Gazzetta dello Sport, 19 aprile 2017
Voglia di uomo forte
La vittoria di Erdogan in Turchia conferma certe teorie che girano, e cioè che il mondo sia ormai desideroso non tanto di rappresentanza quanto di decisioni. Da ciò discenderebbe la serie di uomini forti spinti sulla ribalta persino dal voto popolare.
• L’esempio più calzante, prima ancora di Erdogan, è Putin.
Sono d’accordo, anche se da ultimo s’è visto qualche refolo di opposizione. Putin però viaggia su percentuali di consenso altissime e l’impressione è che possa fare quello che vuole. I russi sono soprattutto d’accordo su due punti del suo discorso: il mondo ce l’ha con loro e sono gli americani e i loro alleati i principali responsabili della vita ancora troppo grama che sono costretti a condurre; è giusto che la Russia torni la stella di prima grandezza che era al tempo dei sovietici, magari recuperando in tutto o in parte i Paesi che allora formavano il blocco dell’Urss. L’operazione appare improbabile negli Stati della cortina europea ed è esclusa nelle tre repubbliche già entrate nella Nato (Estonia, Lettonia, Lituania). Ma non impossibile, e certe volte già realizzata, nella parte asiatica dell’ex impero comunista.
• Si contrappone, all’uomo forte Putin, l’uomo forte Trump.
Già. Eletto dal popolo, il quale evidentemente anche negli Stati Uniti sente il bisogno di figure meno tessitrici, meno politiche, forse addirittura meno «esperte» (vedi in Italia il caso di Renzi, nemico dei professoroni). Trump ha avuto dalla sua i due elementi: non era in alcun modo compromesso con i vecchi sistemi di potere e infatti s’è sbarazzato persino del Partito repubblicano per il quale correva; s’è permesso discorsi forti, tipici dell’uomo che non deve chiedere mai. Il sistema americano di pesi e contrappesi gli ha subito messo, quasi in automatico, i bastoni tra le ruote, e il Presidente s’è allora ribellato ai lacci e ai lacciuoli tirando quel bombone sull’Afghanistan e spedendo una grande Armada sotto le coste della Corea del Nord. Intanto, l’uomo forte della Corea del Nord, cioè Kim Jong-un, sbagliava il lancio del missile annunciato, o forse gli stessi americani glielo mandavano in tilt. Adesso ce ne stiamo col dubbio che l’uomo forte nordcoreano possa scatenare una guerra nucleare. Perché è vero che i riti della democrazia sono estenuanti e da ultimo persino improduttivi, però con gli uomini forti si sa dove si comincia e non si sa dove si va a finire.
• È un uomo forte anche la Theresa May?
La decisione di sciogliere il Parlamento e andare al voto l’8 giugno (ne parliamo a parte) è da uomo forte: vuole sbarazzarsi dell’opposizione che sulla Brexit le rende la vita difficile.
• Uomo fortissimo si annuncia, se vince le elezioni (primo turno domenica prossima), la Marine Le Pen.
Che infatti potrebbe vincere, anche perché non si vedono uomini forti negli altri schieramenti. È la stessa arma che potrebbe permettere a Renzi di sopravvivere: né alla sua destra né alla sua sinistra si vedono uomini forti. A parte Grillo, che sarebbe di sicuro forte se non fosse ciclicamente «stanchino». Di Maio e Di Battista mi sembrano impossibili da includere nel discorso che stiamo facendo.
• Infine c’è questo Erdogan, divenuto dittatore della Turchia grazie al voto popolare.
Alev Korun, deputata austriaca e membro dell’Osce, ha detto che le schede manipolate potrebbero essere due milioni e mezzo. L’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) è un’istituzione a cui aderiscono 57 paesi (tra cui la stessa Turchia) e che si propone di difendere la democrazia, la pace e la sicurezza. Erdogan l’aveva invitata a venire in Turchia per sincerarsi di quanto fosse democratico il voto referandario, e non ci fossero poi storie. L’Osce ha mandato uno staff di 60 persone, e alla fine questo staff ha dichiarato che, quanto a regolarità della consultazione, non ci siamo proprio. Le schede manipolate, prive cioè del timbro preventivo che le rende valide, sono, appunto, due milioni e mezzo. Tana de Zulueta, che guidava i sessanta, ha aggiunto che durante la campagna elettorale il sì è stato nettamente favorito: grandi presenze sui mezzi di comunicazione di massa e soprattutto una quantità spropositata di denaro uscita direttamente dalle casse dello Stato per finanziare la campagna presidenziale. Gli oppositori di Erdogan organizzano cortei e chiedono che il referendum si ripeta. Erdogan risponde che non ci pensa proprio e che questa è stata «l’elezione più democratica della mia vita». Anche questo è tipico dell’uomo forte.