Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 18 Martedì calendario

Maradona si è confidato con Tv Sorrisi e Canzoni: «Io, Napoli, il Papa e Fidel»

Riproduciamo qui degli estratti dell’intervista esclusiva che Diego Maradona ha concesso a TV Sorrisi e Canzoni, in edicola oggi, per presentare lo spettacolo di e con Alessandro Siani «Tre volte 10», andato in scena al Teatro San Carlo di Napoli lo scorso 16 gennaio e che andrà in onda in tv sul canale Nove giovedì 27 aprile alle 21.15.


Immagino che le avessero proposto tante volte di fare uno spettacolo sulla sua vita, perché questa volta ha detto di sì?
«L’ho fatto perché Alessandro Siani mi è parso un uomo brillante, un ragazzo buonissimo. E l’ho fatto anche perché quando sono andato a Napoli per la partita d’addio di Ciro (Ferrara, ndr ) non ho potuto scendere in campo. Lo dovevo alla gente di Napoli, anche se non tutti sono potuti entrare in teatro, ma è stata comunque una buona cosa essere a contatto con la gente napoletana».
Che cosa ha provato su quel palco?
«Mi ha fatto ricordare tante cose belle che ho vissuto con i ragazzi, con i tifosi e con la gente di Napoli. Devo ringraziare Siani per questo perché lui è stato il mio supporto. Il palcoscenico non è il mio campo, il mio habitat naturale è un campo di calcio. Lo scenario era totalmente differente».
Sarebbe andato d’accordo con un allenatore come Maurizio Sarri?
«Sicuramente. Mi piace il mister, amo la qualità umana che ha, il dono di saper essere vicino ai ragazzi. L’ho guardato lavorare da vicino e ho visto la sua sensibilità. A Napoli devi essere così, perché se a Napoli ti mostri superbo la gente non ti vuole. Per questo la città ama Sarri, lui non ha alcuna superbia».
Fidel Castro, di cui lei è stato amico, capiva di calcio?
«Qualche cosa sì, ma lui sapeva soprattutto di baseball. Però mi domandava sempre, quando vedevamo una partita, cos’era questo e cos’era quello, perché era rigore, perché era corner e io gli spiegavo. Io gli parlavo di calcio e lui mi parlava di baseball».
Che le manca di Napoli?
«Ero abituato a essere circondato dalla gente, veniva davanti casa mia, all’allenamento, non potevo uscire dalla porta, però tutto questo veniva ripagato la domenica quando giocavamo al San Paolo ed era strapieno. Io devo alla gente di Napoli la carica che mi dava per andare a vincere la partita».
Ha incontrato Papa Francesco. Che cosa che l’ha colpito di più?
«Francesco crede che la Chiesa non sia una banca. Si preoccupa per quelli che non hanno una casa, per quelli che sono poveri. Ha sempre questo nella testa. Molte cose che si dicevano del Vaticano, si sono rivelate vere, ma lui sta cambiando le cose».
Nella sua vita di successi c’è posto per i rimpianti?
«Non avere vinto il terzo scudetto. Sicuramente. Non essere potuto andarmene come volevo io. Grazie a Matarrese e a Ferlaino ho dovuto andarmene... dalla finestra».
C’è una cosa che ha desiderato e non ha avuto?
«No, Dio mi ha dato di più di quello che sognavo, non credo che si sia dimenticato di nulla».