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 2017  aprile 19 Mercoledì calendario

Mélenchon e i suoi ologrammi. Svolta tecnologica di un «arcaico»

DIGIONE «E poi sarebbero loro i moderni, e noi gli arcaici», dice Jean-Luc Mélenchon alla fine del discorso – due ore a braccio – a proposito di «questo aggeggio, l’ologramma, un’anteprima mondiale». Lo accusano di essere, a 65 anni, quel che resta della vetero-sinistra anticapitalista, passatista, contraria alla globalizzazione e a Uber, quel mondo che prima del comizio a Digione si scalda con le canzoni «tipo Bregovic».
Lui sul palco attacca i media troppo affezionati alle caricature, ringrazia i 120 economisti di 17 Paesi che su Libération invitano a votare per la sua «politica economica seria e all’altezza delle sfide», e appena prima della citazione finale di Victor Hugo, con la folla tutta in piedi, rende omaggio alla diavoleria tecnologica che gli permette di essere qui, a Digione, in carne e ossa e virtualmente, in ologramma, in altre sei città francesi, da Nantes all’Oceano Indiano.
I detrattori sottolineano che non si tratta di un vero ologramma, ma di una tecnica ottocentesca chiamata «il fantasma di Pepper», grazie alla quale il riflesso dello stesso Mélenchon viene ri-proiettato altrove con uno sfasamento di una quarantina di secondi. Il punto è che ad averci pensato è lui, il presunto uomo del passato, che parla davanti a 6.500 persone a Digione e in contemporanea anche a Nantes, Mont-pellier, Clermont-Ferrand, Grenoble, Nancy e La Réunion. In totale circa 35 mila francesi che, quando Mélenchon evoca il vecchio «darsi una mano» o esalta i «quartieri popolari che sono gli unici quartieri che esistono, il resto sono ghetti per ricchi», saltano in piedi e agitano i palloncini della «Francia indomita».
Tutta l’operazione, compreso l’affitto delle sale, «è sotto il milione di euro, una cifra incomparabilmente più bassa rispetto a quelle sostenute dai nostri avversari», dice il direttore di campagna Manuel Bompard. Il vantaggio è anche di immagine, perché il ricorso all’ologramma dà a Mélenchon il tocco di modernità che sembrava mancargli. È una strategia complessiva, che punta moltissimo sui social media. Non che gli altri candidati non si siano accorti di Twitter, Facebook o Youtube. Solo che Mélenchon lo fa meglio. Il suo canale Youtube è pieno di video efficaci, dove non si limita a leggere il discorsetto ma si improvvisa giornalista e intervista i protagonisti del momento o commenta l’attualità.
Ieri sera, unico dei quattro principali candidati a non essere toccato direttamente dalle minacce del terrorismo, trova comunque parole all’antica per i concorrenti: «Esprimo a Fillon, Le Pen e Macron la mia solidarietà personale più totale. Ai criminali non faremo il regalo di dividerci. Non possono fare niente contro il popolo francese».