La Stampa, 18 aprile 2017
Pasquetta a Caserta 25 anni dopo. La Reggia riapre tra divieti e code
«La palletta non si batte!», urlano i ragazzi lanciando in alto la loro sfera leggera, piccola quanto basta per infilarsi ovunque. Anche nella Reggia di Caserta. Il direttore Mauro Felicori ha voluto riaprire al pubblico il Palazzo Reale dei Borbone per la Pasquetta 2017 mettendo fine a 25 anni di cancelli sbarrati. A una condizione: non portare con sé «cibi, bevande, attrezzature per picnic e svago, palloni e tutto ciò che è incompatibile con la visita a un area museale», avverte per evitare il ripetersi delle scene di devastazione del 1991 quando in circa 200 mila invasero i viali storici devastandoli tra pallonate sulle statue e grigliate con i rami degli alberi del Parco. Un quarto di secolo dopo i divieti sono chiari e presenti ovunque: sul sito del monumento, sul profilo Facebook, sui cartelli all’ingresso. E giornali e tv ne hanno parlato e riparlato negli ultimi giorni.
Non si può far finta di non sapere. Ma non si può nemmeno immaginare una Pasquetta senza palla, plaid, frittata di maccheroni, casatiello e pastiera.
La pace
Si è arrivati così a siglare la pace tra la Reggia e i suoi affezionati visitatori casertani e napoletani. Mauro Felicori sorride: «Una volta che un ragazzo riesce a portare una palla dentro non possiamo corrergli dietro, abbiamo tutti sessant’anni qui...».
Insomma basta non farsi scoprire. Ci riescono i ragazzi della palletta che arrivano da Napoli e se la godono giocando sul pratone appena oltre l’ingresso. Ci riesce un altro gruppo di ragazzi che arriva da Grazzanise, venti chilometri a nord-ovest di Caserta, impegnato in una sfida a quattro con una sfera grande, grossa e arancione come ogni palla da scampagnata che si rispetti. «Come l’abbiamo fatta entrare? Dal retro, ce l’hanno passata da fuori», spiega Ciro mentre tira un lungo cross e il servizio di sorveglianza glielo lascia fare.
La fiducia
Si chiude un occhio, insomma. «Ci interessava restituire al pubblico l’antica abitudine di aprire la Reggia al popolo che, a quanto ne sappiamo, risale ai Borbone – racconta Felicori – Continuare a tenere chiuso significava arrendersi, accettare che la maleducazione prevalga sul bene, condannare Caserta a essere sconfitta. Abbiamo preferito dare fiducia, abbiamo scommesso sul fatto che i turisti e i casertani si sarebbero comportati bene, e credo che questa fiducia sia stata ben riposta».
Si chiude un occhio, non entrambi. Sono arrivati quasi in diecimila a riprendersi la loro tradizione di Pasquetta. Tantissimi i giovani, favoriti dall’ingresso gratuito fino a 18 anni e al prezzo di 3 euro fino a 24 anni. Migliaia anche i paganti: turisti stranieri e visitatori della zona che non si sono fatti fermare dai 12 euro di biglietto. Ad attenderli hanno trovato un’attenta sorveglianza all’ingresso. Per ogni pallone entrato almeno venti sono stati requisiti. Lo stesso con i monopattini. È passato il cibo, in quantità notevoli anche se non esagerate come in passato. Passeggini piegati sotto il peso di colombe, salami e panini. Buste colme di pizze rustiche e pasta. Ma a portarli saranno stati al massimo un migliaio di persone, nulla a che vedere con le cifre oceaniche del passato: i circa 100 ettari di parco aperti ieri al pubblico li hanno assorbiti senza troppe difficoltà: gli unici rifiuti davvero esagerati allo sguardo erano alcune buste dimenticate nel Parco dagli addetti interni.
La vittoria
Scommessa vinta, insomma. All’una la fila fuori dalla Reggia è un lungo serpente di persone con la prospettiva di attendere almeno due ore sotto il sole. E ancora arrivano. Qualcuno protesta, non per i controlli ma per il prezzo dei biglietti e per il no alla palla. «Quando ero piccolo la mia Pasquetta era sempre nella Reggia – racconta Luigi Esposito di Sant’Arpino, paese a 15 chilometri da Caserta – Ho pagato 24 euro per far rivivere questa tradizione ai miei figli ma noi passavamo la giornata giocando a calcio e a pallavolo, e loro? Sono rimasto senza palla e senza monopattino. Che facciamo?». In tanti invece, approvano. Anna, di Marcianise, comune a circa dieci chilometri dalla Reggia: «La Reggia è anche nostra, finalmente possiamo tornarci per la passeggiata di Pasquetta».