Corriere della Sera, 19 aprile 2017
«La Nato cambi o non ci resteremo». Politica estera, i piani dei 5 Stelle
ROMA Fuori dalla Nato «se non cambia». E «via subito» dall’Afghanistan. Ancora non è il «programma di politica estera» dei 5 Stelle. Sia perché «manca ancora molto tempo alle elezioni» e quindi «dobbiamo necessariamente restare fluidi». Sia perché i dieci punti votati dai 23.481 iscritti sono un elenco di argomenti spesso generici. Ma a sentirli in conferenza stampa i parlamentari dei 5 Stelle hanno idee piuttosto chiare e decisamente in controtendenza rispetto alla politica estera italiana degli ultimi anni.
La sovranità
Qualcuno mette in dubbio il realismo politico dei 5 Stelle, ma Di Battista richiama tutti all’ordine: «Vi invito a prenderci sul serio. Non siamo una meteora e non siamo populisti. Il nostro programma non è utopia, come ad alcuni sembra solo perché si parla di pace e di dialogo. Voi non ci prendete sul serio, ma ambasciatori e ministri degli Esteri sì: da loro stanno arrivando decine di richieste di incontri».
A chi li ha accusati di essere filo Trump, all’inizio, e poi filo Putin, Di Battista risponde così: «Non siamo né filo Trump né filo Putin, ma è fondamentale avere buoni rapporti con entrambi. Ci avete dato dei filotrumpisti solo perché abbiamo detto che andava rispettato l’esito del voto. Non siamo filorussi solo perché sosteniamo la necessità di un dialogo con Putin, soprattutto in chiave antiterrorismo».
I 5 Stelle rivendicano la «sovranità» come concetto chiave: sovranità politica, dei confini, dell’economia, delle risorse energetiche. Lo slogan è: «Un’Italia libera e sovrana, amica di tutti i popoli». Facile a dirsi, ma venti di guerra spirano ovunque. E le istituzioni internazionali scricchiolano. Di Stefano aveva scritto un post di fuoco contro la Nato. Ora è più cauto, ma non troppo: «Se la Nato cambierà, resteremo, altrimenti dovremo riflettere se continuare a farne parte oppure no». Lo stesso discorso che vale per l’Europa. Non amano definirsi euroscettici e a chi dice che vogliono la dissoluzione dell’Europa, ribaltano il discorso: «L’Europa si sta smantellando da sola. E nessun leader ha preso posizione sulla più grande bomba sganciata dopo Hiroshima».
L’euro
Gli iscritti non hanno votato l’uscita dall’euro (o il referendum per deciderlo), ma una «moneta fiscale», proposta dall’economista Gennaro Zedda. Di Stefano rimedia così: «Il tema dell’euro sarà affrontato nel capitolo economico. Del resto le domande sono elaborate sulla base di posizioni di esperti indipendenti e quindi non sono nostre». Che gli iscritti abbiano votato su quelle è un dettaglio: «Dobbiamo stare fluidi e poi le nostre posizioni le abbiamo espresse chiaramente in Parlamento».
Altra cosa su cui non si è votato è il ritiro dall’Afghanistan. Ma su questo si è già deciso: «Se saremo forza di governo – dice Di Battista – ritireremo le nostre truppe da una guerra ignobile e ingiusta e che non è stata neanche vinta». Capitolo diritti umani: c’è «troppa ipocrisia» e le violazioni si contestano meno se sono di governi amici dell’Occidente, «come per l’Arabia Saudita, che sta bombardando nell’indifferenza lo Yemen». Infine la questione migranti. Gli uomini in mare, certo, devono essere salvati, «ma l’immigrazione è un business per molti, come per i centristi».