Corriere della Sera, 15 aprile 2017
Soldi, campioni e Dna: gli invincibili del Recco
RECCO L’ultima volta che «Pro Recco» e «sconfitta» hanno abitato insieme nella stessa frase è stata il 5 dicembre 2014: 6-7 a Brescia. Stefano Tempesti, il monumento che para, la ricorda ancora bene: «Fu tosta, una vera botta. Ma ci è servita per crescere e arrivare fin qui». Qui significa a 72 vittorie consecutive in campionato, record italiano della Teodora Ravenna di volley femminile eguagliato sabato scorso con il 10-8 a Busto Arsizio e pronto a essere battuto il 22 aprile quando i fenomeni affronteranno in casa il Quinto, ultimo con 62 punti di distacco: un risultato diverso dall’1 fisso è più impossibile di Recco senza focaccia.
Settantadue è un numero che a Tempesti «fa quasi paura dirlo» e che però alla fine tutti qui cercano di minimizzare: «Ne siamo orgogliosi e mi auguro che aumenti – sorride il presidente Maurizio Felugo – ma firmerei per perdere una partita e vincere campionato e Champions». Ex giocatore e leader assoluto in vasca, ritiratosi due anni fa, oggi Felugo incarna perfettamente lo spirito del club. Lui il modello Recco lo spiega così: «Siamo la continuazione della grande tradizione di un piccolo paese che ha fatto la storia, da Eraldo Pizzo a oggi. Il gioco e gli allenamenti sono cambiati, ma il Dna vincente è sempre lo stesso di quando si giocava in mare. Questa calottina è speciale». Sono altrettanto speciali la struttura del club – di fatto un’organizzazione professionistica in uno sport di dilettanti – e la disponibilità economica di una proprietà che spende tanto (3 milioni l’anno contro i 2 di Brescia, l’unica vera rivale), si prende e super paga i giocatori migliori, costruisce rose monstre e, secondo l’accusa di molti, sta uccidendo la pallanuoto italiana. La Pro Recco insomma vince e divide, non a caso è considerata la Juventus della waterpolo. Felugo, tifoso bianconero cresciuto nel mito di Platini, lo considera un complimento: «Non siamo simpatici né ci teniamo a esserlo. Ma forse più che essere criticati dovremmo essere un modello cui tendere».
Per imitarla davvero bisognerebbe avere però come patron Gabriele Volpi, l’artefice del capolavoro. «Senza di lui non saremmo arrivati fin qui», ha detto Eraldo Pizzo, il mitico Caimano oggi vicepresidente. Volpi, recchelino, ex pallanotista, proprietario nel calcio di Spezia e Rijeka, è padrone unico della Pro Recco dal 2005 e da allora ha conquistato 11 scudetti su 11, altrettante Coppe Italia, 5 Coppe Europa, 5 Supercoppe europee e 1 Lega Adriatica. Soprannominato l’Abramovich italiano, è un imprenditore che appare poco ma aleggia molto: le polemiche, i sospetti sui modi in cui ha fatto fortuna nella logistica petrolifera in Africa o le accuse di avere pagato in nero i giocatori gli scivolano via come acqua sulla pelle, e men che meno toccano i suoi straordinari cacciatori di trofei. «Capisco chi sta dall’altra parte, l’ho provato anch’io prima di arrivare a Recco – dice Tempesti —. Siccome siamo inattaccabili in vasca, cercano pretesti per attaccarci fuori». Forse è il tipico guaio italiano: chi ha successo, dopo brevi applausi, deve giustificarsi. Ma non qui. Anche perché, chiarisce Vlado Vujasinovic, roccia serba detta il Sindaco, uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, da quest’anno allenatore per completare l’opera record iniziata da Milanovic e Pomilio, «soldi o non soldi, rosa o non rosa, io vi dico che perdere una partita è un attimo. Se non succede è perché qui c’è la mentalità».
L’unica crepa in tanta perfezione è la piscina. Dal 2009 l’impianto di Punta Sant’Anna a Recco è inagibile e la squadra deve giocare in campionato a Camogli (dove anche si allena) e in Champions a Genova. Le cose però stanno cambiando: «Ce l’abbiamo fatta – spiega soddisfatto Felugo —. C’è l’accordo col Comune e a breve torneremo nella nostra sede storica, in attesa di costruire una piscina coperta». A guardarla adesso sotto il sole di questa estate anticipata, con la tribuna scrostata, la vasca vuota e le reti bucate, l’archeologia pallanotistica di Punta Sant’Anna sembra non c’entrare nulla con questa moderna macchina di efficienza e trionfi. «Ma è una delle piscine più belle del mondo – dice Felugo – e quando ci torneremo avremo ancora qualcosa in più». Anche se per diventare davvero simpatica, più che giocare romanticamente all’aperto in riva al mare, la Pro Recco dovrebbe cominciare a perdere. Succederà? «Contro di noi giocano tutti con l’occhio della tigre – sorride Tempesti —: i nostri avversari sognano di poter raccontare un giorno ai nipoti che ci hanno battuto». Fossimo in loro prepareremmo per i bambini una storia di riserva.