Corriere della Sera, 15 aprile 2017
Imballaggi, grattacieli e miniere. Le ricchezze e i misteri di «Mr Li»
A parte il fatto che sfoderano talvolta entrambi la versione casual della classica grisaglia, vale a dire la t-shirt sotto la giacca elegante anziché la camicia, che entrambi sono diventati presidenti del Milan più o meno alla stessa età, per la precisione 48 anni Li Yonghong e 49 Silvio Berlusconi, e ancora che entrambi hanno sempre puntato su una strategia imprenditoriale orientata alla diversificazione del business, per il resto il concetto di continuità aziendale qui non ci azzecca granché, anzi. È un cambio epocale, la fine di una storia e l’inizio di un’altra: chi sia però questo Li Yonghong è ancora tutto da capire. Il giorno dell’insediamento se n’è andato in archivio con la sua prima stringata dichiarazione al sito cinese sports.163.com, con la quale ha annunciato di voler riportare «questa squadra leggendaria ai vertici del calcio mondiale». Una promessa che farà piacere ai tifosi ma che in realtà non contribuisce a far luce su una figura che era e resta misteriosa anche nella stessa Cina, dove ieri i principali siti d’informazione non davano grande risalto alla notizia. «Gruppo cinese completa l’acquisto del Milan» l’asciutto resoconto in fondo all’home page di Xinhuanet.com, l’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Popolare.
Nato nella regione del Guangdong, finanziariamente una fra le più avanzate del Paese, il broker Yonghong Li (Li è il cognome, che però laggiù si mette prima del nome) secondo la documentazione presentata alle banche e a Fininvest vanta insieme alla moglie Huang un patrimonio fra i 500 e i 600 milioni di euro: soprattutto partecipazioni in aziende di imballaggio industriale, ma anche in miniere di fosfati e asset nell’immobiliare. Secondo un’inchiesta del Sole 24 Ore possiede ad esempio il 28% in via indiretta di un palazzo di 48 piani a Guangzhou, il New China Building, del valore di circa 280 milioni. Consistente anche la partecipazione nella Zhuhai Zhongfu Enterprise, attiva nel packaging delle bottiglie per Coca Cola e Pepsi, quotata sullo Shenzhen Stock Exchange: il suo 11% vale circa un centinaio di milioni. In Cina si parla però anche di una truffa nel campo dell’agricoltura sostenibile perpetrata a fine anni 90 ai danni di 18mila risparmiatori. Mister Li ha sempre smentito. Il mistero, però, resta.