La Stampa, 18 aprile 2017
M5S, anche Di Vita si sospende. Ma non si placa la faida siciliana
Addio ai poteri forti, ai frigoriferi, ai nemici esterni che nell’ombra tutto possono e tutto muovono contro il Movimento 5 stelle. È ora di voltare pagina. L’ultima teoria del complotto in salsa grillina prende vita e si consuma proprio all’interno del Movimento stesso.
Ne sono convinti i tre deputati M5S travolti dal caso firme-false a Palermo, Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino. Da giorni, ormai, sostengono di essere vittime di «una montatura» ordita da altri militanti «per levarci politicamente di mezzo», e si professano innocenti. Una posizione che, ribadita più volte, ha finito per mandare su tutte le furie Beppe Grillo, fino a provocare la richiesta del leader di valutare nuove sanzioni nei loro confronti. Per questo, Nuti e Di Vita si sono autosospesi dal gruppo parlamentare: «I portavoce del gruppo M5S non avranno l’imbarazzo di doversi esprimere nei miei confronti in inutili riunioni», scrive Nuti su Facebook alla vigilia di Pasqua, seguito da Di Vita il giorno seguente. Si fa attendere, invece, la decisione di Mannino, unica dei tre deputati nazionali a non essersi autosospesa e che, con il suo tentennamento, potrebbe costringere i Cinque stelle a riunirsi in settimana per pronunciarsi su di lei.
In superficie, intanto, affiora lo scontro tra le due anime dei Cinque stelle – ortodossi e pragmatici – per il controllo del Movimento in Sicilia. Da una parte, gli attivisti fedeli a Nuti, ortodosso della primissima ora; dall’altra, la corrente legata a Giancarlo Cancelleri, capogruppo M5S in Regione, considerato l’uomo di Luigi Di Maio in Trinacria. La frattura tra le due correnti si apre a Roma, nell’assemblea dei parlamentari che segue la sconfitta subita alle elezioni europee del 2014. In quell’occasione Di Maio insiste per andare al confronto diretto con Matteo Renzi sulla legge elettorale e Nuti – racconta una parlamentare – «è uno dei primi a cogliere le aspirazioni da leader che Di Maio avrebbe poi coltivato nei mesi successivi, mettendosi di traverso». «Io, Luigi, non ti riconosco più», avrebbe risposto a brutto muso a Di Maio, dando il là a un forte scontro personale, trascinatosi fino ad oggi.
Intanto, sempre nel 2014 ma a Palermo, la procura archivia un’indagine aperta l’anno prima sul caso firme-false. Poi, a distanza di due anni e nel pieno delle comunarie M5S, una nuova soffiata anonima arriva alla redazione delle Iene. Lo scandalo questa volta travolge i candidati nutiani, portando alla vittoria Ugo Forello, sponsorizzato da Cancelleri. È il colonnello fedele a Di Maio a essere visto «da molti come il regista dell’operazione», spiega un parlamentare siciliano, «perché solo un militante interno può essere in possesso di quelle informazioni. Poi deve esserci l’interesse a renderle note». Una operazione che – sulla scia di questa caccia alle spie – sarebbe stata gestita con l’appoggio dell’ufficio della comunicazione M5S a Roma, sul quale cade l’accusa dei parlamentari coinvolti «di lavorare per conto delle Iene con i nostri soldi». Il sospetto – secondo quanto trapela – nascerebbe dalla presenza nell’ufficio comunicazione di Montecitorio di un ex addetto stampa dell’associazione palermitana Addiopizzo, di cui il candidato sindaco Forello è tra i soci fondatori.