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 2017  aprile 18 Martedì calendario

Addio a Landini, «mascotte» di Herrera. Divenne storico d.s. di Avellino e Genoa

Aver fatto parte della Grande Inter anni Sessanta senza riuscire a giocare le finali di Coppa Campioni o di Intercontinentale. Eppure Spartaco Landini, scomparso domenica a Genova dopo una lunga lotta contro il Male, ti parlava dei suoi anni verdissimi sempre col sorriso sulle labbra: «Arrivai a Milano nel 1962, diciottenne, dalla provincia aretina e tutto mi sembrò subito una favola, una grande avventura da vivere intensamente finché fosse durata. E quindi sul campo di allenamento cercavo soltanto di imparare dai campioni che avevo al fianco: Burgnich, Facchetti, Guarneri, Picchi, Bolchi, Malatrasi... Impossibile per uno sbarbato trovare un attimo di gloria, nutrire la speranza di essere chiamato in campo dal Mago. Però ero lì, con quel gruppo magico, a imparare, imparare... Finché, pian pianino, qualche bella soddisfazione riuscii a prendermela anch’io. Nella semifinale contro il Real Madrid, Coppa Campioni 1966, ero in campo, ad esempio. Purtroppo non avemmo fortuna... Mannaggia...».
ELEGANZA E CORRETTEZZA Spartaco, difensore elegante e corretto, in quel 1966 recitò quasi da protagonista anche in Nazionale perché fu chiamato dal c.t. Edmondo Fabbri per il mondiale in Inghilterra. La sorte lo volle in campo contro la Corea del Nord, per quello che vine ricordato come lo smacco più eclatante subìto dalla squadra azzurra. Nella stagione 1969-70, giocata finalmente da titolare, realizzò pure la sua unica rete, al Torino, toccando nell’area piccola da centravanti (il ruolo del fratello minore Fausto) per il 2-0 finale. Al termine di quel campionato Spartaco accettò le proposte del Palermo, dove rimase tre stagioni. Dopo di che proprio un suo compagno nerazzurro diventato allenatore del Napoli, Luis Vinicio, lo chiamò sotto al Vesuvio per fare da chioccia: altre tre stagioni. Chiusura nella sua Sangiovannese, e nel 1978-79 è allenatore in seconda dell’Avellino guidato da Rino Marchesi nel torneo di esordio in A.
AVELLINO E GENOA Lì nasce un rapporto di stima col presidente irpino Antonio Sibilia che utilizzerà Spartaco come uomo mercato. Un percorso che passa da Catanzaro e gli regala le più grandi soddisfazioni nel Genoa di Spinelli dove costruisce con Bagnoli la super squadra della semifinale Uefa 1992. Genova diventa casa sua ed è proprio in via XX Settembre che stamane (Chiesa della Consolazione, ore 11.45) si celebra il rito funebre: Spartaco, 73 anni, si è arreso a una malattia manifestatasi quando era d.s. del Varese in B (2014). Spezia e Lucchese gli altri suoi club.
MAZZOLA «Lando era la mascotte della nostra prima Inter, ma poi da toscano arguto e di carattere seppe ritagliarsi un ruolo che era di grande utilità per il Mago. Mi mancheranno molto le sue battute e pure la sua aria arcigna quando gli avversari esageravano con le botte. Addio amico mio» il saluto commosso di Sandro Mazzola. Le sentite condoglianze della Gazzetta alla signora Giovanna e alle figlie Giuditta e Ilaria.