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 2017  aprile 14 Venerdì calendario

Crisi Alitalia, governo in pressing, il nodo costi sulla strada dell’accordo

ROMA La svolta potrebbe arrivare oggi: dopo una notte di trattativa i 13 mila lavoratori di Alitalia dovrebbero avere davanti un panorama più nitido. Sapranno se la compagnia va verso l’iceberg del commissariamento oppure nella direzione di un accordo ponte che per due anni almeno dovrebbe garantire stabilità prima dell’arrivo di un nuovo acquirente.
Sul destino della compagnia aleggia la presenza di Lufthansa, in attesa che l’attuale management metta in sicurezza i conti dando un taglio ai rami secchi dell’azienda in agonia pre-fallimentare. Carsten Spohr, la guida della compagnia tedesca, ha spiegato a Repubblica poche settimane fa che «un accordo con Alitalia è possibile, ma per il momento unicamente a livello commerciale. Il gruppo italiano sarà appetibile solo dopo aver rimesso a posto costi e struttura».
La trattativa resta ancora sul filo ma l’intervento del premier Gentiloni, che ieri ha parlato con i leader sindacali, potrebbe aver messo sulla buona strada il dialogo tra le parti. Intanto il fronte della garanzia pubblica sull’eventuale fallimento del piano di salvataggio – richiesto a gran voce dalle banche azioniste – è stato messo a punto con l’ingresso in campo dell’agenzia governativa Invitalia. Ma resta senza soluzioni, al momento, il nodo del via libera sindacale al progetto lacrime e sangue portato dall’azienda.
Sul tavolo del governo che fa da mediatore ci sono due dossier: uno con le richieste di Alitalia e uno con le controproposte del sindacato. Da una parte Alitalia chiede un sacrificio da 80 milioni di euro l’anno ai dipendenti per un totale di quasi 400 milioni da qui al 2021. Oltre agli esuberi, esternalizzazioni e uscite volontarie, l’azienda vuole che sui voli di lungo raggio venga tolto un assistente di volo rispetto a oggi imponendo a hostess e steward di compiere le pulizie dell’aeromobile una volta atterrati. Inoltre la compagnia ha bisogno di sostituire il personale attuale con nuove assunzioni retribuite attraverso salari di ingresso ridotti della metà per 5 anni. E vuole che gli scatti annuali di tutti i dipendenti diventino biennali.
I sacrifici richiesti ai naviganti sarebbero però diminuiti con l’intervento dell’esecutivo: dal picco del 25-30% di taglio alle retribuzioni si è passati ad un livello inferiore e vicino all’8-10%. Ora si attende la risposta dei sindacalisti che puntano a evitare anche questa riduzione del costo del lavoro con l’intervento del fondo di solidarietà, garantito dallo scudo pubblico.
Per il sindacato Alitalia avrebbe però sottostimato il peso delle proprie richieste: non sarebbero infatti pari a 80 milioni di euro i risparmi sul personale, ma 130 per un totale di 650 in 5 anni. La controproposta sindacale mette sul piatto 60 milioni di minori spese del costo del lavoro a partire dal via libera al salario di ingresso per i neoassunti, fino al semaforo verde alla “compressione” di alcune voci di stipendio. In totale un sacrificio da 300 milioni in 5 anni. Di tagli agli stipendi dei comandanti non ne vuole nemmeno parlare il sindacato, Uil e Anpac in testa, visto che all’orizzonte si profila quella che in gergo si chiama pilot shortage, la carenza di piloti di razza. E Lufthansa, così come le altre compagnie asiatiche, del Golfo o del Nord Europa, cerca piloti come acqua nel deserto. Anzi alcuni retroscena spiegano che i tedeschi mostrano interesse per Alitalia in funzione di queste professionalità.
Nel mezzo c’è il governo e i tre ministri del Lavoro, Sviluppo e Trasporti che devono intonare le voci, accorciare le distanze. Graziano Delrio ha chiesto ad Alitalia di anticipare ai prossimi due anni l’ingresso in flotta di 14 aerei di lungo raggio che da piano industriale arriveranno col contagocce non prima del 2020-2021. Accelerare questo processo permetterebbe maggiori ricavi e di far girare sui nuovi velivoli il personale di cabina in esubero dall’estate prossima, quando scadrà la solidarietà firmata due anni fa. I numeri sarebbero compatibili con le richieste del sindacato: al momento ci sono 100 piloti e 300 assistenti di volo di troppo, lo stesso personale che servirà per coprire le necessità dei primi aerei in arrivo. Resta il problema dei costi di avviamento di nuove rotte servite dai velivoli di lungo raggio: mediamente pesano tra i 15 e i 30 milioni di euro con ritorni sull’investimento pressoché nulli per almeno due anni. Infine si cerca di aprire la porta alle uscite volontarie e della cassa integrazione a zero ore per un migliaio di addetti di terra. Un’opzione che sembrerebbe acquisita per almeno due anni. Il sindacato chiede uno sforzo su buonuscite che incoraggino il personale a lasciare l’azienda: si discute di 12 mesi di bonus. Non verranno però rinnovati quasi 600 contratti a tempo determinato e usciranno in 140 dalle sedi estere. In totale oltre 1.700 esuberi complessivi contro i 2.037 preventivati.