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 2017  aprile 18 Martedì calendario

L’amaca

Non c’è una sola cellula di Donald Trump che sia democratica. È antidemocratico dalla testa ai piedi. Eppure è stato democraticamente eletto presidente della più grande democrazia del pianeta. Non c’è neppure una virgola di democrazia nel referendum proposto da Erdogan. Eppure, secondo democrazia, ha vinto con il 51 per cento del voto popolare. L’elenco degli esiti poco democratici, o del tutto antidemocratici, del voto democratico, comincia a essere notevole; e niente esclude che possa allungarsi.
Per generazioni si è pensato che il nemico della democrazia fossero le dittature; le rivoluzioni; i colpi di Stato. Ci tocca abituarci all’idea che il vero pericolo, per la democrazia, sia la democrazia, visto che sono gli stessi meccanismi democratici (niente è più democratico delle elezioni) a partorire sempre più spesso la sconfitta della democrazia. Questo ci insegna che la democrazia non è una condizione permanente, ma una faticosissima evoluzione della cultura e dello spirito di tolleranza dei popoli. Se la democrazia smette di lavorare per la cultura e lo spirito di tolleranza dei popoli, deperisce e produce quegli stessi umori distruttivi che, per sua natura, non è in grado di annullare. In termini tecnici si chiama suicidio.