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 2017  aprile 18 Martedì calendario

Alessandro Nesta: «Vinco a Miami e torno a casa»

Alessandro Nesta non si siede mai e non sta mai zitto. Ritto davanti alla panchina, si sbraccia e impartisce ordini come facesse da sempre questo lavoro. Invece è appena alla sua seconda stagione da allenatore: alla guida di Miami, ora è terzo a pari merito in una Lega, la Nasl, considerata la serie B d’America, che neppure un paio di mesi fa aveva rischiato di fallire.
Nesta, che cosa significa avere successo con Miami?
«Vincere il campionato. Abbiamo una buona squadra e il titolo può significare riempire lo stadio anche con 15 mila abbonati. L’altro mio obiettivo è imparare. Questa è una scuola, la mia prima esperienza: la mia gavetta. Ho uno staff nuovo e dobbiamo creare una metodologia di lavoro e quando capiterà un’occasione importante sarà fondamentale farsi trovare pronti».
E da dove vorrebbe che arrivasse l’occasione importante?
«Se viene dall’Italia bene, ma potrebbero esserci opportunità anche qui negli Usa. Ripeto, devi solo farti trovare pronto. Devo farmi le ossa: lavorare e apprendere. Per non deludere in futuro».
Un anno fa, commentando il nostro campionato, ci disse: «Stagione già decisa: bianconeri nettamente più forti». Dodici mesi dopo non è cambiato niente.
«Perché continuano a essere i più forti. Hanno soldi e sanno come spenderli: sono bravi a programmare. Anche quando rinunciano a un calciatore eccellente come Pogba, hanno subito in mano le operazioni giuste per rinforzarsi».
Sembra un ritornello: la Juventus è più forte, ma il Napoli gioca meglio.
«Un palleggio come quello di Sarri è esteticamente bello da vedere: uno stile di gioco che non può non accattivare. E le sue idee ormai sono seguite da diversi colleghi. Ma la Juve pratica un calcio più efficace. E alla lunga lo scudetto lo vince sempre lei. Io però sto con il tecnico azzurro. Punti di vista, naturalmente».
Si dice: campionato italiano noioso.
«Perché sopra e sotto c’è poca bagarre. Però, rispetto agli anni passati, si vede un numero maggiore di belle partite».
Pensa che la Juventus possa vincere anche la Champions?
«Sì. Ma se ce la farà, sarà un po’ una sorpresa. Però è attrezzata per provarci. E non vedo altre squadre con difensori così bravi, un ottimo centrocampo e un attacco con Higuain. Mi piace molto il mix che hanno dietro: i veterani Bonucci, Chiellini, Benatia e l’allievo Rugani. Ha un’occasione imperdibile per imparare dai grandi. Come successe a me al Milan. La prima volta che mi trovai dentro al Bernabeu ero emozionantissimo, mi girai e vidi le facce rassicuranti di Maldini e Costacurta: bastavano quegli sguardi per insegnarti ad affrontare certe situazioni».
Ora che fa l’allenatore, che cosa consiglia ad Allegri per eliminare il Barcellona?
«Loro hanno quei tre mostri davanti che ti possono far gol in qualsiasi momento. Però dietro sono vulnerabili. E si è vito a Torino. Dico qualcosa di scontato: devi assolutamente contenerli davanti con una importante fase difensiva. Qualcosa poi succede».
Nella pausa invernale, da chi vorrebbe andare a studiare?
«Lo scorso dicembre sono stato da Giampaolo alla Samp: gentilissimo. Degli emergenti è uno dei più interessanti. Fra gli italiani scelgo Conte e Sarri. Ancelotti? Già lo conosco bene. Fra gli stranieri dico Guardiola. Stavo per andarci l’anno scorso, ma era la settimana della Champions e facevano solo lavoro rigenerativo».
Da collega come se lo spiega il licenziamento di Ranieri?
«Da un lato mi fa piacere constatare che non siamo solo noi in Italia a comportarci così, ma lo ha fatto anche un Paese sportivamente evoluto come l’Inghilterra. A volte è la gelosia a portarti a situazioni del genere. Altrimenti non saprei dare un’altra giustificazione».
Un anno fa ci lamentavamo che in Italia non c’erano giovani interessanti. Ora improvvisamente è spuntata un’intera generazione di talenti.
«Andrei piano sulla parola “talenti”: magari tre o quattro. Gli altri sono giocatori bravi. Il vero fuoriclasse è Donnarumma: può arrivare al livello di Buffon. Fra i difensori vedo Rugani e Romagnoli. Me li porterei volentieri con me a Miami. Chi dei due sarà più bravo lo dirà il tempo».
Chi l’ha sorpresa di più quest’anno?
«Simone Inzaghi e la sua Lazio. Gioca un bel calcio ed è andato al di là delle aspettative. Conosco bene Simone e sono piacevolmente stupito per il suo successo in panchina. E lo sono pure per quello di Pippo, che con il Venezia ha già ottenuto la promozione. Non avrei mai immaginato per loro una carriera da allenatori. In campo erano i classici attaccanti: vivevano solo per il gol, pensavano esclusivamente a quello e si disinteressavano delle tattica. Sono felicissimo per ciò che stanno facendo».
Ventura vorrebbe che la stagione partisse almeno con una settimana d’anticipo per avere la Nazionale in una forma accettabile contro la Spagna.
«Ho la soluzione: eliminare un paio di squadre e accorciare il calendario. Sempre meno società hanno i soldi per essere competitive e allora togliamole di mezzo. Così avremmo un campionato più combattuto e risolveremmo il problema della noia».
A proposito, le piace l’Italia di Ventura?
«Sì, molto. È una formazione giovane che ha gamba. E poi Ventura è come un maestro. Tanti allenatori in voga oggi hanno preso spunto dalle sue idee. Persino per Conte è stato un punto di riferimento».
E lei come sistema la squadra?
«Con il 4-3-1-2. Ho un gruppo tecnico, ci piace palleggiare, muovere la palla con velocità e attaccare con i tre davanti».
E poi ha in rosa Robert Baggio.
«È un ragazzo di origine albanese di 23 anni (il padre era tifosissimo del Codino e lo ha chiamato così: di cognome fa Kcira, ndr ), che l’anno passato abbiamo utilizzato poco. È cresciuto a New York e la settimana scorsa contro i Cosmos ha portato allo stadio duecento suoi connazionali».