Corriere della Sera, 18 aprile 2017
Harry ti presento Diana
Il principe Harry Windsor della omonima casa reale inglese ha rilasciato al Telegraph un’intervista sentimentale, suscitando più scalpore che se avesse parlato, come spesso capita ai principi, di pettegolezzi. Ha raccontato che la sua prima reazione alla morte della madre Diana fu di rimuoverla. Nelle case reali gli adulti sanno essere ancora più refrattari ai sentimenti che in quelle borghesi. Gli spiegarono che il dolore non andava affrontato, ma nascosto in fondo alla cesta dei ricordi. Era la strada più facile e lui vi si adeguò di buon grado. Cancellare la sofferenza per non esserne sopraffatto. Rifiutarsi di pensare a sua madre nella convinzione che rievocarla fosse una forma di masochismo. Convincersi di stare bene anche se stava male, senza chiedere aiuto e lasciare trasparire le emozioni. Così si comporta un uomo, che diamine.
Con gli anni ha capito che così si comportano i disperati. Il dolore represso produce rabbia. E la rabbia repressa produce depressione. Perché, diceva Jung, tutto ciò a cui opponi resistenza persiste. Harry ha semplicemente smesso di resistere. Ha trovato nella boxe uno sfogatoio per la rabbia e nella psicanalisi una terapia per estrarre il dolore dal fondo della cesta, sciogliendolo al sole della consapevolezza. Stargli dentro invece di sfuggirlo, fino a trasformare quel grumo di veleno in una scia di luce. Harry è il nuovo testimonial della campagna internazionale anti-mine, ruolo già occupato dalla madre, ma per prenderne il posto ha dovuto accoglierla dentro di sé.