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 2017  aprile 18 Martedì calendario

La rivincita dei borghi più belli d’Italia il turismo lento conquista gli stranieri

L’Italia è tutta un borgo. E non è un modo di dire visto che il 70% dei suoi Comuni ha meno di 5000 abitanti. Non tutti i piccoli centri sono posti da cartolina, a picco sul mare o con mura medievali, ma dei 5568 paesini di cui è puntellata l’Italia, la maggioranza in Valle d’Aosta, Molise e Piemonte, mille sono rientrati in una prima lista di luoghi turisticamente interessanti da rilanciare in questo 2017, che il ministero dei Beni culturali (Mibact) ha dedicato proprio ai borghi.
Dopo tre anni di calo delle presenze, il turismo nei piccoli centri ha iniziato a risalire soprattutto grazie agli stranieri, che rappresentano ormai il 48,9% della quota mercato (erano il 41,8% nel 2010). I dati elaborati dal Centro studi turistici di Firenze calcolano 87,5 milioni di presenze (cioè numero di pernottamenti, il 22,3% del totale nazionale) nei borghi nel 2015, un +1% rispetto a 5 anni fa, che sale a +13,3% se si contano solo gli arrivi (21,1 milioni, il 18,6% del totale). A far crescere la domanda sono soprattutto gli stranieri, le cui presenze fanno un balzo in avanti del 18,2%, mentre gli italiani calano dell’11,3%.
«C’è voglia di vivere all’italiana – commenta Francesco Palumbo, direttore generale Turismo al Mibact – ed è nell’Italia diffusa che quest’esperienza di incontro con le tradizioni di un popolo si può fare al meglio». Tra le tappe principali di valorizzazione del territorio nel 2017 ci sono una mostra di venti giorni sui borghi (dal 6 maggio alle Terme di Diocleziano a Roma), un atlante digitale, ancora in fase di realizzazione, su cui saranno cliccabili tutti i paesi di interesse turistico-culturale (con indicati cammini, ciclovie, servizi d’accoglienza etc) e un cartellone unico di eventi.
L’obiettivo è rivitalizzare i borghi e decongestionare le città d’arte invase dal turismo di massa, come Venezia o Firenze. «Proprio i piccoli centri – osserva Gianfranco Lorenzo, direttore del settore ricerca del Centro studi turistici – stanno negli ultimi tempi attirando il turismo, soprattutto straniero, delle città d’arte». L’Italia è pronta, dal punto di vista dell’accoglienza? «Si può migliorare – aggiunge Lorenzo – basta pensare alla nostra posizione nelle classifiche dell’Organizzazione mondiale del turismo. Da parte dei singoli c’è grande impegno ma bisogna creare un sistema globale, e rimodularsi secondo le nuove tendenze. L’offerta standardizzata piace sempre meno, mentre attira il turismo esperienziale, che propone il contatto con le popolazioni locali, il cibo, le tradizioni».
Diverse associazioni si occupano di rivitalizzare i piccoli centri, spesso emarginati dai flussi turistici, non facilmente raggiungibili e a rischio spopolamento. Tra loro il Touring con l’iniziativa Bandiere arancioni o il club I borghi più belli d’Italia, che proprio un anno prima del terremoto aveva inserito nella sua lista Amatrice. Per i tanti borghi colpiti dal sisma del 2016, l’obiettivo, prima dei turisti, è ovviamente «quello di far tornare gli abitanti, far ripartire la vita» spiega Palumbo. Colpiti dal terremoto, ma con conseguenze molto più lievi, anche Rotella e Montedinove (Ascoli Piceno), che fanno parte della rete Borghi autentici, associazione che punta a far rinascere non solo i borghi a vocazione turistica. Segnali positivi, qua e là, ce ne sono, sottolinea Marina Castaldini: «Castel del Giudice e Sauris, ad esempio, sono riusciti non sono a frenare la fuga dei propri giovani ma anche a richiamarne da fuori». Come un esempio di rinascita è quello di Venzone (Udine), ricostruita dopo il sisma del 1976 e proclamata, dal concorso del programma di Rai 3 Kilimangiaro, borgo più bello d’Italia.