Corriere della Sera, 15 aprile 2017
Dai bandi di gara ai depistaggi. Così ricomincia l’inchiesta Consip
ROMA Bandi di gara, decreti di proroga, capitolati, dichiarazioni e ricorsi delle società partecipanti, fideiussioni: i carabinieri del comando provinciale di Roma entrano nella sede della Consip per acquisire tutti i documenti sull’appalto da 2,7 miliardi di euro che ha già fatto finire in carcere l’imprenditore Alfredo Romeo con l’accusa di corruzione.
Ripartire da zero
Il provvedimento firmato dal pm di Roma Mario Palazzi evidenzia come sia «indispensabile acquisire gli atti del procedimento» e così conferma la volontà di ripartire da zero per verificare i ruoli di tutti coloro che, secondo l’accusa, avrebbero cercato di spartirsi la torta dei lavori di manutenzione e gestione degli immobili della Pubblica amministrazione e delle università. Compresi quelli di Tiziano Renzi – padre dell’ex premier Matteo – e Carlo Russo, indagati per traffico d’influenze illecite per aver esercitato pressioni sui vertici della Consip. Ma anche dei componenti della cordata che fa capo all’azienda Cofely e sarebbe stata sponsorizzata da Denis Verdini. Atto necessario dopo la scoperta delle «manipolazioni» degli atti processuali compiute dal capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, che proprio ieri ha deciso di farsi da parte e lasciare l’indagine su Romeo condotta dalla Procura di Napoli. I falsi compiuti dall’ufficiale costringono i pm romani a «cristallizzare» quanto già acquisito, e per questo i magistrati chiedono di interrogare in sede di incidente probatorio il funzionario Consip Marco Gasparri che ha ammesso di essere a «libro paga» di Romeo.
La convinzione degli inquirenti capitolini è che possa esserci un preciso disegno dietro la manomissione di alcuni atti di indagine. Attribuire ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino la frase «l’ultima volta che ho incontrato Renzi» ha infatti fornito un indizio prezioso per avvalorare le ipotesi investigative e dimostrare il coinvolgimento del padre del presidente del Consiglio. E la denuncia sul «pedinamento» effettuato da uomini dei servizi segreti mentre gli investigatori del Noe recuperavano il «pizzino» sulla dazione di soldi a Tiziano Renzi è stato usato per sottolineare l’interesse nei confronti dell’indagine dell’allora premier.
Si tratta però di falsità, create ad arte da Scafarto, e adesso bisogna capire i reali motivi e individuare gli eventuali complici. La possibilità di un errore è stata infatti esclusa perché il capitano del Noe ha lavorato e approfondito entrambe le circostanze.
Gli altri carabinieri
Ecco perché, dopo la decisione di ascoltare nuovamente le intercettazioni già sbobinate e riesaminare quelle nuove, si è deciso di acquisire anche i documenti ufficiali sul mega appalto. Il sospetto è che altri depistaggi siano stati commessi. Un’ipotesi avvalorata dalla testimonianza dei due colleghi di Scafarto che hanno raccontato di averlo sempre informato delle verifiche effettuate, in particolare quelle su un presunto ruolo dei servizi segreti che invece sarebbe stato del tutto fantasioso. Dunque era necessario tornare nella sede della Consip e acquisire quei verbali ufficiali – in particolare gli atti di proroga e le eventuali incompatibilità dei concorrenti – che potrebbero dimostrare l’esistenza di altre alterazioni compiute dall’ufficiale al momento di redigere le informative destinate ai magistrati che servono a dare conto dello stato delle verifiche.
Gli interrogatori
Per lo stesso motivo si è deciso di rileggere i verbali degli interrogatori dei testimoni effettuati prima che gli atti fossero trasmessi per competenza a Roma, non escludendo di poterli riconvocare proprio per ricostruire le modalità in cui si sono svolti gli incontri e soprattutto se possano esserci state «pressioni». Una procedura che riguarderà anche le acquisizioni dei documenti utilizzati dall’accusa per contestare i reati. I carabinieri del comando provinciale di Roma hanno il compito di «rileggere» ogni verbale ed effettuare controlli incrociati.
Il processo
La direttiva agli investigatori è fare in fretta nella convinzione che nell’assegnazione della gara possano esserci state numerose irregolarità e proprio seguendo questa linea si è deciso di chiedere l’interrogatorio di Gasparri in sede di incidente probatorio. Il timore è che il funzionario – che ha ammesso di aver preso 100 mila euro da Romeo e ha fornito la prova per l’arresto dell’imprenditore – possa essere condizionato dal clima avvelenato che ormai segna l’inchiesta e decida di ritrattare. L’intenzione di Palazzi, d’accordo con l’aggiunto Paolo Ielo, è dunque quella di chiudere al più presto questo filone con il giudizio immediato, non escludendo di poter patteggiare la pena proprio con Gasparri premiando così la sua scelta di collaborare.