è posto per entrambi».
La sua statua ha avuto successo in tutto il mondo: se lo aspettava?
«Sono commossa e onorata dal fatto che tante donne ne traggano ispirazione e che in migliaia abbiano firmato la petizione per chiedere che venga lasciata dove è oggi. Mi pare chiaro che abbia toccato una corda importante: in un altro luogo si perderebbe il senso del suo messaggio».
Lei parla di principi ma molti ribattono che è un’operazione di marketing: la statua è stata finanziata da una banca d’affari…
«Sono una donna, non mi sarei mai prestata a un’operazione simile. La statua manda un messaggio importante e per questo ho accettato di scolpirla».