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 2017  aprile 18 Martedì calendario

Ciao Seppi e Fognini, una giornata da dimenticare

MONTECARLO Sarà più importante, per il lettore aficionado, che i nostri due italiani non abbiano superato il primo turno del torneo di Montecarlo, l’uno, Seppi, sotterrato da un futuro campionissimo, l’altro, Fognini, come sempre ineguale a se stesso o alle nostre illusioni, solo qualche volta contraddette da avvenimenti positivi? O che Federer abbia preferito le sue montagne al mare? Comincio dai nostri, prima di parlar di Federer, tanto esclusivo che non si può più far a meno di lui, sia presente o, come a Monaco, assente volontario.
Seppi, come sempre onesto tennista, è parso un involontario sparring partner per il Bambino Terribile dei nostri giorni, il tedesco, tra tre giorni ventenne, Sasha Zverev. Talmente superiore, Sasha, che non sono il solo che si sia trovato a pensare se arriverà ad uno Slam già quest’anno, o se dovremo lasciarlo crescere e attendere invece il 2018. Terminato di ammirare Zverev, ora soltanto n. 20, mi sono ritrovato sul Centrale nella speranza di ritrovare il miglior Fognini, un aspetto positivo di Giano bifronte, oggi deludente, domani entusiasmante. Si domandava, un mio vicino italiano, se Fognini abbia qualche responsabilità nel rappresentare, per gli italiani, la sublimazione contemporanea del Tennis, un giocatore quasi imbattibile come furono De Morpurgo, De Stefani, Pietrangeli o Panatta. Forse da lì, mi dicevo guardando oggi il suo “up and down”, il suo su e giù contro un volonteroso pallettaro spagnolo (Carreno Busta), sono nate infinite illusioni sulle sue possibilità, più immaginare che reali. Fognini, a quasi trentanni, rimane e rimarrà un tennista dotato di una creatività occasionale, forse per ragioni più psichiche che tecniche. Anche oggi è parso a tratti far del suo onesto avversario una sorta di lavagna, per scriverci le sue immaginazioni più riuscite, e per essere subito dopo vittima di istanti nerissimi, l’intera pietra priva di iscrizioni positive. Non vorrei dilungarmi nei dettagli del punteggio, il primo tie-break in cui si è cancellato da solo per zero punti a sette, né il finale di partita, in cui è stato vittima di 12 punti a 5. Non bisogna, forse, pretendere da lui quello che vorremmo nei nostri sogni, non si dovrebbe immaginarlo come il campione che manca da anni al Paese. Quanto all’assenza di Federer, la vicenda, mi è stata chiarita dall’amico Giorgio Di Palermo, consigliere dell’ATP (Associazione Tennisti Professionisti). Giorgio ha digitato sul mio computer la scritta “Rules ATP Book” e ha letto, a pagina 13, che è possibile non giocare ben 3 Tornei Master 1000 a condizione che: 1) Si abbiano più di trent’anni. 2) Si siano giocate più di 600 partite. 3) Si sia giocato tornei per più di 12 anni. Ecco perché, soddisfatte queste condizioni, dopo le vittorie sorprendenti (?) di Indian Wells e Miami, Roger dedicherà le settimane dei tornei di Montecarlo, Madrid e Roma ai quattro gemelli, alle passeggiate di Lenzerheide, alla sua Nuova Ditta Team Eight, a riposanti allenamenti che dovrebbero consentirgli di affrontare il torneo per lui più difficile, causa il fondo rosso, Roland Garros, dove ha vinto, poverino, soltanto una volta, nel 2009. Non solo a me viene in mente il precedente di Lendl, capace di saltare addirittura Roland Garros 1990, nella speranza di avere più tempo di allenarsi e così vincere Wimbledon che sempre gli era sfuggito. E che, nonostante ciò, gli sfuggì.