Corriere della Sera, 15 aprile 2017
Saranno 150 milioni. L’ondata dei turisti cinesi
Undicimila turisti cinesi intervistati sul valore del viaggio, rispondono (al 76 per cento) che visitare altri paesi «significa migliorare la qualità della vita e trovare momenti di felicità». Se il boom dei tour organizzati e dei crocieristi cinesi è globale, la ricerca della Federazione delle città del turismo mondiale-Wtcf e Ipsos racconta un nuovo turismo cinese, più esigente e che si sta allontanando dagli stereotipi del tutto compreso. Anche se la signora Ye Rong è arrivata in Nuova Zelanda durante una crociera, altri suoi connazionali (come i Millennials) si stanno orientando al turismo esperienziale. I numeri sono enormi, come sempre quando si parla di Cina: sono stati 122 milioni di viaggiatori l’anno scorso, saranno 150 milioni da qui al 2020. L’onda del turismo cinese nel mondo è sempre più forte e inarrestabile con un fatturato totale che ha toccato (nel 2016, fonte World Travel e Tourism Council) i 215 miliardi di dollari. Con un tasso di crescita del 5.09% secondo l’Amministrazione del Turismo Cinese (CNTA), i cinesi sono imbattibili nello sviluppo dell’outbound, i turisti di una data nazione che viaggiano all’estero.
«La crescita del turismo cinese nel mondo è impressionante» ha dichiarato David Scowsill, ceo del World Travel e Tourism Council: «Centoventi milioni di persone in viaggio, erano la metà nel 2011, una crescita guidata da una classe media che di anno in anno sviluppa sempre più la propria capacità di spesa, viaggi compresi».
Da pragmatici quali sono, i turisti cinesi colgono varie opportunità allo stesso tempo: prima di tutto c’è il bleisure, dove il viaggio d’affari viene unito a qualche giorno di relax in ogni angolo del globo ci si trovi, e in aggiunta a questo fenomeno c’è quello dei genitori che vanno a trovare i figli che studiano nelle università americane o inglesi, nella maggior parte dei casi. Il turista cinese fa grandi numeri anche nell’utilizzo di Airbnb: nel 2016 sono stati 3 milioni e mezzo gli arrivi in tutto il mondo utilizzando la piattaforma di affitto delle abitazioni private con un fenomeno nel fenomeno interessante: secondo l’istituto di ricerca internazionale GfK i Millennials cinesi, aficionados della piattaforma, mettono il viaggiare sullo stesso piano (e a volte come priorità superiore) del comprare casa, pagare debiti e acquistare un’auto.
Verso il turismo esperienzialeLa classe media cinese ha un reddito medio che varia fra i 10 e i 30 mila euro all’anno e l’istituto di consulenza McKinsey & Company prevede che entro il 2022 raggiungerà questo reddito tre quarti della popolazione il che significa che 350 milioni di cinesi avranno i mezzi economici per organizzare i propri viaggi con una ricaduta enorme sull’economia globale del turismo. Secondo la blogger Nicole Kow (Next Train Out il blog) sono vari i fattori da tener presenti sul boom presente e futuro: «I voli sono sempre più economici e dopo aver scelto i vicini Paesi asiatici i cinesi scelgono sempre più spesso Europa e Stati Uniti; se il governo concederà i visti in uscita più facilmente questo sarà un ulteriore fattore di crescita». Il quotidiano China Daily riporta sempre più spesso il turismo esperienziale, già affermato in Occidente, come prossima evoluzione della domanda turistica. In sintesi: meno shopping e più esperienze, dalla cucina alle avventure nella natura, alla conoscenza delle comunità locali e quindi in prospettiva meno viaggi «mordi e fuggi» come accade nel «visitare» l’Italia o la Spagna in 3/4 giorni. I viaggi organizzati spesso erano venduti sul mercato cinese con una «shopping trap» vale a dire acquisti indotti durante l’itinerario che alla fine alzavano il costo finale del viaggio: un sistema che lentamente sta perdendo terreno in favore di esperienze più «umane».
I cinesi che arrivano in ItaliaJacopo Sertoli, ceo di Select Holding ha lanciato quattro anni fa «Welcome Chinese» che certifica gli standard di accoglienza delle strutture estere per i turisti cinesi (sono 500 in tutto il mondo). La certificazione è emessa dalla Chinese Tourism Academy (autorizzata dal Ministero del Turismo) che cura l’outbound di Pechino e che indica 1 milione e mezzo di arrivi ogni anno in Italia. La certificazione di qualità è stata concessa a 114 soggetti nel nostro Paese fra cui ci sono new entry come il Parco Nazionale della Majella e il DeltaPo Family Destination Outlet. «Un anno strategico sarà il 2018 – dice Sertoli – scelto come anno Cina-Europa per incrementare il turismo in tutto il Vecchio Continente che oggi conta per il 15 per cento dei viaggi cinesi nel mondo». E sul milone e mezzo di viaggiatori, per la maggior parte legati a tour organizzati, cresce il numero di indipendenti al ritmo del 100% l’anno: sono gli under 35-40 che scelgono hotel e altri servizi sullo smartphone e che cominciano a uscire dal classico itinerario Roma-Milano-Firenze-Venezia a patto di trovare nuove proposte esperienziali di qualità. I numeri delle top destinations italiane sono in ogni caso in continua crescita: Venezia al 2023 crescerà di 358 mila presenze cinesi, Milano di 350 mila, Roma 346 mila Firenze subito dietro.
Millennials e stereotipiCon i Millennials cinesi si è affacciata sul mercato una generazione che predilige il viaggio indipendente con gli amici al tutto organizzato o alle crociere come i loro coetanei occidentali. Ancora una volta si andrà verso una naturale segmentazione del mercato che gli operatori turistici dovranno soddisfare o anticipare. Un’importante consulente di viaggio come Alastair Morrison (è stato presidente dell’Associazione per gli studi sul Turismo Internazionale) ammonisce gli imprenditori del settore: «È importante che il turismo cinese venga liberato dallo stereotipo del viaggio organizzato perché molti giovani cinesi non sono interessati al cibo cinese all’estero ma a quello che possono sperimentare una volta a destinazione, dalla cucina alle città d’arte».